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Senza pertinenza col reato è illegittimo il sequestro

del 18/11/2011
di: di Debora Alberici
Senza pertinenza col reato è illegittimo il sequestro
È illegittimo il sequestro finalizzato alla confisca dei conti dell'imprenditore senza che sia stato provato il nesso di pertinenzialità con il reato, in questo caso l'appropriazione indebita. Infatti la misura è valida solo in caso di confisca per equivalente.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 41399 del 14 novembre 2011, ha respinto il ricorso della Procura di Grosseto, presentato contro il dissequestro di 81 mila euro di un imprenditore accusato di appropriazione indebita.

In motivazione il Collegio sottolinea la differenza fra i sequestri finalizzati alla confisca e quelli finalizzati alla confisca per equivalente. Nel primo caso, dice Piazza Cavour, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di somme di denaro che costituiscono «profitto del reato» «deve ritenersi sicuramente ammissibile sia allorquando la somma si identifichi proprio in quella che è stata acquisita attraverso l'attività criminosa sia ogni qual volta sussistano indizi per i quali il denaro di provenienza illecita sia stato depositato in banca ovvero investito in titoli, trattandosi di assicurare ciò che proviene dal reato e che si è cercato di occultare. È evidente, a tal proposito, che la fungibilità del denaro e la sua funzione di mezzo di pagamento non impone che il sequestro debba necessariamente colpire le medesime specie monetarie illegalmente percepite, bensì la somma corrispondente al loro valore nominale, ovunque sia stata rinvenuta, purché sia attribuibile all'indagato».

Nel secondo caso, invece, «trattandosi di confisca ex art. 240 c.p. e non di confisca per equivalente, il sequestro del profitto richiede alcuni requisiti». Prima di tutto che la somma sia dell'imputato, e poi che sia pertinente al reato contestato (il che significa che una somma di denaro che non abbia alcuna pertinenza con il reato non può essere sequestrata).

A questo punto, una volta dimostrata la pertinenza, e solo in questo caso, la misura può colpire le somme che si identificano proprio con quelle che sono state acquisite attraverso l'attività criminale. O ancora possono essere fermati i valori corrispondenti al valore nominale, ovunque rinvenuti o comunque siano stati investiti «proprio perché, considerata la fungibilità del danaro e la sua funzione di mezzo pagamento, il sequestro non deve necessariamente colpire le medesime specie monetarie illegalmente percepite, bensì una somma corrispondente al loro valore nominale ovunque sia stata rinvenuta, purché sia attribuibile all'indagato».

Nel caso sottoposto all'esame della Corte è stato confermato il dissequestro dei conti di un imprenditore di Grosseto che era stato accusato di appropriazione indebita. Ma la misura non era spiccata in relazione alla confisca per equivalente. Ecco perché, i conti personali, estranei all'attività illecita, non possono essere sottratti al manager.

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