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Un fisco equo? Perché non copiare gli americani

del 20/12/2011
di: La Redazione
Un fisco equo? Perché non copiare gli americani
Equità, pressione fiscale, rapporto fiduciario, rispetto della privacy: termini fuori moda per l'attuale sistema fiscale italiano, appesantito dagli ultimi provvedimenti che, lungi dal risolvere il problema dell'evasione fiscale, centrano il solo obiettivo di far perdere anche quel flebilissimo feeling esistente con l'amministrazione finanziaria. Eppure, diverse proposte risolutive più eque ed efficaci non mancano. Come quelle emerse nell'ambito del 6° congresso di categoria del 2007. Allora il Cno ha presentato un articolato progetto di riforma fiscale. Ne pubblichiamo uno stralcio (la versione integrale è presente su www.consulentidellavoro.it) con l'auspicio che questo governo tecnico possa prenderne spunto.

DOCUMENTO DI SINTESI DELLA PROPOSTA DI RIFORMA

Il Cno, anche riferendosi, per quanto possibile, alle esperienze maturate negli altri paesi industrializzati, ha sviluppato il suo progetto di riforma sistematica e organica del sistema tributario vigente, basandosi sui principi della:

- semplificazione degli adempimenti;

- definitività dei rapporti tra contribuenti e amministrazione finanziaria;

- stabilità della normativa e certezza del diritto.

I PRINCIPALI PUNTI

I° obiettivo: riduzione complessiva del prelievo effettuato ai fini dell'Irpef. Si osserva che in questo momento (sia in ragione delle modalità di determinazione della base imponibile sia per l'andamento delle aliquote) la pressione fiscale riconducibile all'Irpef è complessivamente troppo elevata e, conseguentemente, deve essere:

ridotta in termini assoluti (con una riduzione pro capite del prelievo riconducibile all'Irpef);

rimodulata nella sua curva; in particolare, nella individuazione della curvatura (id est, anche nella individuazione della base imponibile) deve essere posta maggiore attenzione alla tutela della famiglia e la pressione fiscale deve essere meglio «ancorata» all'effettiva capacità contributiva dei singoli contribuenti.

In questi ambiti, si propone la riduzione del numero degli scaglioni di reddito (accompagnando tale intervento con la riduzione delle aliquote d'imposta applicabili a ciascuno scaglione) lasciando inalterata (almeno in un momento iniziale) l'entità del prelievo sulle fasce di reddito più elevate, per le quali l'incidenza fiscale determina un sacrificio proporzionalmente inferiore rispetto a quello sopportato dalle fasce reddituali più basse.

* * *

II° obiettivo: applicazione del principio della personalità del prelievo nell'ambito dell'Irpef. Un obiettivo che si ritiene debba essere centrato dalla proposta di riforma è certamente quello della «personalizzazione» del tributo Irpef, conformemente al dettato individuato dall'art. 53, comma 1, della Costituzione italiana. I sistemi di detrazioni per le spese meritevoli di apprezzamento sociale (educazione, salute e famiglia) sono tuttora insufficienti e contribuiscono ad alimentare la cosiddetta «distorsione fiscale» che affligge l'Italia. È su questo specifico aspetto che una riforma di lungo periodo deve incidere. Si è convinti che la previsione di maggiori elementi di personalità del tributo si possa raggiungere non mediante un elevato numero di scaglioni ma attraverso una serie di detrazioni/deduzioni che tengano conto delle famiglie numerose, delle famiglie monoreddito, delle famiglie con componenti affetti da handicap e di età superiore ai settanta anni oltre a quelle con figli a carico disoccupati, delle spese per l'istruzione propria e dei figli, delle spese per la propria salute e per quelle dei propri cari ecc.

In proposito, lo studio elaborato dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha analizzato specificamente i tre principali settori di intervento che garantirebbero una maggiore equità del prelievo fiscale: esenzioni, deduzioni e detrazioni.

Riforma delle deduzioni e detrazioni

La riforma che si propone dovrebbe essere realizzata con un forte senso di equilibrio sociale pur nel rispetto dei vincoli della finanza pubblica. È naturale, perciò, pensare che la prima fase della riforma non dovrebbe riguardare l'intero importo delle spese detraibili/deducibili sostenute, ma solo una percentuale delle stesse (nei termini, per esempio del 30-40%), proiettando comunque lo sviluppo del nuovo sistema al maggior utilizzo della spesa del contribuente.

Così operando: si semplificherebbe il sistema di calcolo dell'Irpef; si avrebbe una miglior corrispondenza tra capacità contributiva e pressione fiscale, con conseguente maggior giustizia sociale; laddove si estendesse il diritto alla deduzione a tutte le spese legate alla salute, alla famiglia e all'istruzione si consentirebbe la modulazione del prelievo in ragione della effettiva capacità di reddito del contribuente sottraendo dalla base imponibile le spese per beni e servizi essenziali che non indicano l'effettiva ricchezza in quanto comuni a tutti i cittadini; si manterrebbe la progressività della pressione fiscale, anche in caso di riduzione del numero degli scaglioni di reddito e di una riduzione degli spread attualmente esistenti tra le diverse aliquote nominali, nel senso di un avvicinamento al modello della «flat tax». La proposta che si avanza perciò è quella di prevedere, in aggiunta alle deduzioni attualmente esistenti, altre categorie di spese che contribuiscano ad armonizzare il cosiddetto principio di economicità impositiva, e tra queste: deduzione per spese di trasloco per motivi di lavoro; deduzioni per elevate spese per cure mediche o dentistiche non coperte da assicurazione o dal servizio sanitario nazionale; deduzioni corrispondenti alle spese per interessi su mutui; deduzioni a fronte di donazioni ed elargizioni effettuate in favore di enti non aventi scopo di lucro che perseguono finalità socialmente utili; deduzioni corrispondenti alle perdite per furti o eventi casuali; deduzioni per spese di viaggio ed altre spese di lavoro; deduzioni per spese per istruzione dei lavoratori; deduzione dei canoni di locazione abitativa e tassazione forfettaria degli stessi in capo ai locatori.

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