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Architetti, il 2010 sarà nero

del 23/01/2010
di: di Benedetta P. Pacelli
Architetti, il 2010 sarà nero
La crisi economica? Il 2009 è stato solo assaggio di quello che accadrà nell'anno in corso. Soprattutto per il settore edilizio dove le congiunture negative arrivano sempre con un po' di ritardo. Allora sì che se ne vedranno gli effetti. Ecco perché per Massimo Gallione presidente del Consiglio nazionale degli architetti questo scenario non fa altro che rendere ancora più urgente la soluzione di tutti quei problemi che stanno investendo la professione di architetto. Una delle priorità, come ha ribadito Gallione in occasione della prima Conferenza nazionale degli ordini degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori del 2010 che si è aperta ieri a Roma, è quella di rivedere il Codice appalti che, sempre più, «considera la realizzazione di opere pubbliche un processo meramente mercantile, anziché un fenomeno anzitutto sociale e culturale incentrato su innovazione e qualità».

Sul tema dei criteri di aggiudicazione delle gare per servizi di architettura e ingegneria, il Cnappc sottolinea come le pubbliche amministrazioni utilizzino normalmente il criterio del prezzo più basso o dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Il tutto a discapito della stessa qualità della prestazione. È quindi indispensabile una revisione del sistema che ponga fine al fenomeno dei selvaggi ribassi. Come? Con misure di semplificazione degli atti, procedure e norme, assegnando a ognuno degli attori delle trasformazioni pubbliche del territorio il proprio specifico ruolo, e cioè la programmazione dell'opera pubblica alla pubblica amministrazione, la progettazione ai progettisti e la realizzazione all'impresa. Il richiamo poi è alla politica a cui viene chiesto un radicale cambio di indirizzo, soprattutto in tema di governo del territorio: «i piani casi regionali», dicono gli architetti, «sono l'antitesi della pianificazione, e cioè leggi speciali di natura economica con le quali i legislatori regionali tentano, per la verità fino a oggi con risultati fallimentari, di dare risposte urgenti ed efficaci alla domanda di sostegno proveniente dall'intero settore economico che ruota intorno all'edilizia». Ecco perché è necessario un piano casa pluridecennale che affronti tre emergenze cruciali (antisismica, idrogeologica e della sostenibilità energetica), e che trasformi le periferie degradate in brani di ecocittà, con una visione a grande scala, da programmare attraverso master-plan di rinnovo urbano. In definitiva, il Piano casa dovrebbe rappresentare una forma di risarcimento per i guasti di mezzo secolo di massacro del territorio attraverso una politica organica di trasformazione di periferie degradate in tessuto urbano di qualità, dotato di adeguati servizi e luoghi di relazione, occasione di una socialità più intensa. Infine la riforma delle professioni che per Gallione è assolutamente indispensabile per rilanciare un comparto sul quale c'è sempre stata da parte del legislatore poca attenzione.

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