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Il radiato può tornare in studio

del 17/12/2011
di: di Gabriele Ventura
Il radiato può tornare in studio
Un professionista radiato dall'ordine potrà comunque continuare a esercitare. È uno dei rischi derivanti dalla nuova disciplina sulle società tra professionisti, contenuta nella legge di stabilità 2012, laddove prevede la possibilità di inserimento di un socio terzo di puro capitale. Che, appunto, nulla vieta che sia anche un professionista che ha ricevuto la massima sanzione disciplinare dal proprio ordine di riferimento. Lo affermano i vertici delle categorie professionali, intervenuti ieri al dibattito televisivo, dal titolo «La riforma delle professioni», organizzato da ItaliaOggi per celebrare i suoi vent'anni di attività e andato in onda su Class Cnbc (disponibile su www.italiaoggi.it/videocenter). Tema centrale gli effetti della manovra Monti sulle professioni, dalle ultime modifiche alla manovra di Ferragosto alla richiesta alle Casse dei professionisti di dimostrare entro il 30 giugno 2012 una sostenibilità a 50 anni. Hanno partecipato al dibattito il presidente del Cup, Marina Calderone, quello del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, quello dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla ed Elio Lannutti, senatore dell'Italia dei Valori e membro della commissione Finanze. Il presupposto del confronto è stato il costante attacco alle professioni che ha caratterizzato gli ultimi quattro mesi di interventi governativi. «Nelle ultime quattro manovre gli ordini professionali sono stati sempre nel mirino», ha sottolineato Calderone, «prima avevamo in corso un progetto di riforma con il ministero della giustizia, poi da luglio è iniziato un percorso diverso e gli ordini hanno iniziato a essere considerati non più come una risorsa per l'economia del paese ma come qualcosa di imbarazzante per l'assetto normativo italiano». Secondo Siciliotti la riforma delle professioni è stata già scritta, «ed è contenuta nei principi indicati dalla manovra di agosto». «Quello che manca invece è la disciplina delle società tra professionisti, e a questo riguardo ribadiamo la nostra contrarietà al socio di capitale di maggioranza». Sulle società professionali Calderone ha evidenziato un doppio rischio: il fatto che le imprese «possano fare shopping all'interno del mercato professionale», e la possibilità che il socio di capitale sia anche «un professionista radiato in precedenza dall'ordine, che un domani potrebbe aprire una propria attività e continuare quindi a esercitare». Si è affrontato poi il tema del sistema disciplinare degli ordini, che secondo i vertici di categoria sarebbe a rischio abrogazione con le ultime previsioni della manovra Monti. Lannutti ha espresso la propria contrarietà al potere disciplinare degli ordini «perché in troppi casi non viene esercitato e invece deve essere realmente effettivo». Sul rischio che i «poteri forti» possano mettere le mani sulle professioni, Stella ha affermato che «il mercato professionale è certamente molto appetibile». Sulla previsione che riguarda le Casse di previdenza, invece, de Tilla ha lanciato l'allarme sulle Casse professionali. «Se si prevede che gli enti debbano dimostrare la sostenibilità tenendo conto solo delle entrate contributive e non di quelle patrimoniali», ha detto, «significa che si vuole mettere mano ai 50 miliardi di patrimonio delle casse. Le professioni si devono ribellare al governo scendendo in piazza come avevano fatto nel 2006 all'indomani del decreto Bersani». A parere di Stella, «il ministro Fornero deve assolutamente chiarire se il suo obiettivo è unicamente quello della sostenibilità di lungo periodo delle casse di previdenza o altro.». Altri approfondimenti sul dibattito su ItaliaOggi Sette di lunedì 19 dicembre.

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