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Proroga dell'accertamento del condono 2002, contribuenti beffati

del 15/12/2011
di: La Redazione
Proroga dell'accertamento del condono 2002, contribuenti beffati
Penalizzazione supplementare per i contribuenti virtuosi, o «pentiti» per coloro che hanno aderito al condono 2002 e che, a seguito del Decreto monti, si vedono prorogare di un ulteriore anno i termini di decadenza dell'accertamento.

Il dl. 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. Decreto Salva Italia), in vigore dal prossimo 1° gennaio 2012, infatti, all'art. 11, comma 10-bis, ha previsto che nell'art. 2, comma 5-ter, del dl. 138 del 2011, così come convertito dalla Legge n. 148 del 2011 (c.d. Manovra di Ferragosto), alle parole «31 dicembre 2012» siano sostituite le parole «31 dicembre 2013».

La conseguenza di tale intervento è quella di far slittare, dunque, di altri 365 giorni, un termine di decadenza che risultava già essere stato impropriamente prorogato con la Manovra di Ferragosto e che, per questo, non fa che destare le medesime perplessità in più di una occasione palesate con riferimento alle modifiche attuate da quest'ultima.

L'ultimo periodo, del comma 5-ter, dell'art. 2, del dl. 138 del 2011 cit., prevedeva, infatti, che «per i soggetti che hanno aderito al condono di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289, i termini per l'accertamento ai fini dell'imposta sul valore aggiunto pendenti al 31 dicembre 2011 sono prorogati di un anno». La norma appena riportata – tuttora in vigore, dunque, modificata esclusivamente nel tempus della proroga ma non «toccata» né nell'ambito soggettivo, né nell'ambito oggettivo di applicazione – si ritiene richiamare i condoni in genere: il riferimento, infatti, sembrerebbe andare a tutte le sanatorie della Legge 289/2002. È tuttavia da ritenere che si faccia riferimento esclusivamente ai condoni che rileva(va)no ai fini dell'Imposta sul Valore aggiunto, posto che successivamente la norma stabilisce la proroga dei termini per l'accertamento esclusivamente ai fini di quest'ultima imposta.

In ogni caso, sebbene non risulti di così immediato inquadramento la latitudine dei condoni Iva – laddove, se sicuramente vi rientrano l'integrativa semplice e il condono tombale (su cui si è pronunciata la Corte di Giustizia, circa la loro incompatibilità con le norme comunitarie), più di qualche dubbio si pone per le altre sanatorie – pur nell'indeterminatezza della norma sembrerebbe lecito concludere che la proroga dei termini di accertamento riguarderebbe tutti i soggetti che si siano avvalsi di una qualunque delle sanatorie del 2002/2003 che hanno avuto, direttamente o indirettamente, un effetto sul piano dell'imposta de qua.

Tale «inversione di rotta» sembrerebbe derivare dall'incrocio tra le risultanze della intervenuta pronuncia della Corte di Giustizia Europea del 17 luglio 2008 (causa C-132/06) – nell'ambito della quale viene sancita l'illegittimità del condono per contrasto con la normativa comunitaria relativamente a quanto dovuto a titolo di Imposta sul Valore Aggiunto – ed il raddoppio dei termini per l'accertamento sancito attraverso le modifiche intervenute all'art. 43, del dpr n. 600 del 1973 ed all'art. 57, del dpr n. 633 del 1972. Laddove, dunque, il Condono non ha più la valenza che avrebbe dovuto avere, o meglio, laddove il Condono è da ritenersi completamente invalido, il Fisco e la Guardia di Finanza hanno l'obbligo di denunciare chi vi abbia aderito, qualora vi si riscontri un'ipotesi di reato.

A fronte di un reato, dunque, i termini per il Fisco raddoppiano da quattro ad otto anni (o da cinque a dieci in caso di omessa presentazione della dichiarazione). E dato che l'Iva 2002 andava dichiarata nel 2003, allo stato attuale, dunque, vi è tempo sino al 31 dicembre 2011 per gli accertamenti, prorogati altresì di un anno – sino, quindi, al 31 dicembre 2013 – a seguito del su richiamato intervento ad opera della Manovra Monti.

Termine più lungo, quello appena indicato, che parrebbe, peraltro, non riguardare il solo anno d'imposta 2002, bensì, in base al tenore letterale della norma, tutti gli anni d'imposta accertabili, con conseguenze ad impatto dirompente sia per i contribuenti in buona fede – che aderivano, all'epoca, incentivati dalla sicurezza che le stesse disposizioni normative garantivano, di non subire una proroga biennale del termine di decadenza per l'accertamento –, sia, e conseguentemente, per lo Stato, in capo al quale si profilerebbe, quale (ulteriore) effetto della norma, un obbligo di rimborso ai medesimi contribuenti di quanto versato per perfezionare l'accordo, in un'ottica di (doverosa) tutela di questi ultimi.

Resterebbe, tuttavia, salvo quanto disposto dalla sentenza n. 247 del 2011, emessa dalla Corte Costituzionale, in materia di raddoppio dei termini per l'accertamento, la quale, se da un lato ha previsto che i termini raddoppino, in ipotesi di reato, anche qualora quest'ultimo sia emerso quando il periodo di imposta sia già decaduto, dall'altro ha messo un vero e proprio «paletto» a ciò, sancendo che il termine raddoppiato non si cumuli con altre proroghe, quali, ad esempio, la proroga biennale per chi non ha aderito ai condoni, di cui all'art. 10, L. n. 289 del 2002 (espressamente citata nella pronuncia medesima), nonché proprio la «nuova entrata» proroga di un (ulteriore) anno per coloro che al contrario al condono avevano aderito.

Stefano Loconte e Luciana Gargano

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