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I costi per la società sono prova nel redditometro

del 09/02/2012
di: Maurizio Tozzi
I costi per la società sono prova nel redditometro
Redditometro e beni ai soci, i costi sostenuti dalla società sono utilizzabili quali prove difensive. La nuova lettera h-ter) del comma 1 dell'art. 67 del Tuir permette il recupero del reddito diverso rappresentato dalla differenza tra valore normale e prezzo corrisposto dal contribuente, ma non impedisce di dimostrare in che modo il bene è gestito. Sul fronte redditometro il contribuente può utilizzare ogni mezzo per provare le sue reali capacità finanziarie e il modo in cui riesce a fronteggiare il costo dei beni di cui dispone. L'intervento della società nel sostenimento dei costi, anche se indeducibili, dunque impedisce l'imputazione dell'onere del bene alla persona fisica. I chiarimenti anticipati dall'amministrazione finanziaria in materia di redditometro sono destinati a esplicare un ruolo importante anche per quanto concerne il nuovo adempimento della segnalazione dei beni dati in godimento ai soci e ai familiari. L'Agenzia delle entrate ha ribadito che la difesa del contribuente sul fronte del redditometro è la più ampia possibile, evidenziando non solo i reali redditi disponibili a prescindere da quanto dichiarato, ma anche documentando le effettive disponibilità patrimoniali legittimamente detenute. Già nel passato diversi documenti di prassi si erano espressi in tale direzione, come la corposa circolare n. 49 del 2007 nonché le circolari n. 12 del 2010 e n. 28 del 2011, laddove è evidenziato che il contribuente può legittimamente fare ricorso ai risparmi accumulati nel tempo, così come devono essere considerati i reali redditi finanziari (l'ipotesi affrontata dalla circolare n. 28 del 2011 è quella della locazione degli immobili storici artistici, nel qual caso a fronte della percezione di cospicui importi la norma comunque consente di dichiarare la minore della tariffa d'estimo della zona censuaria in cui ricade l'immobile). Oggi si aggiunge un ulteriore tassello, evidenziando che devono essere debitamente considerati anche i c.d. «costi figurativi», quali ad esempio gli oneri pluriennali o le quote di ammortamento o, per il passato, le deduzioni abbinate alla c.d. no tax area o alla no tax family. Insomma, il concetto è abbastanza semplice ed è costituzionalmente garantito: il contribuente deve essere tassato per il reale reddito percepito e pertanto non può vedersi imputare redditi collegati al sostenimento di spese avvenuto attingendo a risorse legalmente disponibili che però non hanno inciso in aumento il reddito complessivo dichiarato o, viceversa, lo hanno inciso in maniera figurativa in diminuzione. Ecco allora che ogni dimostrazione difensiva è lecita, purché legalmente producibile. Inoltre, dovrebbe essere finalmente superata anche la posizione di alcuni uffici periferici che continuamente rinviano alla tristemente famosa sentenza n. 6813 del 2009 della Corte di cassazione, secondo cui la difesa dovrebbe transitare solo ed esclusivamente per la dimostrazione di redditi esenti o soggetti a imposizione alla fonte, totalmente in antitesi non solo con i recenti chiarimenti di prassi ma anche con il prevalente trend giurisprudenziale della medesima suprema Corte. In questo scenario è doveroso riflettere sulla nuova disciplina di cui alla citata lett. h-ter) del comma 1 dell'art. 67 del Tuir, con cui il fisco ha posto in essere una stretta in ordine alle intestazioni di comodo di beni che sono poi realmente utilizzati dai soci o dai familiari dell'imprenditore. È noto che tale norma prevede l'imputazione di un reddito diverso in capo all'utilizzatore del bene qualora questi abbia (o non abbia affatto) corrisposto un corrispettivo inferiore al valore di mercato dell'utilizzo del bene. Pur dovendo attendere i necessari chiarimenti dell'Agenzia delle entrate sul tema, soprattutto per quanto concerne la gestione dell'articolo 164 del Tuir e dei costi a deducibilità limitata delle auto aziendali, nonché in ordine alla sussistenza dell'obbligo di comunicazione nelle diverse fattispecie, non può tacersi in ordine alla circostanza che il sostenimento del costo da parte dell'azienda o della società impedisce di ritenere che le spese di gestione del bene siano state sostenute dall'utilizzatore dello stesso. In termini pratici, se i costi sono sostenuti e documentati dal titolare di reddito d'impresa e poi dedotti nel rispetto della normativa fiscale o addirittura resi tutti indeducibili mediante opportune variazioni in aumento, ciò non toglie che la fonte di sostenimento del costo sia lecita e identificata in un soggetto diverso dall'utilizzatore: pertanto in capo a quest'ultimo tutt'al più potrà essere imputato il reddito diverso applicando la nuova regola della citata lett. h-ter) del comma 1 dell'art. 67 del Tuir (ed eventualmente vi potrebbe essere l'ulteriore impatto della totale indeducibilità dei costi in capo al titolare di reddito d'impresa), ma di certo non potrà essere attribuito, mediante l'accertamento sintetico, il costo del bene e nemmeno effettuato il ricalcolo redditometrico.

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