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Previdenza, una tutela in più per i senza albo

del 11/02/2012
di: La Redazione
Previdenza, una tutela in più per i senza albo
Giustizia è fatta: dall'1 gennaio 2012 i professionisti senza cassa sono maggiormente tutelati. Lo ha sempre sostenuto la Lapet e ora la novella normativa, già autorizzata in via amministrativa dal Ministero del lavoro con l'interpello n. 42/2011 giunge a confermare che la tutela della malattia, della maternità e dell'assegno al nucleo familiare deve intendersi estesa a tutti gli iscritti alla gestione separata, con la sola esclusione di coloro i quali siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e dei pensionati.

Facciamo un po' di storia. Fino al 31 dicembre 2006 a parità di contribuzione, erano previste, per tutti, identiche prestazioni. La situazione è cambiata con la legge finanziaria del 2007, secondo cui i professionisti iscritti alla gestione separata e non assicurati presso altra forma obbligatoria, non solo erano tenuti a pagare l'aumento contributivo ma, venivano addirittura esclusi dai benefici assistenziali quali congedi parentali, maternità, malattia e assegni familiari di cui godevano invece i collaboratori iscritti alla medesima gestione. «Abbiamo sempre sostenuto che tale provvedimento rappresentava un'ingiustizia, in quanto, a parità di contribuzione, tutti devono poter usufruire delle identiche prestazioni», ha ricordato il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone.

Fin da allora la Lapet si era espressa in modo negativo sui provvedimenti previsti dalla legge finanziaria del 2007, tanto sull'aumento ingiustificato delle aliquote, quanto per l'iniqua esclusione dei professionisti. Infatti, proprio in quell'anno, l'associazione presieduta da Roberto Falcone aveva presentato un'istanza di interpello all'allora ministro del Lavoro Cesare Damiano, affinché si adoperasse per rimediare a tale sopruso.

Per altro, anche lo stesso Istituto di previdenza negava l'estensione della tutela ad alcune categorie di lavoratori, tra cui i professionisti senza cassa.

Oggi, il nuovo provvedimento normativo, va a riformare l'indirizzo n. 12768/2007 con cui l'Inps negava l'estensione della tutela ad alcune categorie di lavoratori, tra cui i professionisti senza cassa, che ora invece, pagando il contributo pieno alla gestione separata, non possono essere esclusi dal novero dei beneficiari delle tutele di maternità, malattia, congedo parentale e assegno familiare.

«Alla luce del principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, a parità di contribuzione devono tutti poter usufruire delle identiche prestazioni. Per questo l'esclusione dei professionisti iscritti alla gestione separata ex lege 335/95 e non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria, era senza ombra di dubbio una misura incostituzionale per violazione dell'art. 3 della Costituzione sotto il profilo della irragionevolezza e della ingiustificata disparità di trattamento nei confronti di alcune categorie di professionisti di fatto sottoposte all'aumento delle aliquote ma escluse da benefici e agevolazioni», ha aggiunto Falcone.

Per dimostrare che tali norme costituivano una palese violazione dei principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge il presidente, avviò una personale protesta autoriducendosi le aliquote contributive, con conseguente ricorso alla Magistratura, convinto che, in determinate situazioni, non sono i numeri a dettare legge ma è sufficiente un caso pilota per raggiungere l'obiettivo. «Oggi finalmente il legislatore è intervenuto a darci ragione», ha commentato il presidente. «Non solo, la violazione è stata così palese che, per estensione delle tutele di cui all'art 1 c.788 legge del 27 dicembre 2006 n 296, il giudizio sul mio ricorso è stato superato per cessata materia del contendere. Pertanto, sebbene l'articolo 22, comma 1 della legge di stabilità (legge n. 183 del 12 novembre 2011) ha previsto che dal 1° gennaio 2012 l'aliquota contributiva pensionistica per gli iscritti alla Gestione separata, di cui all'art. 2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e la relativa aliquota contributiva per il computo delle prestazioni pensionistiche sono aumentate di un punto percentuale, pur rappresentando questo un onere molto gravoso, quantomeno oggi tutti possono godere degli stessi benefici assistenziali».

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