Consulenza o Preventivo Gratuito

Società professionali: patrimonializzarsi con il conferimento d'opera

del 17/02/2012
di: Angelo Vaccaro Domenico Antonio Zotta Notaio - Presidente di Sez. Commissione Tributaria Prov. Poten
Società professionali: patrimonializzarsi con il conferimento d'opera
La recente previsione legislativa che consente l'utilizzo dei modelli tipici di società commerciali per la costituzione di aggregazioni professionali - società tra professionisti - presenta elementi di forte perplessità, sia per le soluzioni adottate sia per la necessità di coordinare più contesti (civilistico, fallimentare, tributario, previdenziale). Di particolare interesse il tema della dotazione patrimoniale della struttura societaria che si intende adottare per l'esercizio aggregato dell'attività professionale; a tale riguardo si ritiene che il veicolo societario più «gettonato» possa essere costituito dalla società a responsabilità limitata. In un simile contesto può trovare efficace utilizzo, nell'ottica di una significativa patrimonializzazione della società, lo strumento del conferimento d'opera, così come disciplinato dall'art. 2464, comma 6, del codice civile.

Tale istituto costituisce una rilevante novità della riforma del diritto societario del 2003, per niente percepita dagli operatori, e racchiude la potenzialità di conferire oggi prestazioni di opera da effettuarsi diluite nel tempo, con destinazione di tali valori alla formazione di capitale sociale. Ciò consente di ipotizzare veicoli societari (Srl) con dignitosi e apprezzabili dotazioni patrimoniali, e quindi con l'opportunità di «monetizzare» le valenze professionali sia per finalità circoscritte (ma comunque di rilievo) alla propria autonomia patrimoniale, sia per confrontarsi contrattualmente in termini più adeguati con eventuali investitori.

È evidente che la mancata operatività, sino ad oggi, dell'istituto richiamato non ha di fatto stimolato quei soggetti che, attraverso il rilascio di fideiussione bancaria o polizza assicurativa, comunque debbono partecipare alla sua effettiva attuazione, cioè i soggetti garanti (banche e assicurazioni); tuttavia si può ritenere che un opportuno approfondimento della tematica possa indurre a predisporre pacchetti fideiussori idonei a completare i presupposti affinché tale istituto inizi a decollare.

In quel caso l'efficacia ritraibile è evidente, trattandosi di uno strumento giuridico che favorisce le aggregazioni, ponendo i suoi utilizzatori in grado di commisurarsi adeguatamente con il mercato sotto il profilo della patrimonializzazione della propria struttura operativa.

A cosa servono le proteste dei giudici?

Pochi giorni fa è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge sulle c.d. «liberalizzazioni» che hanno interessato notai, farmacisti, avvocati, tassisti, benzinai ecc. Tutti hanno proclamato lo stato di agitazione, minacciando scioperi a tutela dei diritti lesi, tranne i notai.

Il parlamento di recente ha approvato un emendamento che accresce la responsabilità civile del giudice che sbaglia. Gran parte delle correnti sindacali di Anm, parlando di «ennesima vendetta politica contro la magistratura» e di «mostruosità giuridica», si è riservata di ricorrere a «forme di protesta, nessuna esclusa». Una, la più estremista, è giunta a chiedere lo «sciopero immediato». Nessuna eclatante reazione da parte delle magistrature speciali (giudici tributari compresi).

In Italia, dopo il noto referendum del 1987, a fronte delle circa 400 cause avviate contro i giudici, le condanne sono state non più di 4, né si conosce quale sia stato l'esito dell'azione di rivalsa nei loro confronti (che lo stato deve necessariamente esercitare) per recuperare le somme corrisposte ai malcapitati cittadini vittime dell'incidente giudiziario.

In Spagna, il giudice Garzon (quello che ha iniziato l'azione penale contro Pinochet e ha intrapreso tante altre iniziative, altrettanto eclatanti, contro chi si discostasse di poco dalle sua dichiarata posiziona di sinistra) è stato condannato alla interdizione dalle funzioni per 11 anni dal Tribunale supremo di Madrid, per aver ordinato intercettazioni illegali. Qui, da noi, la notizia è stata fatta passare quasi sotto silenzio da quella stampa che, all'epoca delle sue gesta, ne osannava le coraggiose iniziative.

Ogni commento è superfluo. C'è il fondato sospetto che sono malati di protagonismo in tanti, quando proprio la loro condotta non si dimostri dominata da un pensiero arcaico ed ideologico.

Perché i notai non hanno protestato ed invece i giudici ordinari lo hanno fatto? Non certo perché i notai costituiscono una corporazione potente (oggi solo quattro siedono in parlamento), ma perché sono consapevoli che i sacrifici vanno ripartiti fra tutti; del resto talune analoghe riforme (numero, accesso, aggiornamenti, codice deontologico ecc.) che hanno interessato altre categorie consimili, erano già state anticipate da tempo dai notai, e sono già state condivise dal legislatore, benché per niente scontate dalla pubblica opinione sobillata da improbabili associazioni dei consumatori e simili.

Lettere e contributi potranno essere inviati all'indirizzo mlongoni@class.it

vota