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Bancarotta dismettere i beni contro le crisi di liquidità

del 18/02/2012
di: Debora Alberici
Bancarotta dismettere i beni contro le crisi di liquidità
Risponde per bancarotta distrattiva l'imprenditore che, per affrontare la crisi di liquidità, dismette parte del patrimonio aziendale, anche se ciò è avvenuto dieci anni prima del fallimento.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6491 del 17 febbraio 2012, ha confermato la condanna inflitta dalla Corte d'appello di Salerno a carico di un imprenditore campano che, per affrontare la crisi di liquidità della sua azienda aveva dismesso il parco auto.

La quinta sezione penale ha ricordato che il reato di bancarotta è punibile con il solo dolo eventuale. Con questa chiave di lettura è stato quindi possibile confermare la condanna del vertice aziendale. In proposito gli Ermellini hanno precisato che «nella bancarotta per distrazione, il dolo assume carattere di dolo generico, come più volte stabilito dalla giurisprudenza di questa Corte, che ha ripetutamente affermato che il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione non richiede il dolo specifico, e si perfeziona con il dolo generico, ossia la consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte».

In sentenza i giudici hanno ricostruito i fatti sono stati chiarendo che la cosiddetta «dismissione dell'autoparco», sia pure avvenuta con notevole anticipo rispetto alla dichiarazione di fallimento, comportò un depauperamento del patrimonio societario di oltre 327 milioni di lire, corrispondente alla differenza tra il valore dei beni dichiarati nel bilancio del 1993 e quello degli stessi beni offerti ai creditori, in sede di istanza di ammissione alla procedura di concordato preventivo. «Tale cospicua differenza», si legge ancora nelle motivazioni, «è stata apprezzata dai giudici di merito, che hanno rilevato che l'ammissione al concordato preventivo avvenne nonostante tale rilevante anomalia, con la conseguente, prevedibile incapienza dell'attivo, se comparata con le ragioni dei creditori».

Dunque, ad avviso del collegio di legittimità vanno condivise conclusioni cui giunse il consulente della procura salernitana, il quale ritenne che la dismissione di parte del patrimonio aziendale fu effettuata a beneficio solo di alcuni fornitori, benché fosse conclamata la crisi della Srl. «Ciò avvenne dieci anni prima della sentenza dichiarativa di fallimento e tre anni prima dell'ammissione alla procedura concordataria».

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