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Società partecipate, incarichi di consulenza con procedure Ue

del 24/03/2012
di: La Redazione
Società partecipate, incarichi di consulenza con procedure Ue
I principi comunitari della gara devono essere applicati anche agli incarichi di consulenza delle società partecipate sebbene non siano appalti di servizi. Lo ha sancito il Tar per l'Emilia Romagna, prima sezione, con la decisione n. 130 del 17 febbraio 2012.

Nel caso in esame una società con partecipazione di capitale pubblica totalitaria, costituita secondo il modello societario in house, avente a oggetto la riqualificazione di un vasto ambito urbano, aveva indetto una gara pubblica per il conferimento di un incarico di consulenza a un esperto con competenze specialistiche in materia di pianificazione urbana.

All'esito della procedura di valutazione comparativa il secondo classificato aveva contestato gli atti di gara deducendone l'illegittimità dal momento che non si trattava di un appalto di servizi bensì di un contratto d'opera professionale, inquadrabile tra i contratti di cui all'articolo 2230 c.c.: per questo motivo, secondo il ricorrente, la gara espletata non era doverosa e la procedura non doveva essere soggetta alle norme del codice dei contratti di cui al dlgs 163 del 2006.

Il Collegio respinge il ricorso. Innanzitutto, i giudici amministrativi precisano che ciò che caratterizza l'appalto è l'assunzione del compimento di un servizio, con assunzione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, ai sensi dell'articolo 1655 c.c.: si tratta, pertanto di un'obbligazione di risultato che, di regola avviene mediante un'organizzazione di media o grande impresa.

La mancanza degli elementi sopraccitati nella fattispecie in oggetto, invece, comporta la qualificazione del rapporto in termini di contratto d'opera professionale, non sussistendo alcuna assunzione di rischio e tenuto conto del contenuto della prestazione richiesta che costituisce un'attività individuale di assistenza e consulenza con la quale il professionista mette a disposizione i propri mezzi e capacità professionali, indipendentemente dal raggiungimento di un risultato. Tuttavia, anche se d'accordo con il ricorrente nella qualificazione del contratto, il Collegio chiarisce che anche per i contratti di consulenza debbano essere applicati i principi del Trattato dell'Ue ossia il principio di concorrenza e di quelli, che ne rappresentano attuazione e corollario, di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione e parità di trattamento. «Tali principi, infatti, si elevano a principi generali di tutti i contratti pubblici, e sono direttamente applicabili, a prescindere dalla ricorrenza di specifiche norme comunitarie o interne e in modo prevalente su eventuali disposizioni interne di segno contrario».

di Francesca De Nardi

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