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Iva, per le sanzioni da omessa fatturazione si applica la norma posteriore più favorevole

del 23/03/2012
di: Enzo Di Giacomo
Iva, per le sanzioni da omessa fatturazione si applica la norma posteriore più favorevole
In caso di mancato pagamento dell'Iva per omessa o irregolare fatturazione, ai fini dell'applicazione delle sanzioni si applica la norma posteriore più favorevole al contribuente. Lo ha stabilito la sentenza n. 21113/2011 delle Corte di cassazione da cui emerge che in tema di Iva in virtù del principio di legalità di cui all'art. 3 del dlgs n. 472/1997, in caso di omessa o irregolare fatturazione o mancata regolarizzazione, oltre al pagamento dell'imposta, si applicano le sanzioni pecuniarie più favorevoli al contribuente, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo.

In tal senso l'art. 3, comma 3, del dlgs n. 472/1997, prevede che «Se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo». Sul tema in esame, già giurisprudenza precedente ha ritenuto che in definitiva, dovendosi ritenere l'obbligo di pagamento come sanzione, allo stesso sia applicabile il principio di legalità di cui al dlgs n. 472 del 1997, art. 3, non essendo definitivo il provvedimento d'irrogazione. Nel caso di specie, quindi, deve essere applicato il regime più favorevole di cui al dlgs n. 471 del 1997, art. 6, comma 8 (Cass. n. 26126/2010). Deve, altresì, ritenersi che l'obbligo di pagamento di una sanzione pecuniaria dello stesso importo dell'imposta dovuta non costituisca un mezzo sproporzionato, apparendo manifestamente finalizzato ad assicurare, da parte dello stato membro, l'esatta riscossione dell'Iva tanto più che il soggetto obbligato può conseguire la detrazione dell'importo attraverso le modalità di regolarizzazione previste dall'art. 41 del dpr n. 633 del 1972 e dall'art. 6, comma 8, del dlgs n. 471 del 1997, le quali comportano, come previsto dalle stesse disposizioni, l'obbligo della registrazione del documento sostitutivo della fattura non trasmessa e, quindi, l'applicazione dell'intero regime previsto per la fattura, ivi compreso quello della detrazione.

Fattispecie. In fatto una srl del centro nord ha impugnato in Cassazione la sentenza della Ctr che aveva rigettato, unitamente ai giudici di primo grado, il ricorso della società avverso l'avviso di rettifica parziale Iva per l'anno 1995. In particolare, la Ctr, ritenendo fondata la rettifica operata dall'ufficio finanziario, ha ritenuto inapplicabile il principio dell'applicazione retroattiva delle norme sanzionatorie più favorevoli in quanto l'obbligo di pagamento dell'imposta a norma del citato art. 41, comma 6, non poteva ritenersi di natura sanzionatoria.

I giudici di legittimità invece hanno ribaltato la tesi dei giudici di merito ritenendo che ha natura sanzionatoria l'obbligo di pagamento in base al disposto dell'art. 41, comma 6 del dpr n. 633 del 1972 e che, pertanto, nel caso specifico si potesse applicare al contribuente, anche riguardo al prelievo qualificato pagamento dell'imposta la norma posteriore, più favorevole al contribuente. Nella sentenza de quo, i giudici di legittimità hanno ribadito, tra l'altro, che la nullità dell'accertamento in mancanza di un'attività di verifica presso la società non trova fondamento giuridico in quanto la legge prevede espressamente che l'ufficio può procedere a rettifica, indipendentemente alla ispezione della contabilità del contribuente eseguita dalla Guardia di finanza (si veda ItaliaOggi dell'11/10/2011).

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