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L'estratto di ruolo non è impugnabile

del 25/02/2012
di: di Valerio Stroppa
L'estratto di ruolo non è impugnabile
L'estratto di ruolo che il contribuente si procura presso l'agente della riscossione non può essere impugnato. Anche se egli sostiene di non aver mai ricevuto notifica delle cartelle che gravano a suo carico. Ad affermarlo è la Ctp di Reggio Emilia con la sentenza n. 181/04/11. Il ricorrente si era recato allo sportello di Equitalia chiedendo copia di un estratto di ruolo. Del documento, cioè, che riepiloga le «partite pendenti» che lo riguardavano. Una volta in possesso del resoconto, contenente alcune cartelle di pagamento regolarmente notificate – secondo il concessionario – negli anni 1999 e 2000, decideva di procedere in giudizio per ottenere la declaratoria di illegittimità e infondatezza della pretesa erariale. Gli uffici dell'Agenzia delle entrate e di Equitalia chiedevano invece l'inammissibilità del ricorso per inesistenza dell'atto impugnabile, ex articolo 19 del dlgs n. 546/1992. Il ricorrente, tuttavia, affermava l'impugnabilità del «resoconto», alla luce del principio affermato dalla Cassazione con la pronuncia n. 724/2010. Secondo i giudici di legittimità, infatti, «anche l'estratto di ruolo può essere oggetto di ricorso alla commissione tributaria, costituendo esso una parziale riproduzione del ruolo, cioè di uno degli atti considerati impugnabili dall'art. 19 del dlgs n. 546/1992».

Il ricorrente sosteneva di non aver mai ricevuto notifica delle cartelle. Pertanto, solo recandosi spontaneamente a richiedere l'estratto del ruolo era venuto a conoscenza del proprio debito d'imposta. La Ctp reggiana, tuttavia, discostandosi dalla richiamata Cassazione ribadisce il principio per il quale solo l'estratto di ruolo notificato al contribuente dal concessionario è atto impugnabile, mentre non lo è quello che il cittadino si procura di sua iniziativa, recandosi presso lo sportello di Equitalia. Ciò in quanto la «stampata» costituisce «un mero atto interno del concessionario non avente rilevanza esterna». Né è ammessa, prosegue la Ctp, l'eccezione del ricorrente per cui il concessionario non sarebbe stato in grado di dimostrare, mediante la produzione delle relate, l'avvenuta notifica delle stesse. Il concessionario, ai sensi dell'articolo 26, comma 5 del dpr n. 602/73, ha infatti l'obbligo di conservare copia della matrice o della relazione della notifica per cinque anni. Termine spirato al momento della proposizione del ricorso, che viene così dichiarato inammissibile e gravato pure delle spese di lite.

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