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Attività regolarizzate tassate solo nel 2012

del 22/12/2011
di: Maurizio Tozzi
Attività regolarizzate tassate solo nel 2012
Scudo fiscale e imposta straordinaria, attività regolarizzate tassate solo nel 2012 e dopo sottoposte solo alla patrimoniale sulle attività estere. Eventuali incrementi dei saldi dei conti rimpatriati dovuti ai frutti delle attività finanziarie non sono sottoposti alla nuova imposta di bollo, non essendo oggetto dell'emersione. L'uscita dalla «segretazione» in corso d'anno esclude l'applicazione dell'imposta anche in proporzione. Queste alcune delle conclusioni cui può giungersi in riferimento alle nuove disposizioni in materia di imposizione delle attività scudate. Riassumendo in estrema sintesi il contenuto della norma, in base alla quale è introdotta una imposta di bollo speciale annuale del 4 per mille, innalzata al 10 e al 13,5 per mille per gli anni 2012 e 2013, in relazione alle attività finanziarie oggetto di emersione nelle diverse procedure di scudo fiscale che si sono succedute nell'ultimo decennio, è utile osservare sul piano pratico come la stessa troverà applicazione. Se a regime bisognerà fare riferimento alle attività ancora segretate alla data del 31 dicembre dell'anno precedente, per l'anno di prima applicazione, ossia il 2012, in base al chiaro disposto del comma 8 dell'art. 19 della manovra salva Italia bisogna osservare le attività detenute e ancora segretate alla data del 6 dicembre 2011. Qui si pone il primo problema interpretativo in ordine a quali siano i conti «ancora» segretati. Se non vi sono dubbi circa le operazioni di rimpatrio, anche giuridico, laddove l'anonimato è conservato (seppure in maniera «latente», dato che, per esempio, sul fronte delle comunicazioni alla banca dati dei conti finanziari anche i rapporti nati a seguito dello scudo fiscale sono comunicati), qualche perplessità permane per le regolarizzazioni. In effetti, se si ragiona sulla circostanza che le attività finanziarie regolarizzate sono destinate a divenire «visibili» al fisco per il tramite del monitoraggio nel quadro RW di Unico con relativa perdita dell'anonimato, non sembra si possa parlare ancora di «segretazione»: dal che dovrebbe concludersi che per tali attività scatti solo l'obbligo di pagare l'imposta straordinaria nel 2012 in base a quanto disposto dal comma 12 del medesimo articolo 19, nonché quello della nuova imposta patrimoniale introdotta dai commi 18 e seguenti. Il punto merita una riflessione approfondita. Il citato comma 12 sancisce che l'imposta straordinaria deve essere comunque versata in relazione alle attività finanziarie oggetto di scudo (sia rimpatriate che regolarizzate), anche se ormai in tutto o in parte prelevate dal rapporto di deposito, amministrazione o gestione acceso per effetto della procedura di emersione ovvero comunque dismesse. In termini pratici, per il 2012 gli intermediari trattengono o ricevono la provvista sia per le attività ancora segretate (in base al valore esistente al 6 dicembre 2011) sia per quelle rispetto alle quali hanno interrotto il rapporto, anche parzialmente, in tal caso facendo riferimento ai valori scudati al netto delle attività ancora segretate (che ovviamente rientrano nella previsione del comma 8). Dal 2013 in poi, invece, saranno sottoposti al prelievo speciale solo le attività ancora segretate ed esistenti al 31 dicembre dell'anno precedente (in pratica, le sole attività finanziarie oggetto di rimpatrio, anche giuridico, e ancora contenute in conti segretati), mentre in caso di «fuoriuscita» dalla segretazione (casistica che riguarda sia tutte le attività che già non erano segretate al 6 dicembre 2011, sia tutte le altre attività dismesse o prelevate), nulla più è dovuto. In particolare, si segnala che nessuna calcolo proporzionale è imposto dal legislatore: pertanto, sia che l'attività finanziaria scudata sia segretata nei soli primi giorni di gennaio, sia che la segretazione duri fino agli ultimi giorni di dicembre (fatta eccezione per il giorno 31), comunque si considera il valore della stessa al 31 dicembre solo se ancora segretata, altrimenti non vi è base imponibile nemmeno pro quota in relazione al periodo dell'anno in cui è durata la segretazione. Le attività non più segretate, però, possono risentire di un'ulteriore tassazione, se ancora detenute all'estero, ossia la nuova patrimoniale introdotta dai commi 18 e seguenti. In tal caso sono sicuramente da escludere le attività rimpatriate, in quanto si considerano comunque detenute in Italia (salvo che siano riportate all'estero o cessi il rapporto fiduciario sottostante al rimpatrio giuridico), mentre invece vi rientrano sicuramente le attività regolarizzate rimaste all'estero. Proprio per queste attività si verifica, d'altra parte, una particolarità nel primo anno di applicazione. Infatti, le stesse sono sia attività finanziarie detenute all'estero (e dunque sottoposte alla nuova patrimoniale dell'1 per mille), sia attività oggetto dello scudo fiscale, ancorché emerse alla data del 6 dicembre 2011, sottostanti all'imposta patrimoniale del 10 per mille nel 2012: di fatto, salvo diversa interpretazione, le attività oggetto di regolarizzazione saranno sottoposte nel 2012 a entrambi i prelievi.

Le ultime considerazioni devono porsi in ordine al valore da considerare per il calcolo dell'imposta di bollo. Considerato che nulla è disposto dal legislatore, a differenza di quanto avviene per la nuova patrimoniale di cui al citato comma 18, si ritiene che lo stesso sia ancorato al valore indicato in occasione dello scudo fiscale, al netto ovviamente di eventuali dismissioni. Più problematica appare invece la situazione di eventuali incrementi del conto segretato dovuti, per esempio, ad accrediti dei proventi delle attività finanziarie. Da un lato il comma 8 invita a osservare il valore delle attività al 31 dicembre di ogni anno (e solo per il 2012 al 6 dicembre 2011), dall'altro il comma 6 espressamente sancisce che l'imposta di bollo in questione si applica solo alle «attività finanziarie oggetto di emersione», con ciò dovendo escludersi i proventi successivi che, ovviamente, non sono stati «scudati». In base a tale impostazione sugli eventuali proventi nessuna imposta sarebbe dovuta, in quanto anche la nuova patrimoniale riferita alle attività all'estero non potrebbe trovare applicazione atteso che i proventi dei conti «rimpatriati» e ancora segretati sono ovviamente percepiti in Italia.

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