Consulenza o Preventivo Gratuito

Più spazio alle class action

del 13/01/2012
di: di Antonio Ciccia
Più spazio alle class action
Class action non solo per situazioni identiche, ma anche per situazioni analoghe. La bozza di dl liberalizzazioni estende il campo di applicazione dell'azione collettiva, eliminando la strettoia della necessità di versare in posizione assolutamente equivalente a quella del proponente. I ritocchi per il decollo della class action (rimasta lettera morta o quasi) riguardano anche il filtro della valutazione sull'ammissibilità del ricorso, che viene annacquato e le modalità di risarcimento ai consumatori (si impongono termini certi). L'attuale articolo 140-bis del codice del consumo (dlgs 206/2005) inserisce nel campo di applicazione della class action i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione «identica». La bozza di decreto sostituisce la parola «identica» con la parola «omogenea». Si tratta di un allargamento in entrata, poiché il rapporto di omogeneità prescinde da una esatta adesione alla situazione di fatto del proponente. Altra via di allargamento delle maglie è rappresentato dalla proposta di estendere il campo di azione della tutela collettiva anche ai diritti spettanti ai consumatori finali di un «servizio». Nella versione attuale sono coperti i diritti (tra l'altro solo quelli identici, ma anche qui l'aggettivo viene eliminato) spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto; nel decreto legge si aggiunge il riferimento al servizio, così non ci sono dubbi sul fatto che l'utente di un servizio possa avvantaggiarsi della class action. L'identità del diritto scompare quale requisito per l'azione di tutela contro pratiche commerciali scorrette o comportamenti anticoncorrenziali. Un'altra modifica schiude le porte della class action agli avvocati, esplicitando che l'adesione alla azione di classe può essere formalizzata senza avvocato o con il professionista: nella versione attuale la lettera della legge parla di adesione senza ministero di difensore e il decreto aggiunge un «anche», cosicché l'adesione potrà avvenire «anche senza il ministero del difensore». La sostituzione del requisito dell'identità con quello dell'omogeneità dei diritti porta una modifica del contenuto dell'atto di adesione. Nella versione proposta dal decreto sulle liberalizzazione l'adesione deve allegare «l'omogeneità della fattispecie ed il rinvio agli elementi costitutivi del diritto fatti valere nell'atto introduttivo dall'attore principale»; e non deve più contenere «l'indicazione degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la relativa documentazione probatoria». Il dl liberalizzazioni aggiunge inoltre che l'adesione può essere comunicata, anche nel giudizio di appello, fino all'udienza di precisazione delle conclusioni. Quanto al filtro di ammissibilità (primo vero ostacolo della class action), innanzi tutto va detto che le posizione identiche saranno comunque dichiarate ammissibili; inoltre mentre attualmente si può sospendere il giudizio sull'ammissibilità (rinviando di fatto l'inizio della class action), nel caso di pendenza di istruttoria avanti ad una autorità garante o al giudice amministrativo, nella versione in corso di approvazione solo la pendenza di un giudizio amministrativo mette in stand by l'azione di classe; infine viene ridimensionato il potere del giudice di dichiarare l'inammissibilità: non lo potrà più fare rilevando una manifesta infondatezza o per un conflitto di interessi. Va detto che limitare il potere di intervento del giudice significa allargare il collo di bottiglia dell'ammissibilità e di fatto consentire effettivamente l'apertura del giudizio sulle pretese di merito di utenti e consumatori (altrimenti bloccati da pronunce formali sul rito). Anche per il pagamento delle somme dovute ai consumatori le cose cambieranno: quando il giudice detta il criterio per il calcolo delle somme (ipotesi alternativa a una quantificazione diretta in sentenza), il giudice stesso assegnerà alle parti un termine di novanta giorni per addivenire ad una conciliazione sulla liquidazione del danno. Il verbale di conciliazione costituirà titolo esecutivo. Scaduto il termine, il giudice dovrà comunque liquidare le somme dovute ai singoli aderenti.

vota