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Riforma, opportunità da cogliere

del 11/02/2012
di: La Redazione
Riforma, opportunità da cogliere
Riforma delle professioni: gli ingegneri dicono di fare presto. Perché da anni la categoria chiede il riordino e, se si opera in collaborazione tra consigli nazionali e ministeri, la data ultima del 13 agosto può essere rispettata. Questo il punto di vista del vicepresidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Fabio Bonfà.

Domanda. Gli ingegneri dicono di fare presto sulla riforma delle professioni. Non temete la data del 13 agosto quando entrerà in vigore il dl 138?

Risposta. Da anni chiediamo questa riforma perché il ruolo e l'importanza delle professioni intellettuali, in particolare quelle regolamentate, impongono una normativa adeguata ai tempi, efficace e moderna che superi quella esistente, risalente agli inizi del '900. Se si opera in collaborazione tra consigli nazionali e ministeri la data del 13 agosto può essere rispettata. Noi auspichiamo che la riforma possa davvero rappresentare sia una opportunità per le professioni, sia uno strumento di crescita per il Paese. Gli ingegneri non possono che vederla favorevolmente, a patto che si crei un mercato «libero» in cui emergano capacità, professionalità e competenze.

D. Si invocano tanto le liberalizzazioni. Ma la vostra professione non è già liberalizzata?

R. Siamo favorevoli alle «liberalizzazioni», nella loro vera «accezione», quella volta a ottenere un mercato veramente libero, in cui sia premiato il valore tecnico e scientifico della prestazione professionale. Prestazione che andrebbe sempre più svincolata da adempimenti burocratici privi di utilità, che non fanno altro che appesantire l'iter e aumentare i costi della realizzazione dell'opera. Un mercato in cui il committente pubblico e privato possa scegliere il professionista sulla base delle competenze, della professionalità e dell'etica.

D. Tra le decisioni del Governo anche l'abolizione della tariffa di riferimento. Cosa cambierà per le offerte economiche nelle gare pubbliche? E senza tariffe di riferimento su quali basi gli ingegneri potranno formulare un compenso congruo rispetto al tipo di servizio offerto? E i cittadini come potranno effettuare la scelta giusta senza compromettere la qualità della prestazione?

R. Chiediamo, sulle tariffe, come su ogni altro tema di non enunciare slogan, ma entrare nel merito delle cose. Pensiamo che le tariffe siano un utile riferimento, non solo per i professionisti, ma per tutti gli operatori, le amministrazioni pubbliche in primis. Riteniamo, inoltre, che esse non ostacolino in alcun modo la libera concorrenza. Teniamo a precisare Faccio presente che le tariffe minime, per la nostra categoria, non sono in vigore già da anni, dall'approvazione del decreto Bersani e quelle di riferimento attualmente in essere non sono certo decise dagli ordini, ma sono provvedimenti legislativi emanati dal parlamento.

D. Società di capitali: «Non si possono appaltare agli industriali i servizi intellettuali». Che cosa intendete con questa affermazione?

R. Senza posizioni preconcette, se il fine è quello di avere studi professionali sempre più efficienti, moderni, rispondenti alle esigenze di mercato e affinché ciò avvenga c'è bisogno di «capitale», allora siamo favorevoli alla norma prevista dal Governo Monti. Ma la realtà dimostra il contrario. Gli studi professionali esistenti, infatti, non risultano affatto sotto capitalizzati. Per questa ragione, dunque, non riteniamo necessario questo provvedimento. Ma se non serve un soggetto economico, diverso dal professionista, perché spingere così tanto sulle società di capitale con soci terzi? Il dubbio permane. Ovvero che ci siano altri interessi rispetto a quelli apertamente dichiarati. A nostro avviso sono necessarie società che coinvolgano sempre più professioni, che trovino un ruolo per i giovani, moderne ed efficienti.

D. Cosa pensano gli ingegneri del tirocinio?

R. È un argomento molto delicato in relazione al quale non possiamo non evidenziare come vi sia una contraddizione tra «liberalizzazione» e «tirocinio», cioè inserire tra la conclusione del ciclo di studi e l'attività professionale un «impedimento», per di più retribuito con congruo compenso. A nostro avviso andrebbe articolato molto bene per evitare che diventi un ostacolo per le nuove generazioni di professionisti.

D. Perché sostenete che l'ingegnere ha un ruolo «sociale»?

R. Le professioni tutte, e quella dell'ingegnere in particolare, hanno un ruolo sociale. Pensiamo alla sicurezza, all'ambiente, all'energia, alla salvaguardia del territorio. L'ingegnere nello svolgimento della sua professione è «garante» di uno sviluppo eco sostenibile. Da sempre riteniamo che la «terzietà» del professionista sia una tutela per il cittadino e le istituzioni.

D. Quali sono i profili degli ingegneri maggiormente richiesti dal mercato?

R. Il mercato vede confermata l'importanza dei profili tradizionali, sicurezza, energia, ambiente, infrastrutture, ma contestualmente richiede nuove professionalità nei campi dell'elettronica, dell'informatica, dell'ingegneria medicale. Queste nuove figure devono vedere riconosciuto il loro ruolo con un'adeguata normativa.

D. Quale sarà il futuro dell'ingegneria in una società sempre più condizionata da una pesante congiuntura economica internazionale?

R. Siamo convinti che la crisi sia sostanzialmente finanziaria. La soluzione sta nell'investire nella modernizzazione del paese, in infrastrutture materiali e immateriali, nella salvaguardia del territorio, nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, nell'informatizzazione dell'Amministrazione pubblica. In sintesi, «investire nell'ingegneria».

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