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Beni soci, invio dati con proroga

del 07/03/2012
di: di Duilio Liburdi e Cristina Bartelli
Beni soci, invio dati con proroga
Per i beni ai soci in arrivo la proroga. Manca meno di un mese alla prima scadenza, il 2 aprile, per l'invio all'Agenzia delle entrate delle informazioni relative all'utilizzo dei beni della società. A distanza di meno di un mese, l'amministrazione finanziaria non ha fornito alcuna indicazione ufficiale se non quelle emerse in occasione degli incontri organizzati con la stampa specializzata. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, nelle prossime settimane sarà ufficializzato il rinvio della scadenza proprio in virtù dell'assenza dei chiarimenti attesi da imprese e professionisti. Sul fronte interpretativo, comunque, nessuna comunicazione se il bene della società è utilizzato dal dipendente o dall'amministratore che sono anche soci: è questa, infatti, la conclusione che appare più logica nonché quella auspicabile in relazione alle disposizioni introdotte con la manovra della scorsa estate. Una soluzione contraria, invece, comporterebbe l'invio di centinaia se non migliaia di comunicazioni del tutto inutili considerando che le regole di tassazione in capo agli utilizzatori sono già esistenti. Va infatti tenuto in considerazione come il riflesso reddituale delle nuove previsioni normative intercetti una nuova previsione in materia di redditi diversi, fattispecie che non si verifica laddove, appunto, l'utilità sia già tassata attraverso altre disposizioni reddituali.

La scadenza per la comunicazione dei beni ai soci. Il primo appuntamento con la scadenza è fissato per il prossimo 2 aprile 2012. Tra le risposte fornite alla stampa specializzata, che meritano di essere segnalate, va sicuramente ricordato quanto affermato dall'agenzia delle entrate in occasione del forum organizzato da ItaliaOggi lo scorso 18 gennaio. In quella occasione, correttamente, l'amministrazione finanziaria precisò che in caso di utilizzo di un bene da parte di un socio che ricopre anche la qualifica di lavoratore dipendente o di amministratore della società, non vi è la quantificazione di alcun reddito diverso in capo all'utilizzatore secondo le disposizioni di cui all'articolo 67, comma 1, lettera h-ter) come introdotta dalla legge n. 148 del 2011. Ciò in quanto in relazione a tali figure soggettive esiste già una regola nell'ambito del Testo unico delle imposte sui redditi delineata, nella sostanza, dall'articolo 51 del Tuir. A fronte di tale previsione, inoltre, nulla dovrebbe cambiare in termini di deducibilità dei costi nella determinazione del reddito di impresa. Per esempio, un automezzo aziendale attribuito in uso promiscuo a un dipendente, comporterà una deducibilità del costo pari al 90%. Non avrebbe alcun senso, infatti, disciplinare l'indeducibilità per un bene che concorre comunque alla formazione del reddito di impresa.

La comunicazione e le figure soggettive. L'elemento che da un punto di vista pratico è quello più sensibile è però quello legato all'obbligo o meno di invio della comunicazione entro il prossimo 2 aprile. In particolare, il problema riguarda proprio l'obbligo in questione in relazione all'utilizzo di beni da parte di soci che sono anche amministratori e/o dipendenti che, come sopra esaminato, determinano un reddito all'interno della loro categoria. Nel più assoluto silenzio dell'amministrazione finanziaria si deve però valutare come questo adempimento (cioè l'invio della comunicazione) si rivelerebbe pressoché inutile in quanto:

- la determinazione di un reddito di lavoro dipendente o assimilato a quello di lavoro dipendente è già prevista nell'ambito dell'articolo 51 del Tuir;

- la determinazione di tale reddito è solitamente ancorata a documentazione aziendale precisa;

- le disposizioni di legge introdotte dalla manovra estiva del 2011 sono finalizzate alla quantificazione, in capo al socio, di un reddito diverso.

In considerazione del fatto che l'adempimento della comunicazione riguarda strettamente le novità normative, una lettura logica della norma in connessione con il provvedimento dell'Agenzia delle entrate porterebbe alla conclusione che l'onere da adempiere sia correlato esclusivamente alla emersione possibile di un reddito diverso. Anche la determinazione della sanzione secondo una misura proporzionale atterrebbe alla predetta categoria di reddito mancando un qualunque riferimento a ipotesi in cui si verifichi un reddito di lavoro dipendente o assimilato a questo. In ogni caso appare urgente che l'amministrazione finanziaria si pronunci in proposito considerando l'amplissimo spettro, quantomeno potenziale, dei soggetti chiamati all'adempimento che non sarà una tantum ma dovrà essere ripetuto ogni anno. Una diversa lettura, che imponga cioè la comunicazione anche a situazioni nelle quali non emerge un reddito diverso, coinvolgerebbe un numero di soggetti che non appare in alcun modo destinatario della disposizione normativa. Basti pensare alla situazione dei dipendenti di gruppi che, per esempio avendo esercitato un piano di stock option sono soci della società e che hanno in utilizzo un automezzo aziendale. In questi casi, l'adempimento reddituale in capo all'utilizzatore passa attraverso l'evidenziazione di un reddito forfettariamente determinato in base a una percorrenza di 15 mila chilometri assunta nella misura del 30% e assoggettata, salvo riaddebito, ai fini Irpef.

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