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Diminuiscono gli accertamenti. Ma cresce la loro qualità

del 30/03/2012
di: Valerio Stroppa
Diminuiscono gli accertamenti. Ma cresce la loro qualità
Diminuisce il numero degli accertamenti, ma cresce la loro qualità. E con essa aumentano gli importi recuperati dall'Agenzia delle entrate, anche grazie a 900 milioni di euro in più derivanti dall'attività di liquidazione delle dichiarazioni (5,5 miliardi contro i 4,6 del 2010). Nel 2011 la lotta all'evasione condotta dagli 007 del Fisco ha consentito di incassare 12,7 miliardi di euro, con un incremento del 15,5% rispetto agli 11 miliardi del 2010 (nel 2009 il riscosso si attestava a 9,1 miliardi e nel 2008 a 6,9 miliardi). Di questi, quasi due terzi derivano da versamenti diretti (8,2 miliardi, +24%). Restano allineati all'anno precedente gli incassi da ruolo: 4,5 miliardi contro i 4,4 del 2010, come risulta dai dati di preconsuntivo di Equitalia, influenzati dalle difficoltà ad operare incontrate sul territorio dagli agenti della riscossione nel corso del 2011. I risultati presentati ieri dal direttore delle Entrate, Attilio Befera, testimoniano un sostanziale miglioramento della qualità delle rettifiche. Ciò emerge da due aspetti. Il primo è la maggiore imposta accertata (Mia) media: la quantità degli accertamenti ai fini delle imposte dirette, dell'Irap e dell'Iva è scesa dai quasi 706 mila del 2010 ai circa 697 del 2011 (-1,2%), ma la Mia è passata da 27,8 a 30,4 miliardi (+9,3%). In secondo luogo, sale la percentuale delle contestazioni definite con adesione o acquiescenza: nel 2010 erano 254 mila, nel 2011 sono state 271 mila (+7%), per una maggiore imposta definita superiore ai 3,4 miliardi di euro. Risultati che, ha spiegato il direttore centrale dell'accertamento, Luigi Magistro, «sono il frutto della strategia da tempo messa in campo dall'Agenzia delle entrate, che si basa su controlli sempre più mirati grazie ad analisi del rischio di evasione molto approfondite». Tesi che sembra trovare conferma pure con riguardo agli accertamenti sintetici in capo alle persone fisiche. Le rettifiche sono passate da 30 a 36 mila (+20%). La Mia è salita da 501 a 586 milioni di euro (+17%). Per ogni redditometro, quindi, la maggiore imposta richiesta in media al contribuente è pari a 16.103 euro. Circa un accertamento sintetico su tre viene definito in via agevolata: la maggiore imposta incassata dall'Erario nel 2011 è stata di 108 milioni (+13%).

Per quanto riguarda le indagini finanziarie, gli accertamenti eseguiti nel 2011 attraverso i controlli bancari sono stati 10.869, il 16% in più rispetto ai 9.371 del 2010. Contestualmente, la Mia è passata da 866 milioni a 1.129 (+30%), un dato che triplica i risultati di soli quattro anni prima (490 milioni nel 2007). Tornando alle verifiche di massa sulla regolarità delle dichiarazioni, particolare rilevanza assumono i controlli documentali e quelli formali ex articolo 36-ter del dpr n. 600/1973. Come riporta il «book sul recupero dell'evasione» diffuso ieri dalle Entrate, per le annualità 2004-2008 sono stati effettuati oltre 4,5 milioni di controlli, che hanno portato in totale a una Mia di 2,2 miliardi di euro (e a 1,3 miliardi di versamenti diretti). Si tratta di importi quasi sempre contenuti, relativi al disconoscimento di detrazioni o deduzioni indicate dal contribuente in sede di compliance. Dal 2009 l'Agenzia ha implementato un nuovo meccanismo di controllo centralizzato, i cui risultati, osservano le Entrate, «sono particolarmente interessanti: minori risorse assorbite e incassi in crescita». Ma c'è anche chi, come Raffaello Lupi (ordinario di diritto tributario e di scienze delle finanze all'università di Roma Tor Vergata), a commento dei risultati 2011, evidenzia come «l'aumento degli incassi si riferisce prevalentemente al richiedere indietro la ricchezza dichiarata e non versata (attività di liquidazione) o all'evasione interpretativa dei grandi contribuenti. Nel segmento di pmi e lavoratori autonomi la ricchezza nascosta ancora non si trova».

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