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Liti, àncora dall'errore scusabile

del 29/11/2011
di: di Maurizio Tozzi
Liti, àncora dall'errore scusabile
Liti, errore scusabile ultima ancora di salvataggio. Si chiude il 30 novembre il primo adempimento del versamento: eventuali insufficienze negli importi dovuti potranno essere rimediati su sollecito dell'amministrazione finanziaria in tutte le situazioni in cui si riscontrano gli estremi del c.d. errore in buona fede. Una delle domande ricorrenti dei diversi operatori concerne il momento in cui è possibile configurare un c.d. errore scusabile. In primo luogo si pensi alle diverse ipotesi in cui è necessario procedere ad una riliquidazione delle imposte, o perché il contribuente ha effettuato un'impugnazione parziale, oppure perché si è avuto un giudicato interno o ancora un'autotutela parziale. Ebbene in queste circostanze è necessario avere riguardo alla controversia che forma ancora oggetto del contendere, dovendosi ricontrollare l'ammontare del valore della lite per poi procedere ai calcoli del quantum da pagare. In stretto collegamento alla riliquidazione delle imposte vi è la problematica dell'affrancamento della perdita. Cercando di far luce anche in ordine alla criptica circolare n. 48 del 2011, si rammenta che in presenza di una perdita accertata il contribuente può:

– decidere di sanare solo le imposte effettive indicate nell'accertamento, non affrancando la perdita;

– affrancare la perdita, procedendo al calcolo delle imposte virtuali, sommando le stesse a quelle effettive, riscontrando il rispetto del limite di 20 mila euro complessivi e poi pagando gli importi necessari per la chiusura della lite.

Se oltre all'anno in cui si è dichiarata la perdita è accertato anche l'anno di utilizzo (ed ovviamente entrambe le annualità sono oggetto di una lite), è data possibilità al contribuente di scegliere in quale annualità affrancare, optando per quella con aliquote impositive più basse. Non si ritiene, invece, esatto il chiarimento della circolare n. 48 del 2011 nella parte in cui sostiene che per le persone fisiche le imposte virtuali sono collegate solo alle aliquote marginali. In realtà, il calcolo delle imposte virtuali deve essere effettuato applicando per intero il Tuir e dunque devono essere riconosciute anche le deduzioni e le detrazioni.

Simili problematiche di ricalcolo delle imposte si hanno nel caso di giudicato parziale, laddove è necessario determinare l'ammontare della «lite vinta» (in termini di imposte con giudicato favorevole), rispetto a quello della «lite persa». Solitamente il giudice non stabilisce la misura dell'imposta dovuta in base al giudicato assunto, ma ridetermina l'ammontare degli imponibili accertati. Ad esempio, se in un accertamento i ricavi contestati sono di 40 mila euro, spesso l'organo giudicante riduce gli stessi stabilendone un abbattimento ma non ridetermina le imposte collegate. Nel mondo Irpef è immediato dedurre che la riduzione delle imposte non è di pari ammontare: infatti, se ai maggiori ricavi accertati corrisponde un maggior reddito dello stesso importo (ossia 40 mila euro) e imposte, per ipotesi, di 20 mila euro, ai ricavi ridotti di 16 mila euro, pur corrispondendo un maggior reddito di 16 mila euro, in forza delle deduzioni e detrazioni, nonché degli scaglioni impositivi, le imposte relative potrebbero essere di 4 mila euro, con una riduzione dell'80% diversa da quella del 60% dei ricavi e relativa modifica degli importi da pagare (infatti, la lite vita sarebbe di 16 mila euro, con pagamento di 1.600 euro, mentre la lite persa è di 4 mila euro, con pagamento di 2 mila euro). Le situazioni descritte in precedenza, peraltro, possono tranquillamente incrociarsi, determinando circostanze di elevata difficoltà nella determinazione del quantum dovuto (si pensi al caso del contribuente Irpef con perdita accertata e giudicato parziale). Il tutto dovendo anche considerare che una volta determinato l'importo da pagare, deve anche procedersi all'eventuale scomputo di quanto già in possesso dell'agente della riscossione. In merito, rammentando che solo limitatamente all'eventuale giudicato positivo, anche se parziale, è possibile ottenere il rimborso delle eccedenze, è abbastanza evidente che il primo problema è stabilire quali siano le somme scomputabili, dovendosi far riferimento solo a quelle di competenza dell'amministrazione finanziaria e con ciò, dunque, dovendo escludere dallo scomputo somme di altri Enti (come ad esempio il pagamento di contravvenzioni stradali) o anche di competenza dell'Agente della riscossione. Ma la complicazione maggiore si ha se a fronte di due liti «sanabili» le procedure di riscossione siano state riunite in un'unica cartella di pagamento. In tale evenienza, oltre a dover «isolare» gli importi scomputabili, non resta che procedere in proporzione al valore delle liti oggetto di definizione: ad esempio, se la prima lite vale 18 mila euro e la seconda 12 mila euro, vuol dire che la prima ha un'incidenza del 60% sul totale valore della lite e dunque eventuali importi iscritti a ruolo e pagati cumulativamente per le due liti devono essere imputati con dette percentuali a ognuna di esse. Non sono scomputabili gli importi riferiti a parte della lite non più «pendente» (come ad esempio per le definizioni delle sanzioni).

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