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Fatture, la tracciabilità non evita condanne

del 09/02/2012
di: Debora Alberici
Fatture, la tracciabilità non evita condanne
L'imprenditore rischia una condanna e il sequestro dei beni per false fatture anche se la transazione commerciale è dimostrata mediante pagamenti rintracciabili qualora il fornitore abbia un'assoluta carenza strutturale e commerciale. Lo ha ribadito la Corte di cassazione con la sentenza n. 4947 dell'8 febbraio 2012.

In sostanza la terza sezione penale ha motivato che il pagamento della merce non dà diritto alla deduzione fiscale dell'Iva se ad emettere la fattura è una società senza personale.

Dunque, il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha fatto bene a confermare la confisca sui beni di una donna titolare di una srl e questo perché, scrivono gli Ermellini, «l'utilizzazione, da parte della società s.r.l., di fatture soggettivamente ed oggettivamente inesistenti per le dichiarazioni dei redditi emergeva dalle verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza, la quale aveva potuto accertare che le società fornitrici evidenziavano assoluta carenza strutturale e di personale delle rispettive organizzazioni aziendali e che, per tale ragione, le operazioni commerciali fatturate non potevano ritenersi esistenti e che risultavano essere state, in realtà, compiute da una dissimulata società comunitaria con sede all'estero, mentre le operazioni relative alla ditta individuale riguardavano operazioni oggettivamente inesistenti».

Da tempo la Cassazione ha assunto una linea particolarmente dura contro la falsa fatturazione.

Soprattutto in caso di fatture soggettivamente inesistenti. Con la sentenza 1647 del 3 ottobre scorso la stessa Cassazione ha esteso la portata applicativa delle norme contenute nel dlgs 74 del 2000 affermando che risponde di evasione fiscale anche chi firma la quietanza di pagamento di fatture false. In quell'occasione la terza sezione penale ha motivato che «non può ritenersi pertanto né illogica né contraria a principi di diritto la motivazione del giudice di appello che valorizza l'attività di sottoscrizione per quietanza non già in termini di concorso nell'emissione del documento (di per sé completo ed efficace a prescindere dalla sottoscrizione) bensì di utilizzo della fattura stessa con finalità elusiva delle imposte».

Infatti, «in tema di emissione di fatture per operazioni inesistenti il regime previsto dall'art. 9, che esclude la possibilità di concorso reciproco ha la finalità di evitare che la medesima condotta sostanziale sia punita due volte».

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