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Corruzione, la 231 modello per la p.a.

del 31/03/2012
di: (da l'Aquila) Francesco Cerisano
Corruzione, la 231 modello per la p.a.
I modelli anticorruzione delle pubbliche amministrazioni dovranno ricalcare quelli stabiliti dalle legge 231 per il privato. In tutti gli enti della p.a. ciascun ufficio dovrà mettere a punto un piano di valutazione dei rischi e individuare gli schemi organizzativi più consoni per scongiurare fenomeni di corruzione e concussione. A pagare non saranno solo gli esecutori materiali, ma anche i dirigenti che avrebbero dovuto vigilare e non l'hanno fatto. Al contrario chi denuncerà gli episodi di malaffare verrà premiato. Il pacchetto p.a. del ddl anticorruzione che si appresta a essere integrato con gli emendamenti del ministro della giustizia, Paola Severino, è stato al centro della giornata conclusiva del 50esimo congresso dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili che si è concluso ieri a L'Aquila. A parlarne, nel corso della tavola rotonda moderata da Calogero Bono, componente della giunta Ungdcec con delega agli enti locali, è stato Luciano Hinna, docente all'Università di Roma Tor Vergata e componente della Civit, la commissione per la valutazione e la trasparenza nella p.a.

Nel ddl che sta per approdare in commissione alla camera sono state recepite tutte le indicazioni contenute nel rapporto licenziato a gennaio dalla commissione Patroni Griffi sulla corruzione nella p.a. (si veda ItaliaOggi del 31/1/2012) e questo, secondo Hinna, costituisce «un significativo passo in avanti verso una totale accountability perché è evidente che il miglior modo per rendere innocuo il vampiro della corruzione è illuminare la gestione degli enti pubblici». Come? Armonizzando i sistemi contabili e introducendo la contabilità economico-patrimoniale. Due priorità su cui non si può perdere altro tempo, anche perché entro fine anno la Commissione Ue imporrà a tutti gli stati membri l'applicazione degli Ipsas. I commercialisti sono pronti e confidano che il cammino verso un sistema contabile che faccia parlare la stessa lingua a tutti i bilanci pubblici non veda ulteriori interruzioni. Senza un'accountability chiara e uniforme, infatti, non è possibile realizzare quella trasparenza nei confronti dei cittadini che è la base del federalismo fiscale. Ecco allora che la p.a. («finora un po' trascurata dai commercialisti», ha ammesso Giosuè Boldrini, consigliere del Cndcec con delega agli enti locali) «può diventare il nuovo centro dell'attività dei professionisti che dovranno trasformarsi in veri e propri consulenti a tutto campo dei sindaci».

Ma la vera sfida è prendere per mano gli enti e accompagnarli a realizzare l'armonizzazione dei bilanci pubblici. Il lungo iter della riforma ha avuto inizio con la legge n. 196/2009 e poi, attraverso la delega sul federalismo, ha portato all'approvazione del dlgs n. 118/2011 che per gli enti locali ha affiancato alla contabilità finanziaria la contabilità economico-patrimoniale e ha imposto l'obbligo del bilancio consolidato. L'introduzione della contabilità economica diventerà un obbligo per gli enti dal 2014 ma nel frattempo è partita la sperimentazione in 5 regioni, 12 province e 54 comuni per i quali le nuove regole saranno già operative dall'anno prossimo.

Decreto revisori enti locali. Intanto continua a far discutere il decreto del ministero dell'interno (dm 15 febbraio 2012 n. 23) che istituisce l'elenco dei revisori degli enti locali. Il provvedimento non piace al Cndcec, non tanto per l'estrazione a sorte che spazzerà via le vecchie logiche delle nomine clientelari (si veda ItaliaOggi di ieri), quanto piuttosto per la previsione di 15 crediti formativi nel triennio 2009-2011 per l'iscrizione nell'elenco. Il problema, come evidenziato in un'informativa inviata ieri dal presidente Claudio Siciliotti, è che il triennio 2009-2011 non coincide con i trienni a cui fa riferimento il regolamento per la formazione professionale (2008-2010 e 2011-2013). Motivo per cui, scrive Siciliotti, «si rende opportuno che l'ordine disponga in tempi brevi dei dati relativi ai crediti conseguiti nei singoli anni 2009, 2010 e 2011 da utilizzare in caso di eventuale verifica» da parte del Viminale. Fermo restando, però, che la data di effettivo avvio delle nuove regole di nomina sarà resa nota con avviso pubblicato in G.U. (di certo oltre l'estate). E fino a quel momento resta in vigore il sistema di nomina previsto dal Tuel.

La retroattività dei criteri sui crediti formativi è anche alla base del ricorso al Tar contro il dm annunciato dal presidente dell'Adc, Wilma Iaria. «Abbiamo dato mandato ai nostri legali per l'impugnativa e abbiamo scritto al ministro Cancellieri precisando che nel caso in cui vengano rimosse le norme che riguardano la retroattività interromperemo l'azione legale».

Critica verso i criteri sui crediti formativi contenuti nel dm anche l'Ungdcec. «Anche questa vicenda ci lascia allibiti», si legge in una nota firmata da Bono e Christian Graziani, segretario dell'Unione, «non è accettabile a posteriori una norma che penalizza la stragrande maggioranza dei colleghi che in fase di prima attuazione si vedranno negata l'iscrizione all'elenco».

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