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Ecco i danni già provocati dalle società professionali

del 08/02/2012
di: dr Ansaloni Gabriele Luigi Carunchio – Ordine dottori commercialisti di Lanciano Avv. Frances
Ecco i danni già provocati dalle società professionali
Egr. direttore

Seguo su ItaliaOggi condividendo le Sue analisi per fare luce su chi spinge per la mortificazione delle professioni.

Poiché l'unico sbarramento che limita l'accesso alla professione lo si trova solo per farmacisti e notai, mentre per le altre non esiste contingentamento, la insistente richiesta di apertura significa solo aprirle all'imprenditoria.

Vorrei documentarLe dove porta questa spinta nel caso della mia professione di Chimico (sono ex presidente ed ora consigliere del mio Ordine regionale). Grazie alla natura ambigua delle cooperative, sono nati laboratori di analisi chimiche che operano già ora non come studi professionali, ma come società scarl grazie a una forma di travisamento della ragione sociale, quindi con criteri imprenditoriali, in questo prontamente imitate da imprenditori.

Il tutto illegittimamente e con quelle distorsioni speculative che il legislatore voleva evitare e che si sono concretizzate in abusi e truffe nel campo ambientale attraverso certificati di analisi addomesticati o addirittura falsificati, su rifiuti da smaltire. Sappiamo che lo smaltimento può avvenire mediante conferimento in termovalorizzatori e in discariche di varia classificazione, a seconda della natura del rifiuto e quindi il prezzo pagato varia in funzione di ciò.

Le truffe hanno sempre alla base analisi di comodo rilasciati da laboratori-imprese legate in maniera più o meno occulta a produttori del rifiuto o a gestori di discariche e inceneritori. Un bell'esempio ce lo dà proprio il gruppo Marcegaglia in una vicenda che più significativa non potrebbe essere, perché ne fu protagonista attraverso società controllate, nella tripla funzione di produttore di rifiuti, di laboratorio di analisi, e... di smaltitore!

Ho raccolto una documentazione su casi analoghi e la tengo a disposizione.

Nel 2007 con l'abolizione delle tariffe minime si è dato uno strumento in più ai laboratori-impresa che avendo il loro business altrove, possono soffocare i laboratori professionali che hanno oltretutto un trattamento fiscale più oneroso. Ora la «soluzione finale» non potendo essere la «gasatura» dei professionisti, si vuole legittimare la situazione esistente nel nostro campo, con la trovata dei soci di solo capitale a scopo di investimento!

La Marcegaglia è accontentata, Bersani pure... e un doppio grazie dalle varie eco-mafie: un primo grazie per potere riciclare legittimamente denaro sporco investendo in laboratori-impresa, un secondo per avere a disposizione propri laboratori di analisi a supporto del traffico illecito di rifiuti!

Infine una annotazione per smontare l'obiezione capziosa e strumentale che indica, nell'onere per le nostre strumentazioni di laboratorio la necessità dei soci di capitale; obiezione doppiamente falsa; primo perché la Cassazione a sezioni unite aveva nel '97 indicato nella «società di mezzi» separata dalla compagine di professionisti, la soluzione legittima per far fronte agli investimenti; secondo perché se i professionisti non fossero schiacciati dai laboratori-impresa potrebbero distribuirsi il lavoro secondo specializzazioni, limitando la dotazione scientifica per campi settoriali.

Oltre che impegnato nell'Ordine, sono anche responsabile del dipartimento Chimici dell'ALP (Associazione Liberi Professionisti) con sede a Genova; trovo tuttavia difficoltà nel far circolare queste argomentazioni perché i Chimici liberi professionisti si sono ridotti proprio per l'azione di soffocamento operato dai Laboratori-impresa e in più una componente del nostro Consiglio Nazionale, limitata ma dominante perché in carica da 20 anni (grazie ai perversi meccanismi elettorali) è purtroppo «sensibile «alle spinte imprenditoriali che gli vengono da laboratori-impresa attraverso i professionisti abilitati coinvolti come dipendenti o collaboratori per le attività parallele di vera e propria impresa».

Società di revisione pigliatutto

Caro direttore

in questo periodo in cui chi è deputato a fare le leggi per risollevare il Paese è miope è facile pensare che il sistema delle professioni non sia in grado di fronteggiare la santa alleanza di CONFINDUSTRIA con un governo che è al suo guinzaglio. Occorre evidenziare che oggi Confindustria NON è l'intelaiatura delle imprese italiane. NON è la spina dorsale che sorregge il sistema economico di questo paese. Confindustria rappresenta le imprese di stato e le grandi imprese. E un po' come i sindacati con il mondo dei lavoratori: rappresentano chi ha un lavoro sicuro e non chi ha quello precario oppure non ce l'ha.

L'appetito verso i mercati professionali sono dovuti a una crisi interna a Confindustria. Essa non avendo la capacita di competere nel libero mercato aggredisce i professionisti che per loro natura non sono deputati al mercato ma alla soluzione dei problemi dei propri clienti. Lo stesso dicasi per la questione dei collegi sindacali. Si opta per la loro cancellazione di fatto per affidare, in via del tutto facoltativa, al revisore l'attività di controllo per le srl e al sindaco unico in altri casi. Il nostro sistema dei controlli ha dimostrato come il collegio sindacale sia l'unico in grado di mantenere un tessuto imprenditoriale sano a differenza dei modelli anglosassoni che nella recente crisi del 2008 hanno mostrato tutte le debolezze delle società di revisione. Una sola persona non può fare efficientemente i controlli già complessi per una terna di sindaci. Spingere le imprese verso un revisore unico significa offrire il mercato delle piccole imprese all'oligopolio delle società di revisione: alla faccia delle liberalizzazioni e con buona pace della qualità dei controlli.

Se il vero obiettivo della politica di questo Governo è la lotta alla burocrazia e la riduzione dei costi per le imprese sarebbe molto più proficuo ridurre da 9 a 3 gli anni in cui una società di revisione può restare nella stessa impresa e ridurre il mandato del collegio sindacale a non più di 2 consecutivi sorteggiando i sindaci tra coloro che hanno la specializzazione.

Ci sono offerte alle quali si può rinunciare

Gentile direttore,

nonostante sia abbonato da anni ho corrisposto poche volte con I.O.

Qualcosa ai tempi del dott. Bechis, per complimentarmi a seguito dell'uscita di alcuni articoli e della sua linea su argomenti di mio interesse.

Lo faccio nuovamente, prendendo spunto sia dal supplemento pubblicato per il compleanno di I.O., sia per l'articolo del 6 u.s. su I.O.7

Se avevo dubbi, se rinnovare o passare al 24h, visto le offerte «a cui non si può rinunciare», sotto il profilo economico, specialmente per un ligure,(!), vista la nuova impostazione, rinnovo la mia fiducia nel gruppo e faccio a Lei e ai Suoi colleghi i complimenti per l'attività svolta a favore delle professioni.

Cordialmente.

Il ruolo insostituibile dei commercialisti

Caro direttore,

l'editoriale pubblicato da ItaliaOggi, dal titolo «Alla ricerca della liquidità», stimola numerose riflessioni sullo stato dell'economia del Paese e, in particolare, del nostro comparto.

I professionisti possono rappresentare una marcia in più proprio nella gestione della liquidità, fornendo utili consigli per ridurre l'impatto degli oneri finanziari.

Il problema dell'accesso al credito per le piccole e medie imprese si verifica perché il sistema di Basilea si poggia su due pilastri, quello della solvibilità e quello della capacità di rimborso. Molte aziende sono patrimonializzate, ma in questo momento i bilanci non esprimono una buona redditività, e quindi difettano sulla capacità di rimborso. Il problema più grosso è che le banche, in questo particolare contesto storico-economico, sono disposte a finanziare le aziende con modalità differenti da quelle standard, concedendo quindi la possibilità di effettuare operazioni di breve ma non di lungo periodo. I commercialisti, in quanto soggetti terzi e dotati di competenze a 360 gradi, possono fare da cerniera e da certificatori dei dati tra imprese e sistema creditizio.

I professionisti si sono sempre posti come importante ausilio nei rapporti tra le imprese e il sistema bancario, in modo che questi vengano monitorati costantemente e con attenzione da esperti in grado di fornire utili consigli per arrivare ad esprimere dei dati di bilancio che possano essere visti in maniera favorevole proprio dagli istituti di credito.

Allo stesso tempo è innegabile che una pianificazione fiscale attenta può creare un polmone per le aziende, che in questo modo possono risentire in maniera minore del pesante sistema di tassazione. In Italia l'altissima pressione fiscale rappresenta un enorme problema. E, nel comparto delle professioni, nessuno più del commercialista è in grado di individuare le giuste leve nel sistema di ottimizzazione del carico fiscale, tramite operazioni di pianificazione di lungo periodo e attraverso una scrupolosa ricerca delle migliori soluzioni anche nel campo delle agevolazioni.

Ecco come stanno le cose

Egregio direttore,

complimenti per l'apertura di lunedì scorso, poche parole, semplici che fanno capire chiaramente come stanno le cose.

Altro che privilegiati...

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