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Banche, le mani sulla contabilità

del 23/11/2011
di: di Valerio Stroppa
Banche, le mani sulla contabilità
Banche pronte a mettere le mani sulla contabilità delle piccole imprese. Anche se la semplificazione rischia di rimanere solo sulla carta. Gli istituti di credito, già attivi da tempo sul fronte della fatturazione elettronica, sono al lavoro per offrire servizi specifici nella mappatura di incassi e pagamenti, magari con la messa a punto di software ad hoc per la gestione della contabilità con gli estratti conto, come è stato previsto dalla legge di stabilità. Sulla quale, intanto, potrebbe arrivare a breve la circolare dell'Agenzia delle entrate che dovrebbe fornire i chiarimenti in merito. La norma agevolativa prevista dalla legge m. 183/2011 per i contribuenti che pagano e incassano totalmente con moneta tracciabile, se da un lato apre a una facilitazione apparentemente rivoluzionaria, dall'altro presenta una serie di criticità di non facile soluzione. Per esempio il fatto che, alla luce della scarna formulazione della norma e dell'avverbio utilizzato («interamente»), appare sufficiente effettuare o ricevere un solo pagamento in contanti nell'arco di un anno per far venire meno il meccanismo (si veda, sul punto ItaliaOggi dell'11 novembre scorso). O ancora la difficile conciliabilità dei dati presenti nell'estratto conto inviato dalla banca con la necessità di avvalersi di informazioni analitiche per determinare la base imponibile ai fini delle imposte dirette, della liquidazione Iva e degli studi di settore. Insomma, gli operatori concordano nel ritenere che, in assenza di parallele semplificazioni nel calcolo delle imposte, l'articolo 14, comma 10 della legge di stabilità è di fatto inattuabile.

Un primo problema è di natura soggettiva. «I commercianti al dettaglio, che per dimensioni potrebbero essere interessati a questa normativa, sono tagliati fuori», osserva Claudio Carpentieri, responsabile fiscale Cna, «perché è davvero difficile pensare a un esercente che non riceva nemmeno un pagamento in contanti. Così come è illogico che questi rifiuti di fornire la prestazione per evitare di uscire dal regime contabile agevolato».

Ma anche in un ipotetico mondo nel quale il denaro sia totalmente dematerializzato (in linea, quindi, con la ratio della norma), e perciò le entrate/uscite risultanti dalla rendicontazione bancaria coincidano con i ricavi/costi sostenuti dal contribuente, le complicazioni ai fini fiscali sarebbero notevoli. Per esempio per coloro i quali determinano il reddito d'impresa o di lavoro autonomo da includere in dichiarazione annuale secondo le regole dell'art. 66 del Tuir, seguendo il criterio della competenza economica (vale a dire assumendo costi e ricavi maturati a prescindere dall'effettivo pagamento o incasso). Situazione analoga per il valore della produzione ai fini Irap. Senza tralasciare l'obbligo di riportare in dichiarazione alcuni elementi contabili finalizzati all'applicazione degli studi di settore.

Non solo. Sorgono difficoltà pure con riferimento all'Iva. «La sostituzione della contabilità con l'estratto conto potrebbe dare luogo a problemi anche in chiave europea», osserva Andrea Trevisani, direttore politiche fiscali di Confartigianato, «poiché ai fini della corretta liquidazione dell'Iva il contribuente è obbligato alla tenuta di determinate scritture contabili. Eventuali deroghe a tale principio devono essere preventivamente concordate a livello comunitario».

«Per rendere concreta la possibilità di determinare i tributi dovuti o i dati richiesti direttamente dall'estratto conto bancario, è necessario modificare anche la disciplina di tutte le principali imposte», chiosa Carpentieri, «qualsiasi altra soluzione è destinata al fallimento».

Anche perché la gestione del «doppio binario» tra cassa e competenza comporterebbe l'esigenza di scorporare dagli importi presenti nell'estratto conto gli incassi pervenuti dai clienti e i pagamenti effettuati ai fornitori nell'anno precedente, nonché di aggiungere quelli che saranno invece saldati nell'esercizio successivo. In questo modo verrebbe meno quell'ottica di semplificazione a cui è ispirata la legge.

«Premesso che la norma è di difficile applicazione nella pratica», sottolinea Beniamino Pisano, responsabile fiscale Casartigiani, «si tratta di una semplificazione che non elimina i costi connessi alla gestione amministrativa degli adempimenti e al versamento delle imposte».

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