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Anche il consumatore può fallire

del 07/03/2012
di: di Antonio Ciccia e Francesco Cerisano
Anche il consumatore può fallire
Anche il consumatore può fallire e liberarsi dei debiti. La procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento sarà estesa anche al consumatore non più in grado di fare fronte ai propri impegni.

Il disegno di legge che sarà approvato dal prossimo Consiglio dei ministri ritocca la legge 3/2012 e aggiunge la disciplina per il consumatore. O meglio la reintroduce con alcune specificità, dopo lo stralcio delle norme che già la prevedevano nel decreto legge 212/2011.

Il disegno di legge in esame ne approfitta per modificare la disciplina del fallimento civile anche per le imprese (naturalmente quelle escluse dalle procedure concorsuali). La più importante è l'abbassamento al 60% dei crediti del quorum necessario per l'approvazione del piano e per l'avvio della procedura. Procedura che deve condurre all'esdebitazione del debitore, consumatore o piccolo imprenditore.

Ma vediamo le novità una per una.

Viene introdotta la possibilità che a beneficiare della procedura di composizione della crisi e conseguente esdebitazione sia il consumatore. È tale la persona fisica che si è indebitata per scopi diversi da quelli imprenditoriali o professionali. Si riprende la definizione del codice del consumo. Potranno beneficiare del fallimento civile sia le famiglie sia le microimprese sia le pmi: in sostanza tutti i soggetti esclusi dalla legge fallimentare.

Il disegno di legge mantiene la struttura del procedimento, incentrato sulla presentazione di un piano, da sottomettere all'omologazione dell'autorità giudiziaria, elaborato con l'assistenza di un organismo di composizione della crisi o comunque da un professionista abilitato.

Il piano, tuttavia, può prevedere la possibilità di un pagamento non integrale dei crediti privilegiati. Ma attenzione il fisco e gli enti previdenziali non rinunciano a nulla: per crediti tributari e previdenziali è possibile solo la dilazione e non un «saldo e stralcio». È questo un aspetto che potrebbe compromettere in molti casi il successo della nuova procedura, considerato che molto spesso l'esposizione delle piccole imprese è verso l'erario e verso gli enti previdenziali.

Il procedimento di omologazione del piano del consumatore si fonda non solo su un calcolo di convenienza, ma anche su un giudizio di meritevolezza della condotta dell'interessato. Si deve formulare una prognosi favorevole sul fatto che i patti saranno rispettati e si deve valutare che il sovraindebitamento non sia stato causato con colpa del consumatore.

Il procedimento per il consumatore dovrebbe essere caratterizzato da maggiore snellezza: è incentrato su una sola udienza: nella stessa fase giudiziaria si deve valutare la meritevolezza del consumatore.

A questo proposito il consumatore sarà tenuto a presentare tutta la documentazione idonea a ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

Viene prevista una sorta di foro del consumatore: la proposta di piano di accordo deve essere depositata presso il tribunale del luogo in cui il consumatore ha la residenza.

La proposta una volta omologata dal giudice è vincolante anche nei confronti dei creditori che non abbiano aderito alla proposta.

Per la procedura relativa ai non consumatori la novità più importante riguarda la soglia per ottenere l'omologazione: l'asticella è fissata al 60% dei crediti. Si tratta in realtà di un abbassamento lieve: l'attuale percentuale è del 70%.

Nel dettaglio viene introdotto un meccanismo di silenzio assenso in caso di mancata manifestazione di volontà del creditore; i creditori privilegiati non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, a meno che non rinuncino al loro diritto di prelazione.

Il disegno di legge allunga, poi, a tre anni il periodo in cui sono bloccate le azioni esecutive e i sequestri, quale conseguenza dell'omologazione dell'accordo

In generale viene prevista una alternativa alla procedura di piano omologato dal giudice: si tratta della liquidazione dei beni del debitore. In questa seconda versione il debitore non fa altro che attribuire i propri beni alla procedura perché vengano venduti, così da distribuire il ricavato ai creditori.

La procedura di liquidazione è aperta con decreto ed è eseguita da un liquidatore nominato dal giudice.

Quanto all'esdebitazione il disegno di legge precisa che il debitore, anche se consumatore o imprenditore agricolo, è liberato dai debiti residui nei confronti dei creditori anteriori al decreto di apertura della procedura.

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