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Rata in ritardo? Il condono è salvo

del 03/02/2012
di: di Sergio Trovato
Rata in ritardo? Il condono è salvo
Un ritardo di soli nove giorni nel pagamento dell'ultima rata del condono fiscale non lo rende invalido, poiché lo stato non ha subito alcun danno economico. Lo ha stabilito la Commissione tributaria regionale del Lazio, sezione XXXVII, con la sentenza n. 224/2011.

La controversia è sorta in seguito all'emanazione da parte dell'Agenzia delle entrate di un provvedimento di diniego di definizione dei ritardati e omessi pagamenti Iva e Irpef nei confronti di una società che aveva presentato istanza di condono fiscale, in base a quanto disposto dall'articolo 9-bis della legge 2898/2002. Questa norma consentiva agli interessati di definire gli omessi o tardivi versamenti Iva, Irpef e relative ritenute risultanti dalle dichiarazioni, mediante il pagamento di tributi e interessi, con esclusione delle sole sanzioni. La definizione degli omessi o tardivi versamenti è stata definita dalla Cassazione (sentenza 22251/2011) una forma di sanatoria minore, che non va confusa con le altre tipologie di condono previste dalla stessa legge. I contribuenti, infatti, potevano integrare gli imponibili e regolarizzare le loro posizioni fiscali con il pagamento di una quota delle imposte evase. La società accertata, però, aveva pagato l'importo dovuto, ma il versamento dell'ultima rata era stato effettuato con un ritardo di 9 giorni. Per il Fisco il condono era inefficace. Secondo la Commissione regionale, invece, un lieve ritardo di nove giorni non ha arrecato all'Erario «alcun danno economico». Dunque, ha ritenuto «l'istanza di condono fiscale valida e completa, avendo raggiunto lo scopo di liquidare le imposte pretese». Per i giudici, la società ha dimostrato la volontà di adempiere agli obblighi tributari e il ritardo è giustificato da «mere difficoltà economiche». E non è la prima volta che i giudici laziali sono clementi nei confronti dei contribuenti che non hanno provveduto a pagare le imposte per mancanza di liquidità. Soprattutto se l'amministrazione ha contribuito a indurli in errore con circolari e risoluzioni. In questo senso si è espressa sempre la Commissione tributaria regionale di Roma, sezione XIV, con la sentenza 540 del 12 luglio 2011, che ha esonerato l'associazione sportiva Roma calcio dal pagamento di sanzioni e interessi, nonostante il mancato versamento nei termini delle somme dovute. Con quest'ultima pronuncia ha affermato che la mancanza temporanea di liquidità costituisce causa di «forza maggiore», che consente l'annullamento di sanzioni e interessi, valutato anche il comportamento complessivo del contribuente. Tenuto conto che sul condono tributario sono stati emanati vari provvedimenti legislativi e diverse circolari e risoluzioni sulla proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni integrative e dei versamenti, che possono aver indotto in errore i contribuenti sulla corretta interpretazione della legge.

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