Consulenza o Preventivo Gratuito

La professionalità è un antidoto contro la precarietà

del 13/12/2011
di: Giovanni Piccardo
La professionalità è un antidoto contro la precarietà
Nella scuola, dove le trasformazioni sociali sono più evidenti e dove si avvertono come segni premonitori le difficoltà e le incognite di questa epoca, nasce l'aspettativa di nuove risorse che possono essere appagate soprattutto con una distinta e riconosciuta professionalità del docente. Secondo molti osservatori, l'aspetto negativo (forse più inquietante) che sta all'origine dei mali della scuola è quello di considerare l'insegnante un impiegato.

Lo stato giuridico dell'insegnante, nella scuola statale, è quello del livello 7 dei dipendenti pubblici, senza alcuna prospettiva di carriera e con un inserimento molto penoso che passa attraverso il sistema delle graduatorie e le procedure per conseguire l'abilitazione.

Il Tu del pubblico impiego, art. 7 comma 2 recita: «Le amministrazioni pubbliche garantiscono la libertà di insegnamento e l'autonomia professionale nello svolgimento dell'attività didattica, scientifica e di ricerca».

L'insegnamento, in generale, si colloca sicuramente fra le professioni liberali secondo le indicazioni dell'art. 4, n. 1, della legge di delega 30 luglio 1973, n. 477 che suggerisce: «Al docente dovrà essere garantita la libertà d'insegnamento intesa come autonomia didattica e come espressione culturale dell'insegnamento, nel rispetto dei dettati Costituzionali e secondo gli ordinamenti della scuola stabiliti dallo stato, nonché nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni e del diritto di questi al pieno e libero sviluppo della loro personalità».

La stessa legge, all'art. 2, delinea una professione docente rinviando al legislatore delegato di definire la natura e i caratteri richiesti dal suo esercizio; ma nel provvedimento finale, il dpr 417/74, tale nozione non appare affatto recepita. Il suo significato, comunque, resta ed è utile a fornire ulteriori elementi interpretativi della funzione docente, che viene generalmente espletata nell'ambito di una organizzazione scolastica e raramente nella modalità di libera professione.

In ogni caso, il docente assolve a una mansione di elevato significato umano e morale in quanto affidata quasi esclusivamente all'impegno, alla sensibilità, all'equilibrio, alla preparazione culturale e alla capacità di comunicativa dello stesso (empatia); ma soprattutto alla sua autonoma determinazione di scelte e di metodi per il raggiungimento dei risultati prefissati in seno agli organi collegiali.

All'art.38 del Contratto del personale della scuola del 1995 si legge: «La funzione docente si fonda sull'autonomia culturale e professionale dei docenti, intesa nella sua dimensione individuale e collegiale»; inoltre «Il profilo professionale del docente è costituito da competenze disciplinari, pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca».

Il docente decide, autonomamente e in collaborazione con i colleghi, i tempi, i modi, i contenuti, la metodologia e, per quanto possibile, i sussidi didattici per la propria funzione in piena libertà di coscienza e di azione, assumendone le responsabilità non solo morali, ma anche giuridico/amministrative che la legge gli attribuisce. E tutte queste operatività si riferiscono alla personalità e alla deontologia professionale essendo indipendenti da qualsivoglia direttiva dirigenziale.

Si tratta, quindi, di una mission professionale, indicata da norme oggettive e ministeriali, che deve trovare riscontro nella mission aziendale della istituzione scolastica (statale o non statale). In effetti, la scuola è un ente con personalità giuridica che si avvale di un'organizzazione e di una struttura gerarchica e amministrativa simile a quella di un'azienda.

In conclusione, l'opera d'insegnamento, pur essendo una prestazione d'opera intellettuale e rientrando nella sfera delle professioni cosiddette liberali, può ben conformarsi a un rapporto di lavoro subordinato, oppure di lavoro autonomo, in funzione tanto dell'accordo negoziale stipulato fra le parti (docente/scuola) quanto delle effettive modalità di svolgimento dell'attività nel suo complesso, nel senso che il nomen iuris contrattuale deve trovare riscontro nel modus operandi, cioè in quei comportamenti reali caratterizzanti, in modo prevalente, o l'una o l'altra forma di rapporto: nel primo caso il fine prioritario della prestazione è nell'impresa, nel secondo caso è nell'attività professionale del soggetto lavoratore e solo indirettamente dell'imprenditore committente. Tuttavia, l'attività dell'insegnante è protesa al raggiungimento del fine pedagogico che è, di per sé, un risultato intrinseco alla funzione docente in misura sicuramente preminente rispetto a quello perseguito dalla scuola vista come azienda.

Pertanto, detta attività risulta controversa; infatti, secondo la più affermata interpretazione giurisprudenziale essa costituisce una prestazione d'opera intellettuale (2230) in cui le caratteristiche tipiche della subordinazione (2094) appaiono attenuate, mentre non trova pieno riscontro nemmeno in quello prettamente autonomo della «locatio operis» (2222).

La subordinazione si concreta per il lavoratore in un vincolo di assoggettamento gerarchico e per il datore di lavoro nel potere d'impartire direttive non soltanto generali, in conformità ad esigenze organizzative e funzionali, ma tali da inerire, di volta in volta, all'intrinseco svolgimento delle prestazioni lavorative, limitandone la libertà di scelta e d'azione. Questo tipo di rapporto appare superato e non corrispondente alle reali esigenze in molti settori, come in quello del terziario e specialmente in quelli caratterizzati da prestazioni intellettuali.

Queste considerazioni suggeriscono la forma più coerente e adeguata di rapporto lavorativo per i docenti, che può essere individuata nella collaborazione a progetto o programma, introdotta dalla legge n. 30/2003 (legge Biagi).

La Filins (Federazione italiana licei e istituti non statali), in rappresentanza delle oltre 400 scuole paritarie associate, ha sottoscritto con la Cisal, che è il sindacato maggiormente rappresentativo del settore, il contratto collettivo nazionale di lavoro a progetto (Ccnlp) per i docenti, i quali possono così usufruire delle tutele e delle specifiche norme previdenziali emanate appositamente per i lavoratori c.d. parasubordinati, compresa l'indennità di disoccupazione.

In seguito a risoluzioni giurisprudenziali, sollecitate dalla stessa Filins, il ministero della pubblica istruzione (Miur), dopo aver riconosciuto l'intero punteggio anche per il servizio prestato con rapporto di lavoro atipico, ha emanato la nota riportata al portale web: http://www.filins.it/MIUR_Nota_6_12_2005_Parita_con_100su100_co.co.pro..doc, con cui pronuncia implicitamente l'applicabilità di questo nuovo contratto nazionale nelle scuole paritarie associate alla Filins; si sottolinea, peraltro, che la sua validità è ovviamente subordinata al pieno rispetto delle regole e delle aliquote retributive.

A sostegno delle suesposte considerazioni, c'è da tempo all'esame della VII commissione della camera la proposta di legge sullo stato giuridico degli insegnanti, nella forma del testo unificato dei precedenti disegni di legge Santulli e Napoli, che presenta a nostro giudizio alcuni elementi di novità. Il testo vincola la funzione del docente ad un compito che è pubblico e riconosciuto: «art. 1, com. 2 - La Repubblica riconosce e valorizza il lavoro dell'insegnante, sia come singolo sia nelle libere associazioni professionali ove può incrementare la propria dimensione professionale», sottraendolo dal ruolo impiegatizio a cui è relegato. Inoltre, affronta la questione della progressione giuridica ed economica della carriera, cui è connesso il meccanismo della valutazione del docente, ma solo se è dipendente.

Solo così la bravura personale, l'aggiornamento, l'impegno a conseguire risultati concreti entrano nel «gioco» della libera concorrenza fra «professionisti», i cui meriti sono ben apprezzati da quei gestori di scuola pubblica paritaria che vogliono offrire un servizio didattico sempre più qualificato, trasformando il proprio ruolo di datore di lavoro in quello di committente, ovvero di «cliente» del professore che, a sua volta, assume il ruolo di commissionato come libero professionista.

In sintesi, la precarietà può essere vinta dalla professionalità e dalla qualità del servizio in tutti i settori lavorativi, ma soprattutto nel campo dell'insegnamento.

vota