Consulenza o Preventivo Gratuito

È pirata solo se messo in vendita

del 02/12/2011
di: di Luigi Chiarello
È pirata solo se messo in vendita
Un prodotto fermo in dogana può essere qualificato come «contraffatto» o «usurpativo» di un diritto di proprietà intellettuale solo quando è destinato a essere venduto. È la conclusione a cui è giunta la Corte di giustizia europea, in merito a due cause (C 446/09 e C 495/09) riguardanti la condotta che devono tenere le autorità doganali dinanzi a eventuali violazioni dei diritti di proprietà intellettuale a opera di merci, provenienti da stati terzi. Sia che tali prodotti si trovino in transito esterno, sia che siano in deposito doganale nel territorio dell'Unione. La sospensione in dogana, però va ricordato, non consente di non assoggettare le merci non comunitarie ai dazi all'importazione. Ne ad altri prelievi e, neanche a eventuali misure di politica commerciale.

La causa C 446/09. Nel 2002 le autorità doganali belghe hanno ispezionato un carico (con destinazione non precisata), depositato nel porto di Anversa (Belgio), di rasoi elettrici provenienti da Shanghai (Cina) e somiglianti a taluni modelli di rasoi sviluppati dalla società Philips. Sono modelli protetti da registrazioni che conferiscono a Philips un diritto esclusivo in materia di proprietà intellettuale in vari stati, tra cui il Belgio. Sospettando che si trattasse di «merci usurpative», le autorità belghe hanno proceduto a bloccarle. Philips ha avviato un procedimento dinanzi al tribunale di primo grado di Anversa nei confronti delle società Lucheng, Far East Sourcing e Röhlig, coinvolte nella fabbricazione, nella commercializzazione e nel trasporto di detti rasoi, ritenendo che tali imprese abbiano violato il diritto esclusivo che essa detiene su detti modelli di rasoi.

La causa C 495/09. Nel luglio 2008, all'aeroporto di Londra Heathrow (Regno Unito), le autorità doganali del Regno Unito (HM Revenue & Customs,« HMRC ») hanno ispezionato una partita di merci - telefoni cellulari e accessori - in provenienza da Hong Kong (Cina) con destinazione Colombia. Su queste merci era apposto un marchio Nokia. Sospettati di imitazione, gli HMRC hanno inviato campioni alla Nokia che ha confermato l'imitazione e ha chiesto il blocco del carico in questione. La domanda è stata respinta dai HMRC in quanto le merci in transito da uno stato terzo a un altro non possono essere equiparate a «merci contraffatte» ai sensi del diritto dell'Unione e non possono essere quindi bloccate. La Nokia ha contestato il rifiuto di bloccare le merci dinanzi alla giustizia Uk.

La sentenza della Corte di giustizia. I due tribunali nazionali hanno entrambi chiesto ai giudici comunitari se merci, provenienti da uno stato terzo, in transito o immagazzinate in un deposito doganale nel territorio dell'Unione possano essere considerate «merci contraffatte» o «merci usurpative» ai sensi dell'Unione solo per il fatto di essere introdotte nel territorio doganale Ue, senza esservi vendute.

La risposta della Corte di giustizia è stata chiara: le merci extra-Ue sottoposte a blocco in dogana non possono, per questo solo fatto, violare i diritti di proprietà intellettuale Ue. Ma «tali diritti possono essere violati quando, una volta sottoposti a un regime sospensivo nel territorio doganale dell'Unione, se non addirittura prima del loro ingresso in esso, merci provenienti da stati terzi formano oggetto di un atto commerciale diretto verso i consumatori dell'Unione, quale una vendita, una messa in vendita o una pubblicità».

Ma oltre all'esistenza di un atto commerciale, anche altre circostanze possono determinare un blocco provvisorio da parte delle autorità doganali europee. Per esempio, il doganiere che in regime di deposito o transito di merci constata che tali prodotti imitano o copiano un prodotto tutelato, nell'Unione, da un diritto di proprietà intellettuale può intervenire quando ha elementi che fanno pensare a una messa in commercio di tali prodotti in Europa.

Possono costituire elementi di tal genere il fatto che la destinazione delle merci non sia dichiarata (mentre il regime sospensivo richiesto esige una siffatta dichiarazione), l'assenza di informazioni precise o affidabili circa l'identità o l'indirizzo del produttore o dello speditore delle merci, una mancanza di cooperazione con le autorità doganali oppure la scoperta di documenti o di corrispondenza sulle merci atti a suggerire che esse possano essere dirottate verso i consumatori dell'Unione. Un sospetto simile deve, in ogni caso, emergere dalle circostanze specifiche di ciascuna fattispecie. Se invece, a seguito di indagini non è dimostrato che tali merci siano destinate ad essere immesse in vendita nell'Unione, a quel punto le stesse merci non potranno essere qualificate come «merci contraffatte» e «merci usurpative».

vota