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È infedeltà portare via beni ai soci

del 02/02/2012
di: di Debora Alberici
È infedeltà portare via beni ai soci
Risponde di infedeltà patrimoniale e non del minore reato di appropriazione indebita il socio che, per un conflitto di interessi con gli altri manager, porta via beni aziendali. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 4244 del 1° febbraio 2012, ha confermato la responsabilità del socio di una sas per appropriazione indebita perché, senza particolari contrasti con gli amministratori, aveva distratto beni aziendali. L'uomo si era appropriato di diversi attrezzi e arnesi ubicati all'interno della carrozzeria in liquidazione. Per questo l'altro socio lo aveva denunciato. Il Tribunale di Reggio Calabria lo aveva condannato per appropriazione indebita. La decisione è stata confermata dalla Corte d'appello. Quindi il 46enne ha presentato ricorso alla Suprema corte chiedendo che l'appropriazione indebita fosse derubricata nel reato societario, anche se, quest'ultimo, ha una pena edittale maggiore rispetto al primo. Una tesi, questa, che non ha convinto gli Ermellini che hanno respinto tutti i motivi del gravame rendendo così definitiva la condanna. In particolare, la seconda sezione penale ha tracciato una linea di confine fra i due reati chiarendo che «la norma penale-societaria contenuta nell'articolo 2634 del codice civile presuppone che ricorra tra l'amministratore e la società amministrata, una situazione di conflitto reale. Nel caso in esame non si ravvisa tale presupposto (peraltro neppure evidenziato dalla difesa». In altri termini, la mancanza del presupposto conflitto porta ad affermare l'infondatezza della tesi della difesa, perché, le due figure di reato previste (fra loro in rapporto di specialità reciproca), rispettivamente dall'art. 646 cp (appropriazione indebita) e dall'ari 2634 c.c. (infedeltà patrimoniale) si differenziano essenzialmente perché il presupposto della seconda è proprio la presenza di un conflitto di interessi, con i caratteri dell'attualità e dell'obbiettiva valutabilità, tra i soggetti attivi (amministratori, direttori generali o liquidatori) e l'ente societario; infatti la ratio dell'art. 2634 c.c. è quello di sanzionare qualsiasi atto di gestione dell'amministratore che (quale ne sia l'oggetto) persegua un interesse confliggente con quello della società, mentre il delitto di cui all'art. 646 cp non necessita del suddetto presupposto».

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