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Agenti di assicurazioni con l'Irap se c'è autonoma organizzazione

del 22/12/2011
di: Debora Alberici
Agenti di assicurazioni con l'Irap se c'è autonoma organizzazione
Gli imprenditori, fra cui gli agenti di assicurazione, pagano l'Irap sono se titolari di un'autonoma organizzazione.

Con la sentenza n. 26158 del 6 dicembre 2011, la Corte di cassazione consolida la linea interpretativa che appoggia il prelievo Irap a carico degli imprenditori solo se hanno un'autonoma organizzazione: dipendenti e beni strumentali che superano il minimo indispensabile.

In particolare l'Agenzia delle entrate ha presentato alla sezione tributaria il quesito «se, in relazione all'Irap, per gli imprenditori, tra i quali ai sensi dell'art. 2195 cc. vanno compresi anche gli agenti di assicurazione, il requisito della autonoma organizzazione è intrinseco alla natura stessa dell'attività svolta (art. 2082 cc) e dunque sussiste sempre il presupposto impositivo idoneo a produrre valore aggiunto tassabile ai fini Irap».

A questa domanda la Cassazione ha dato una risposta negativa usando un principio di diritto sancito per gli agenti di commercio due anni fa (sentenza n. 12111): «La soggezione ad Irap della loro attività è possibile solo nell'ipotesi nella quali sussista il requisito della autonoma organizzazione, che costituisce accertamento di fatto spettante al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità se congruamente motivato».

La motivazione di ieri si incardina in una giurisprudenza inaugurata dalla sezione tributaria l'anno scorso con la sentenza n. 21124 e che aveva ritenuto esentati dall'Irap tutti i piccoli imprenditori. In un passaggio chiave di quelle motivazioni la Cassazione scrive infatti che «alla stessa conclusione occorre, a maggior ragione, pervenire in ordine alle attività svolte da quei soggetti, come quello in esame (artigiano), che si collocano, sul piano civilistico, non nella categoria degli imprenditori – nella quale rientrano anche gli esercenti le attività ausiliarie di cui all'art. 2195, primo comma, n.5, cod. civ. (come gli agenti di commercio e i promotori finanziari) –, ma in quella dei piccoli imprenditori, i quali, ai sensi dell'art. 2083 cod. civ., sono i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia». Ma non basta. Poche righe più avanti la Cassazione infligge il vero duro colpo all'imposta più discussa degli ultimi dodici anni. «In questo caso – ecco il punto – appare ancor più evidente l'esigenza di evitare l'assoggettamento ope legis al tributo».

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