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Contratti a tempo, indennità ampie

del 28/03/2012
di: di Debora alberici
Contratti a tempo, indennità ampie
In caso di conversione di contratto a tempo determinato il collegato lavoro dà sempre diritto all'indennità sancita dall'articolo 32 del Collegato lavoro (legge 183/2010), anche se la causa è stata avviata dal dipendente prima dell'entrata in vigore delle nuove norme. Lo chiarisce la Suprema corte di cassazione con la sentenza n. 4909 del 27 marzo 2012. La sezione lavoro ha, infatti, accolto il ricorso incidentale di un dipendente delle poste che, dopo il terzo contratto a tempo determinato, aveva ottenuto la conversione a tempo indeterminato. Tuttavia la Corte territoriale della Capitale aveva negato l'indennità prevista dal collegato lavoro. Sul punto Piazza Cavour ha ricordato che «deve considerarsi lo ius superveniens contenuto nella legge 4/11/10 n. 183 (c.d. collegato lavoro), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 9/11/10 n. 262 (suppl. ord. 243/0 cd in vigore dal 24/11/10. La disposizione dell'art. 32, comma 5, di detta legge, prevede che nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo) un'indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'art. 8 della legge 15/7/66 n. 604. Il successivo comma 7 prevede che tale disposizione trova applicazione anche ai giudizi pendenti alla data della vigore della legge». Inoltre, la giurisprudenza della Corte di cassazione ha più volte ritenuto incongruo l'iter argomentativo oggi adottato dalla Corte d'appello di Roma, rilevando che così argomentando il giudice non ha motivato (se non in termini meramente formali) né la decisione di determinare in via equitativa il danno risarcibile, né la decisione di limitare il risarcimento ai tre anni successivi alla scadenza dell'ultimo contratto. Quindi, ora la causa tornerà presso gli uffici della Corte d'appello di Roma dove i giudici territoriali sono chiamati a pronunciarsi nuovamente sul caso applicando l'articolo 32 del Collegato. Anche la procura generale della Suprema corte di cassazione nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 25 gennaio ha chiesto di accogliere il ricorso incidentale della donna sul punto del mancato riconoscimento del ristoro per la conversione del contratto.
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