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La revoca della casa familiare è esecutiva anche senza ordine di rilascio

del 01/02/2012
di: Debora Alberici
La revoca della casa familiare è esecutiva anche senza ordine di rilascio
Il capo della sentenza con la quale il giudice revoca l'assegnazione della casa familiare è esecutivo e non è quindi necessario l'ordine di rilascio dell'immobile. Né il coniuge che deve abbandonare l'abitazione ha diritto a un termine per poter organizzare il suo trasferimento. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 1367 del 31 gennaio 2012, ha respinto il ricorso di una donna che, dopo la sentenza di separazione con la quale era stata revocata l'assegnazione della casa familiare, era rimasta nell'immobile sostenendo che il giudice non aveva ordinato espressamente il rilascio concedendole un termine temporale. Affrontando una questione che gli stessi Ermellini hanno ritenuto nuova, la terza sezione civile ha dato torto alla signora sancendo espressamente che «la natura speciale del diritto di abitazione della casa familiare, che non esiste senza allontanamento dalla casa familiare di chi non è titolare dello stesso (nel caso dell'attribuzione) e che, quando smette di esistere con la revoca, determina una situazione eguale e contraria in capo a chi lo ha perduto, con conseguente necessario allontanamento dello stesso, consente al provvedimento/sentenza di essere eseguito per adeguare la realtà al decisum, anche se il profilo della condanna non sia esplicitato, proprio perché la condanna è implicita, in quanto connaturale al diritto, sia quando viene attribuito, sia quando viene revocato». Del resto la stessa Cassazione ha sancito molti anni fa (sentenza numero 8317 del 1997) che l'ordinanza con la quale si attribuisce il diritto a uno dei coniugi di abitare la casa familiare è soggetta, in caso di inadempimento da parte dell'altro, ad esecuzione coattiva, in via breve e mediante l'ufficiale giudiziario o mediante una normale esecuzione forzata.

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