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Nuovi minimi, l'errore è pesante

del 15/02/2012
di: di Andrea Bongi
Nuovi minimi, l'errore è pesante
Regime dei nuovi minimi, l'errore può costare molto caro. Nel dubbio circa la sussistenza dei requisiti e soprattutto l'assenza di cause ostative, scegliere il nuovo regime di vantaggio per l'imprenditoria giovanile ed i lavoratori in mobilità potrebbe risultare, a posteriori, estremamente pericoloso. Se l'agenzia delle entrate dovesse disconoscere il regime agevolativo ad imposta sostitutiva del solo 5% si aprirebbe uno scenario veramente poco confortante per il contribuente.

Purtroppo l'assenza di chiarimenti ufficiali dell'agenzia delle entrate circa i requisiti per l'accesso nel nuovo regime dei minimi e l'esatta portata delle cause ostative presenti nel secondo comma dell'articolo 27 del decreto legge n.98/2011, in particolare quella sulla famigerata «mera prosecuzione dell'attività», riduce ad un numero veramente esiguo i casi di certezza nell'applicazione del nuovo regime ad imposta sostitutiva.

Sbagliare regime, determinando il proprio reddito con le regole previste dalla legge 244/2007, applicare allo stesso l'imposta sostitutiva del 5%, non applicare l'Iva sulle fatture e non subire la ritenuta d'acconto sui propri compensi, può esporre il contribuente ad una rettifica pesantissima da parte del fisco.

Se infatti venisse disconosciuto il regime dei nuovi minimi il contribuente verrebbe ricollocato d'ufficio nell'altro regime introdotto dall'articolo 27 del decreto legge n.98/2001 ovvero in quello denominato degli ex minimi.

Ma quest'ultimo regime altro non è che un semplificato al quale si è tolto l'Irap e l'obbligo di tenuta delle scritture contabili. Il regime previsto nel terzo comma dell'articolo 27 sopra citato è infatti un regime nel quale il reddito si determina secondo gli ordinari canoni del Tuir (cassa o competenza economica), in cui si assoggetta il reddito alle ordinarie aliquote Irpef a scaglioni, si applica l'Iva sulle fatture emesse e si subiscono le ritenute sui compensi riscossi.

La rettifica d'ufficio avrebbe dunque conseguenze dirompenti. Il contribuente sarebbe esposto alla rideterminazione del proprio reddito secondo i criteri di cassa o competenza economica e sullo stesso verrebbe calcolata l'irpef con le aliquote ordinarie. Sui ricavi annui verrebbe applicata l'Iva determinando l'importo a debito su base annuale. I ricavi o compensi dichiarati verrebbero poi sottoposti al ricalcolo sulla base degli studi di settore che sono applicabili ai contribuenti in regime ex minimi.

Alla fine di tali rettifiche il fisco determinerebbe l'importo dell'Irpef dovuta (al netto dell'imposta sostitutiva eventualmente versata), quello dell'Iva annuale a debito, alle quali aggiungerebbe poi le relative sanzioni ed interessi.

Per contribuenti che effettuano volumi modesti di fatturato quali i nuovi minimi un accertamento di tal genere, effettuato magari su più annualità consecutive, potrebbe rappresentare una vera e propria caporetto.

Attenzione dunque ad entrare con troppa disinvoltura nel nuovo regime super agevolato dei contribuenti minimi. Nel dubbio è forse più opportuno attendere ulteriori chiarimenti da parte dell'agenzia delle entrate.

Vero è che la tentazione offerta da questo nuovo regime di vantaggio è estremamente elevata ma i rischi che si possono correre in caso di rettifica consigliano estrema prudenza.

Quanto ai dubbi che suscita la mera prosecuzione dell'attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo si ricordi che già in regime delle legge n.388/2000 (nuove iniziative produttive) l'Agenzia delle entrate non esitò ad affermare che tale disposizione aveva chiare finalità antielusive. La norma, si legge nella circolare n.1/e del 3 gennaio 2001, mira ad «...evitare gli abusi di chi continui di fatto ad esercitare la stessa attività di lavoro dipendente mutandone la veste giuridica in impresa o lavoro autonomo al solo fine di sottrarre i relativi proventi alla tassazione ordinaria».

Norma antielusione dunque la cui finalità è proprio quella di evitare gli abusi dei contribuenti che oggi, visto l'aliquota paradisiaca dell'imposta sostitutiva, potrebbero avere una tentazione in più nella scelta del nuovo regime agevolato.

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