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Il claim sulle confezioni può ingannare il consumer

del 08/02/2012
di: di Federico Unnia
Il claim sulle confezioni può ingannare il consumer
Il Tar del Lazio (sentenza RG 3362/2010, Pres. G. Giovannini, Est. A. Bottiglieri, depositata il 23.11.2001) ha rigettato il ricorso presentato da Coty Division Prestige confermando il provvedimento emesso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato con il quale era stata sanzionata la pratica commerciale scorretta e il claim principale della campagna pubblicitaria «la tua pelle quindici anni più giovane». Il messaggio era apparso sul sito internet ed in alcuni annuncia stampa nonché sulle confezioni del prodotto. Inoltre, aveva assegnato il termine di 90 gg per apportare le necessarie modifiche al packaging. Secondo l'Autorità il messaggio appariva scorretto, in quanto, lasciando ingannevolmente intendere che gli effetti vantati dal prodotto fossero scientificamente provati, approfittava in modo sleale dell'interesse del pubblico femminile che, in quanto affetto dalle problematiche estetiche connesse all'età, è portato a prestare particolare attenzione e credito alle proposte che possano rappresentare innovative e agevoli soluzioni a tali disagi. A fronte della accertata ingannevolezza di un claim veicolato attraverso la confezione del prodotto, a nulla vale il rilievo della gravosità della sanzione per essere i prodotti commercializzati con la medesima confezioni in più paesi. I costi connessi alla necessità di modificare la confezione non possono in alcun modo rilevare. Da segnalare, inoltre, come il Tar del Lazio abbia affrontato il punto della rilevanza che assuma nel procedimento amministrativo il parere preventivo espresso dall' Iap in merito alle modifiche apportate alla campagna, avvenute nel corso del procedimento avanti l'Agcm. Tale fatto, secondo i giudici s'appello, non è vincolante per l'Agcm. La valutazione di un organismo di autodisciplina non può precludere la valutazione di segno opposto da parte dell'Autorità, attesa la differenza di competenze, la natura dell'intervento e l'assenza di qualunque pregiudizialità nei rispettivi interventi. Non vi è coincidenza tra l'ambito e le finalità di tutela apprestati da discipline di settore e quelli sottesi al codice del consumo il quale introduce un nuovo quadro di tutele che si aggiunge ai normali strumenti di tutele, nonché a quelli derivanti dall'esistenza di diverse specifiche discipline di settore. Dal suesposto principio discende che la conformità della condotta sanzionata ai parametri dello Iap non è idonea ad attestare l'assolvimento degli oneri di diligenza imposti dal codice del consumo. Circa la validità delle affermazioni contenute nel messaggio, il Tar del Lazio ha ricordato che quando si usano claim del tipo «clinicamente testati», proprio perché rivolti ad attirare l'attenzione del consumatore sulla serietà ed attendibilità delle sperimentazioni del prodotto, è necessario il supporto di una validazione d'efficacia particolare, ossia affidata a metodiche quanto più rigorose, scientifiche a attendibili anche in termini statistici. L'ingannevolezza dei messaggi viene valutata anche avendo riferimento alle modalità di rappresentazione di tali risultati, elemento che assume grande valore nel giudizio di decettività dei messaggi. Il generico riferimento alla conduzione di specifici test clinici e sperimentazioni non può prescindere dall'indicazione, anche attraverso rinvio ad altra fonte agevolmente accessibile se il mezzo di comunicazione imponga restrizioni in termini di spazio e di tempo, dei riferimenti bibliografici e del contenuto degli studi, quanto meno in forma di abstract, al fine di consentire ai consumatori di operare gli opportuni approfondimenti e verificare quanto dichiarato.

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