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Cigs e mobilità facili

del 03/03/2012
di: di Daniele Cirioli
Cigs e mobilità facili
Ammortizzatori più «facili» negli appalti. I lavoratori infatti possono calcolare l'anzianità lavorativa (90 giorni per la cigs, 12 mesi per la mobilità) facendo riferimento al medesimo ente appaltante e cumulando così i periodi di lavoro prestato alle dipendenze di diverse imprese appaltatrici, quando ci sia stata una successione di appalti. La novità, valida pure per le prestazioni in deroga, è spiegata dall'Inps nella circolare n. 30/2012.

Cigs e mobilità. I chiarimenti riguardano le condizioni per la concessione delle prestazioni a sostegno del reddito di cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs) e di mobilità. La normativa prevede, quale requisito soggettivo per il diritto alla cigs «un'anzianità lavorativa presso l'impresa di almeno 90 giorni» alla data della presentazione della domanda; mentre per l'indennità di mobilità pone uno stesso requisito soggettivo per «un'anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui almeno 6 di lavoro effettivamente prestato». Le recenti normative, spiega l'Inps, per contrastare la crisi economica, hanno previsto la possibilità di concedere sia la cigs che la mobilità in deroga alla normativa ordinaria, a categorie di lavoratori e di imprese escluse dalle analoghe prestazioni ordinarie, comunque nella validità dei predetti requisiti.

I chiarimenti. Proprio in ragione della crisi economica e dell'ampliamento dell'ambito operativo dei sostegno al reddito, aggiunge l'Inps, sono state avanzate richieste di chiarimenti sul computo dell'anzianità aziendale e lavorativa (i requisiti) nelle ipotesi di successione di appalti, qualora i lavoratori, pur transitando da un'impresa all'altra, continuino a prestare la loro attività per il medesimo ente appaltante. La problematica, in riferimento alla prestazione di mobilità ordinaria, è già stata oggetto di approfondimento nella circolare n. 148/1998, la quale riportando le indicazioni dettate al riguardo dal ministero del lavoro ha chiarito che, per i predetti lavoratori transitati da un'impresa appaltatrice all'altra, l'anzianità aziendale può essere valutata con riferimento all'ente appaltante, cumulando cioè i periodi prestati alle dipendenze delle diverse imprese appaltatrici. In tali casi, ha precisato il ministero, si realizza un'anzianità, garantita da norme di legge o contrattuali, assimilabile a quella aziendale. In altri termini, spiega l'Inps, alla luce di tale criterio, nell'ipotesi in cui un lavoratore presti il proprio lavoro per lo svolgimento della stessa attività oggetto dell'appalto, con lo stesso appaltante, l'anzianità aziendale (ai fini esclusivi dell'erogazione delle prestazioni a sostegno del reddito) va calcolata con riferimento al pregresso rapporto di lavoro con l'impresa appaltatrice uscente, anche nell'ipotesi in cui non sussista la fattispecie del trasferimento di azienda (di cui all'articolo 2112 del codice civile).

Secondo l'Inps, il predetto criterio può essere esteso a tutela del lavoratore anche nelle altre ipotesi di crisi aziendale temporanea o di lunga durata, potendo quindi trovare applicazione in tutti i casi nei quali, per la concessione di prestazioni a sostegno del reddito, di cigs o di mobilità, ordinarie o in deroga, sia previsto il computo dell'anzianità aziendale. Peraltro, quest'impostazione trova la sua conferma nella diffusione (nei contratti collettivi nazionali di lavoro) di norme di garanzia e tutela per il lavoratore, che prescrivono all'impresa vincitrice dell'appalto di acquisire il personale dipendente dell'impresa uscente.

In conclusione, dunque, l'Inps afferma che, nel caso in cui i lavoratori, continuando a prestare la stessa attività per il medesimo appaltante, transitino da una impresa all'altra per successione di appalti, l'anzianità aziendale ai soli fini della concessione delle prestazioni d'integrazione salariale e d'indennità di mobilità, anche in deroga alla normativa ordinaria, deve essere valutata cumulando i periodi prestati alle dipendenze delle diverse imprese appaltatrici, anche nell'ipotesi in cui non sussista la fattispecie del trasferimento di azienda. Il nuovo principio, secondo l'Inps, risponde alla necessaria e primaria tutela del lavoratore che, all'interno di un contesto di crisi economica e in particolare all'interno di possibili crisi settoriali, possa comunque non essere pregiudicato nella valutazione della presenza dei requisiti di legge per l'autorizzazione da parte dell'ente di previdenza delle prestazioni di sostegno al reddito.

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