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Non rispondere al Fisco è autogol

del 21/12/2011
di: di Duilio Liburdi
Non rispondere al Fisco è autogol
Non rispondere al questionario dell'Agenzia delle entrate sui dati contabili fa correre il rischio di disconoscimento, in sede di accertamento, dei dati non prodotti: nella sostanza, la mancata risposta potrebbe corrispondere a un clamoroso autogol o a una sorta di autoverifica fiscale. È questo il senso del richiamo all'articolo 32 del dpr n. 600 del 1973 contenuto nelle lettere che l'amministrazione finanziaria sta inviando in un periodo dell'anno tra i più infelici per le imprese (si veda quanto anticipato su ItaliaOggi di ieri). Fissando, peraltro, un termine ristrettissimo per la risposta alla richiesta che non riguarda propriamente un dato ma la contabilità di più anni.

Un approccio, quello che si legge nel questionario, che appare preoccupante e che rende chiara una cosa: acquisire direttamente dai contribuenti dati che l'Agenzia non potrebbe mai reperire in modo massiccio se non con una impossibile azione di controllo a tappeto. E che si pone su una linea ormai evidente anche mediante l'adozione degli ultimi provvedimenti normativi cioè quella di censire, nella sostanza, qualunque elemento che possa poi essere utilizzato in sede di accertamento.

L'aspetto tecnico di maggiore rilievo che emerge dalla lettura del questionario inviato dalla direzione provinciale di Monza e della Brianza (ma che, si ritiene, possa rispondere ad un input più diffuso a livello nazionale), è la parte delle avvertenze in cui si afferma come le notizie ed i dati non addotti in sede di risposta al questionario non possono essere poi utilizzati in sede di accertamento nella fase amministrativa o contenziosa. È questa una previsione che venne adottata con il decreto legge n. 28 del 1999 al fine di eliminare, correttamente, il principio di reticenza di fronte alle richieste dell'amministrazione finanziaria quando però le stesse erano effettivamente finalizzate ad una azione di accertamento. In questo caso, posto il richiamo normativo, le avvertenze in questione stridono pesantemente con quanto affermato successivamente in merito agli obiettivi che si vogliono raggiungere con le richieste in questione e cioè una mappatura delle imprese del territorio tenendo in considerazione le peculiarità delle imprese nell'ambito del territorio medesimo. Un obiettivo anche encomiabile e che sembra una legittima ricerca econometrica che, sicuramente, potrebbe essere utile anche ai fini fiscali. Ma, se così è, perché indicare nelle avvertenze che i dati e le notizie non addotti non possono essere utilizzati in sede di accertamento? In linea di principio, come conseguenza che appare impossibile immaginare in concreto ma che viene supportata dalla norma, la mancata risposta al questionario potrebbe comportare un disconoscimento assoluto di quei dati contabili non prodotti. È evidente che la conclusione non potrebbe essere in alcun modo sostenibile e, dunque, sarebbe meglio limitare l'ipotesi di mancata risposta a un parametro sanzionatorio fisso senza scomodare lo spauracchio di un dato che, se non prodotto, non può essere utilizzato successivamente. Sicuramente l'impressione che ne ricavano i contribuenti non sarà positiva, anche in relazione al momento in cui i questionari stanno arrivando. Come inizialmente sottolineato, nella assoluta legittimità di una efficace azione di contrasto all'evasione fiscale la sensazione è che il legislatore, in particolare, stia sviluppando una tendenza all'acquisizione di una mole di dati enorme che sarà interessante comprendere come verrà effettivamente gestita. Basti pensare agli invii attinenti lo spesometro o la futura comunicazione dei beni in godimento ai soci nella quale dovranno essere evidenziati dati già perfettamente conosciuti come, da ultimo, la previsione contenuta nell'articolo 11 della recente manovra finanziaria mediante la quale gli operatori finanziari, periodicamente, comunicano i dati relativi a tutte le transazioni all'anagrafe tributaria. Insomma, il 2012 sarà l'anno della moltiplicazione dei dati a disposizione dell'amministrazione finanziaria in attesa che tali dati siano utilizzati ai fini degli accertamenti che, a questo punto, dovrebbero essere precisissimi e senza margini di errore vista l'accuratezza con cui dovrebbero essere preparati.

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