Consulenza o Preventivo Gratuito

Canone Rai a metà del guado

del 23/02/2012
di: di Matteo Rigamonti
Canone Rai a metà del guado
Canone speciale Rai su pc, smartphone e tablet, bene la risposta di Viale Mazzini ma non basta. Occorre infatti che sia il governo a pronunciarsi in merito alla legittimità o meno della richiesta, da parte della televisione pubblica, della corresponsione dell'abbonamento speciale Rai in relazione al possesso di strumenti di lavoro che l'evoluzione tecnologica ha reso atti o adattabili alla trasmissione di programmi televisivi. E occorre altresì che sia il governo a fare chiarezza circa l'opportunità del pagamento qualora tali strumenti non fossero utilizzati a scopo di intrattenimento ma siano soltanto funzionali all'attività di impresa. È questo il contenuto dell'interrogazione parlamentare, sottoscritta da esponenti di ogni schieramento e la cui prima firma è quella del senatore Gian Carlo Sangalli, presentata in aula al senato e rivolta al ministro dello sviluppo economico Corrado Passera.

Bene il dietrofront. Pressoché unanime tra professionisti e imprese il giudizio positivo sulla retromarcia in Rai in merito all'obbligo di pagamento per il «mero possesso di computer e dispositivi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dall'uso al quale vengono adibiti». Così recitavano le lettere inviate dalla Rai per la campagna abbonamenti 2012 a enti, società, imprese e professionisti, medici e veterinari in primis (si veda ItaliaOggi di ieri). La risposta di Viale Mazzini ha invece sottolineato che «nulla è dovuto per il mero possesso di computer, tablet e smartphone». Un vero e proprio dietrofront. Il canone speciale, insomma, si deve pagare solo per il possesso dei dispositivi elettronici che vengono utilizzati come televisori, i cosiddetti «digital signage» (che altro non sono se non i monitor che si trovano nei supermercati e nelle imprese sui quali vengono trasmesse pubblicità e informazioni di servizio), sempre che il canone non sia già corrisposto per il possesso di un televisore.

Tuttavia, è proprio su questo punto che Cna-Rete imprese Italia ha chiesto «l'intervento del governo e del parlamento per chiarire al di là di ogni dubbio, e una volta per tutte, la normativa sul canone».

Il problema non è nuovo. Come spiega anche l'interrogazione rivolta al ministro Passera, la Corte costituzionale, con sentenza n. 284 del 2002, ha stabilito la natura di tributo del canone Rai, facendo discendere la sua obbligatorietà dal possesso stesso dello strumento. «Il collegamento dell'obbligo di pagare il canone alla semplice detenzione dell'apparecchio», spiega la Consulta, «indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di fruire dei programmi della concessionaria del servizio pubblico, discende dalla natura di imposta impressa al canone». E anche la Cassazione, con sentenza n. 24010 del 20 novembre 2007, ha ribadito che, nel caso del canone di abbonamento radiotelevisivo, «si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge». A questo punto, riconosciuta l'obbligatorietà della corresponsione del canone, dovuta alla sua natura di prestazione tributaria, si comprende la necessità che sia il governo a chiarire in merito alla legittimità o meno della richiesta da parte della Rai di far pagare il canone a imprese e professionisti, relativamente al possesso di strumenti di lavoro che la tecnologia ha reso capaci di ricezione dei programmi radiotelevisivi. Lo stesso vale per la legittimità o meno a non farlo pagare se i predetti strumenti non sono utilizzati a fini di intrattenimento.

Già nel 2008, l'Agenzia delle entrate, sollecitata da un'associazione di consumatori, aveva chiesto di specificare la tipologia di strumenti per l'utilizzo dei quali il pagamento del canone speciale Rai fosse dovuto. E con propria risoluzione n. 102 del 19 marzo 2008 l'Agenzia ha confermato la debenza del pagamento, dichiarandosi incompetente a risolvere la questione, in quanto l'individuazione specifica degli apparecchi avrebbe dovuto essere determinata dal ministero delle comunicazioni. Oggi la competenza in materia è del ministero dello sviluppo economico.

È stata poi l'introduzione dell'art. 17 del decreto Monti, dl 201/2011, finalizzato all'emersione di situazioni illegittime in cui i soggetti si sono sottratti al pagamento del dovuto, a far esplodere la situazione. La norma infatti sollecita le imprese e le società a indicare il numero dell'abbonamento speciale in Unico 2012. Fatto che ha dato il là alla campagna della Rai.

vota