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Fallimenti, àncora ai consulenti

del 18/02/2012
di: di Alessandro Felicioni
Fallimenti, àncora ai consulenti
Ancora un'ancora di salvezza per i crediti dei professionisti nei fallimenti; la prededuzione concessa al compenso dell'attestatore va estesa anche a tutti i consulenti che predispongono ed assistono il debitore nell'accesso al concordato preventivo o all'accordo di ristrutturazione dei debiti. Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili torna alla carica, sull'annosa questione della collocazione dei crediti vantati dai dottori commercialisti impegnati ad assistere gli imprenditori i crisi. Lo fa con il documento della Commissione nazionale di studio «Liberato Passarelli - Il diritto fallimentare dopo la riforma» pubblicato ieri 17 febbraio sul proprio sito.

Già in passato i dottori commercialisti avevano espresso il loro punto di vista sull'argomento, invocando a gran voce la prededucibilità per i propri crediti nell'ambito delle procedure concorsuali, tutte le volte che l'intervento del professionista fosse stato funzionale all'accesso a una delle procedure minori. In verità il precedente documento non aveva trovato grosso consenso nei tribunali di merito poco inclini ad allargare il super privilegio oltre quanto espressamente indicato dalla legge.

Il dl 78 del 2010 aveva peraltro innovato molto la materia con l'introduzione dell'articolo 182-quater della legge fallimentare, dedicato, tra l'altro, a una nuova ipotesi di prededucibilità per alcune tipologie di crediti professionali. In particolare la disposizione prevede che i compensi del professionista attentatore che redige la relazione ai sensi dell'articolo 161 comma terzo l. fall. (per il concordato preventivo) e ai sensi dell'articolo 182-bis l. fall.(per gli accordi di ristrutturazione) possano essere considerati prededucibili a condizione, rispettivamente, che sia previsto dal decreto di ammissione al concordato preventivo o che l'accordo di ristrutturazione sia omologato dal tribunale.

Questa nuova impostazione sembrerebbe, come peraltro sottolineato da alcuni orientamenti giurisprudenziali, chiudere definitivamente la questione della prededucibilità dei crediti professionali; se infatti il legislatore ha espressamente ammesso al super privilegio solo i compensi derivanti da una specifica attività professionale (la redazione delle relazioni necessarie per l'accesso alle procedure minori) e a determinate condizioni, è evidente che tutte le altre tipologie di credito professionale, siano esse funzionali o meno all'accesso alla procedura, non possono rientrare tra le fattispecie prededucibili.

Il Consiglio nazionale, però, non demorde e sottolinea che, in realtà, nulla è mutato rispetto al passato allorché la prededucibilità dei crediti dei professionisti veniva ancorata alla previsione dell'articolo 111 l. fall., ossia quello che prevede, in caso di successivo fallimento, la prededucibilità delle spese in funzione o in occasione delle procedure minori precedenti, evidentemente naufragate. Così, si dice ora, la norma di cui all'articolo 182-quater serve solo per sottolineare che i crediti ivi contemplati sono prededucibili nell'ambito della procedura per la quale sono sorti; a prescindere dal successivo fallimento; in tal modo il compenso del professionista che assiste il debitore nella predispozione del concordato preventivo è prededucibile ai sensi dell'articolo 182-quater nell'esecuzione dello stesso concordato, mantenendo tale rango, anche in caso di fallimento, ai sensi dell'articolo 111 l. fall.

La tesi del Consiglio nazionale, però inciampa nel fatto che l'articolo 182-quater si applica anche all'accordo di ristrutturazione, purché omologato. Qui in verità non si discute di alcun privilegio o prededuzione, essendo la procedura svincolata dalla par condicio, per cui è evidente che la norma in esame è destinata a valere solo nel caso di fallimento intervenuto dopo l'omologa dell'accordo di ristrutturazione.

Più condivisibile, invece, appare la considerazione che la prededucibilità debba essere estesa anche al compenso del professionista stimatore, ossia quello che, a norma del comma 2 dell'articolo 160 l. fall. attesta la correttezza di un piano di concordato preventivo che preveda una soddisfazione non integrale per i creditori privilegiati.

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