Consulenza o Preventivo Gratuito

Il sequestro fa scattare indagini più approfondite

del 29/03/2012
di: La Redazione
Il sequestro fa scattare indagini più approfondite
Chi tenta di esportare illecitamente denaro all'estero nasconde verosimilmente qualcos'altro: evasione fiscale, usura, contraffazione e abusivismo, nella maggior parte dei casi. Se le somme hanno una provenienza legale, infatti, non ci sarebbe alcuna controindicazione alla loro dichiarazione in dogana, obbligatoria sopra i 10 mila euro, realizzabile in maniera rapida e a costo zero. Motivo per cui il sequestro di valuta deve innescare un'indagine più approfondita sui flussi di capitali non dichiarati alla frontiera. È quanto prevede la maxi-circolare n. 83607/2012 della Guardia di finanza, che fornisce il nuovo manuale operativo per le attività a tutela del mercato dei capitali (si veda ItaliaOggi di ieri).

Secondo le Fiamme gialle, fattispecie delittuose come quelle citate generano capitali «sporchi» che, tramite soggetti terzi che si prestano a fungere da corriere di valuta, vengono sovente trasferiti oltre confine. Il ragionamento alla base delle guidelines della Gdf è lapalissiano: «appare ragionevole ritenere di essere in presenza di somme di denaro non provenienti da circuiti legali, atteso che il soggetto avrebbe ben potuto - senza subire alcun svantaggio, né sostenere alcuna spesa od onere finanziario aggiuntivo - dichiarare in dogana le considerevoli somme trasportate».

In tali ipotesi, la sanzione pecuniaria comminata ai sensi dell'articolo 9 del dlgs n. 195/2008 (dal 10 al 50% dell'eccedenza) non è ritenuta dalla Gdf adeguata al fatto accertato, «in quanto si tratta di una violazione sostanzialmente diretta a punire fatti colposi (dimenticanza, negligenze ecc.) collegati a situazioni di apparente regolarità sottostante».

Pertanto, fin dal momento della contestazione i militari, in collaborazione con gli uomini dell'Agenzia delle dogane, devono verificare se dalla situazione è «ragionevolmente» possibile configurare ipotesi di reato, per le quali sussisterebbero i presupposti per procedere al sequestro preventivo delle somme rinvenute ai sensi dell'articolo 321 c.p.p. Tale disposizione, infatti, al comma 3-bis stabilisce che quando situazioni di urgenza lo richiedono il sequestro può scattare anche senza aspettare il provvedimento del giudice, ma ad opera degli ufficiali di polizia giudiziaria (che, nelle 48 ore successive devono trasmettere il verbale al pm). Possibilità che è stata confermata dalla Cassazione con la sentenza n. 36174/2003. Tuttavia, precisa la circolare, in simili circostanze è necessario «motivare l'adozione della misura del sequestro preventivo, seguendo un rigoroso iter logico, argomentato secondo criteri ed elementi di riscontro dotati di attendibilità e verosimiglianza».

Ed è a questo punto che entra in gioco la tipologia della violazione da cui si presume derivino i capitali, alla quale corrispondono tecniche di investigazione e procedure ad hoc. Vediamo quali.

Reato tributario. Quando si sospetta che i capitali intercettati alla frontiera provengano da uno dei reati tributari disciplinati dal dlgs n. 74/2000, la Gdf può procedere al sequestro preventivo quale atto prodromico alla successiva confisca, «venendo meno la necessità di dimostrare la connessione causale (diretta ed immediata) tra i proventi della condotta evasiva e il bene oggetto di sequestro». Il tutto in virtù dell'estensione della confisca per equivalente anche alle fattispecie di reato fiscale, come peraltro già evidenziato nella circolare n. 1/2008 della Gdf. Le valutazioni devono essere operate interrogando l'Anagrafe tributaria e confrontando i dati presenti con le dichiarazioni rilasciate dal soggetto ai verificatori (per esempio che le somme sono frutto di attività lavorativa).

Reato valutario. Dai controlli dei finanzieri può anche emergere come il denaro scovato non appartenga al soggetto, ma quest'ultimo sia semplicemente un trasportatore. In questo caso, sottolinea la circolare, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque ometta di indicare il «mandante» (o fornisca indicazioni fasulle) è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e una multa da 516 a 5.164 euro. Cumulando le norme valutarie dettate dal dlgs n. 195/2008 con quelle antiriciclaggio recate dal dlgs n. 231/2007, inoltre, «sarà possibile motivare la misura del sequestro preventivo ex art. 321 del c.p.p. anche alla luce di tale presupposto normativo, pur se le somme sono riconducibili a terzi ancora da identificare». Tesi peraltro avallata dalla Suprema corte con le sentenze nn. 15445/2004 e 9786/2007).

Altri reati. Dalle verifiche operate in frontiera da Gdf e Dogane, anche attraverso la banca dati del ministero dell'interno e quella dei procedimenti penali, potrebbe emergere che le somme scoperte siano riconducibili ad altre fattispecie di reato (usura, ricettazione, furto, rapina, sequestro, estorsione, traffico di droga, commercio di prodotti falsi). In questo caso scatterebbe pure l'ipotesi del riciclaggio. Affinché possa avere luogo il sequestro, secondo le Fiamme gialle, «non appare necessario identificare tutti gli elementi costitutivi del reato presupposto (data commissione ecc.), né che questi sia stato giudizialmente accertato». Anzi, la mancata individuazione dell'origine costituisce proprio un indizio della possibile provenienza illecita del denaro. Una volta intervenuta la misura cautelare reale, sentita la magistratura inquirente, partiranno pertanto ulteriori approfondimenti investigativi, a cominciare dalle indagini finanziarie.

Valerio Stroppa

vota