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Contante, tracciabilità ampliata

del 10/12/2011
di: di Simona D'Alessio
Contante, tracciabilità ampliata
Abbassare la soglia di tracciabilità per il pagamento in contanti, scesa da 2.500 a mille euro, purché «accompagnata da una riduzione dei costi connessi con l'uso della moneta elettronica». E proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, dopo quelle delle farmacie, degli esercizi commerciali e dei trasporti, estendendo gli interventi «ad altri settori ancora poco esposti alla concorrenza, quali i servizi per la mobilità urbana e quelli postali». Sono due passaggi dell'audizione tenuta ieri da Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, nelle commissioni congiunte bilancio e finanze della camera, nell'ambito dell'esame della manovra Monti. Avvertendo che le norme del decreto «hanno effetti restrittivi sul prodotto interno lordo, stimabili in mezzo punto percentuale nel prossimo biennio», il numero uno di palazzo Koch ha sostenuto che rimane «prioritario» il contrasto all'evasione, e che «dall'emersione di base imponibile e dalle risorse liberate dalla razionalizzazione della spesa potrà determinarsi la riduzione della pressione fiscale, necessaria per dare maggiore stimolo all'attività di impresa e all'occupazione»; le nuove misure, tuttavia, «si concentrano per circa due terzi sulle entrate, portando la pressione fiscale intorno al 45%», un valore «molto elevato sia in prospettiva storica, sia nel confronto internazionale». Combattere fenomeni evasivi favorirebbe «tra l'altro la definizione di interventi in favore dei cittadini con redditi modesti» e, a seguire, una diminuzione della concentrazione del carico fiscale, «rafforzando gli incentivi al lavoro e all'attività di impresa»; nella penisola, ha continuato Visco, il cuneo fiscale «supera la media degli altri paesi dell'area dell'euro di 5,5 punti percentuali», e l'aliquota legale della tassazione del reddito d'impresa, pur escludendo l'Irap», oltrepassa di circa 4 punti la media delle medesime nazioni. Quanto alle spese con denaro contante, ha spiegato, è «assurdo» che in Italia se ne utilizzi una quantità così elevata, ecco perché è «auspicabile» la quota non vada oltre i 1.000 euro; la manovra, poi, agevola l'emersione di base imponibile, essendo «previsti alcuni benefici, dal 2013, per le persone fisiche, le società di persone e i contribuenti soggetti agli studi di settore che adottino comportamenti fiscali trasparenti». Bankitalia vede negli sgravi sul costo del lavoro «effetti positivi sulla competitività imprenditoriale» e sull'occupazione femminile. Il timore che manovre che prevalentemente «impiegano lo strumento fiscale» inneschino una spirale negativa nel paese è stato, invece, evidenziato dal presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, anch'egli ascoltato nelle commissioni di Montecitorio. Secondo la magistratura contabile, infatti, l'aumento delle aliquote Iva e delle accise sui carburanti «si trasmetterà con un effetto di maggiore inflazione che prudenzialmente può essere stimato di almeno un punto percentuale», pertanto, «nel nuovo quadro macroeconomico del governo, che prospetta un'inflazione al consumo in media pari al 2% sembra essere, da questo punto, di vista sottostimata». Per ciò che concerne l'atteso gettito dalla nuova tassazione dell'1,5% dei capitali rientrati in Italia con lo scudo, la corte ha espresso «non poche perplessità», giacché «soprattutto per gli importi più elevati, le operazioni di rimpatrio e di regolarizzazione per lo più sono avvenute avvalendosi di società di comodo o, comunque, interposte», con la conseguenza che, «dopo la dismissione delle attività o il loro prelievo dal rapporto di deposito, tali società hanno avuto tutto il tempo di scomparire senza lasciare traccia» (si veda ItaliaOggi di ieri). Permane, pertanto, a giudizio di Giampaolino «il rischio che a restare nella rete dell'imposta straordinaria siano prevalentemente i soggetti persone fisiche, e in particolare quelli che, specie nel 2001, hanno approfittato dello scudo per sanare, in modo apparso allora semplice e poco costoso, anche violazioni di carattere formale, o comunque minori», attinenti alla disponibilità all'estero di conti correnti di scarsa entità.

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