Consulenza o Preventivo Gratuito

Il file sul pc non è spia per l'Iva

del 31/03/2012
di: di Debora Alberici
Il file sul pc non è spia per l'Iva
I soli file rinvenuti nel computer dell'imprenditore possono essere insufficienti a far scattare l'accertamento Iva. È necessario che agli elementi rinvenuti nel Pc vengano affiancate altre prove.

È quanto emerge dalla sentenza n. 5226 depositata dalla Corte di cassazione il 30 marzo 2012.

In particolare la sezione tributaria ha accolto solo il secondo motivo presentato dall'Agenzia delle entrate. Sul primo punto ha invece condiviso il principio esposto nella relazione e secondo cui «in tema di accertamento dell'Iva, i documenti informatici (cosiddetti «files»), estrapolati legittimamente dai computers nella disponibilità dell'imprenditore, nei quali sia contenuta contabilità non ufficiale, costituiscono, in quanto scritture dell'impresa stessa, elemento probatorio, sia pure meramente presuntivo, utilmente valutabile, salva la verifica della loro attendibilità. Ne deriva che essi non possono essere ritenuti dal giudice, di per sé, probatoriamente irrilevanti circa l'esistenza di operazioni non contabilizzate, senza che a tale conclusione conducano l'analisi dell'intrinseco valore delle indicazioni da essi promananti e la comparazione delle stesse con gli ulteriori dati acquisiti e con quelli emergenti dalla contabilità ufficiale del contribuente».

L'altro motivo è stato invece accolto dal Collegio di legittimità nonostante il parere contrario del relatore. In particolare l'Agenzia delle entrate aveva mosso rimostranze sulle ulteriori verifiche fatte dall'ufficio e sull'attendibilità, quindi, dei file rinvenuti. Dunque nel gravame l'amministrazione finanziaria si duole del fatto che la Ctr abbia acriticamente recepito le conclusioni di una relazione peritale relativa ad altri giudizi senza neppure sottolineare le parti asseritamente rilevanti di questa consulenza. Sul punto gli Ermellini hanno dato ragione all'amministrazione finanziaria ritenendo che le motivazioni della Ctr non fossero monche o incomplete.

Ora la causa tornerà a Palermo dove i giudici dovranno scrivere la parola fine alla controversa vicenda che ha visto opinioni discordanti fra giudici di merito e di legittimità e, nell'ambito del Palazzaccio, fra relatore e Collegio.

Mentre il Procuratore generale della Suprema corte di cassazione si è allineato all'opinione del relatore chiedendo alla sezione tributaria di considerare illegittimo l'accertamento induttivo basato esclusivamente sui file rinvenuti presso la sede dell'impresa ora in liquidazione.

vota