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La sospensiva è un'arma in più

del 16/11/2011
di: di Andrea Bongi
La sospensiva è un'arma in più
L'istanza di sospensione è ormai un vero e proprio un ricorso nel ricorso. D'ora in avanti è infatti sempre più importante predisporre con cura la richiesta delle misure cautelari fornendo al giudice le maggiori informazioni possibili in ordine alla verifica dei requisiti richiesti dalla norma per la concessione della sospensione: il fumus boni juris e il periculum in mora. L'avvento dei nuovi accertamenti esecutivi e l'accelerazione delle procedure di riscossione rendono dunque necessario il ricorso alle misure cautelari in un numero sempre maggiore di casi assegnando alle stesse una vera e propria mission strategica. Dalla possibilità di ottenere la sospensione dell'esecutività dell'atto fino alla pubblicazione della sentenza del primo grado potrebbe dipendere infatti la stessa sopravvivenza dell'impresa.

Stando ai recente dati sul contenzioso pubblicati dal dipartimento delle finanze (si veda ItaliaOggi del 5 novembre scorso), nell'anno 2010 il numero delle istanze di sospensione presentate è cresciuto di oltre il 50% rispetto all'anno precedente passando da 97.511 a 155.362. Considerato il numero dei ricorsi pervenuti nello stesso anno alle commissioni tributarie provinciali si può affermare, in via approssimativa, che l'istanza di sospensione della riscossione in pendenza di giudizio è presente in circa il 50% dei ricorsi. Un contribuente su due chiede dunque alla commissione tributaria provinciale la sospensione dell'esecutività dell'atto fino alla pubblicazione della sentenza del primo grado. È un evidente segno dei tempi nei quali le difficoltà economico-finanziarie delle imprese e dei contribuenti in genere si scontrano con le procedure sempre più invasive dei concessionari della riscossione e dell'amministrazione finanziaria. Quanto all'accoglimento delle sospensive i dati recentemente diffusi dalle Finanze ci dicono che nel 50,7% dei casi l'istanza di sospensione viene accolta dalla commissione tributaria provinciale. Lo scorso anno la percentuale di accoglimenti era risultata di poco inferiore attestandosi al 49,02%.

Dunque in un ricorso su due si richiede la sospensiva mentre allo stesso tempo una istanza di sospensione ogni due viene accolta. I dati sinteticamente riportati ci indicano dunque il ricorso sempre più massiccio alla richiesta delle cosiddette misure cautelari da parte dei contribuenti. Tale dato è ovviamente destinato a crescere a causa dell'avvento degli accertamenti esecutivi dallo scorso 1° ottobre e dagli effetti sempre più drammatici della crisi economico finanziaria in atto.

Ciò premesso ciò che preme qui rilevare è l'importanza strategica dell'istanza di sospensione e gli accorgimenti che i contribuenti ed i loro difensori dovranno adottare per far sì che la percentuale degli accoglimenti possa ulteriormente crescere. Com'è noto l'articolo 47 del dlgs 546/92 la cui rubrica è appunto «sospensione dell'atto impugnato» prevede che il contribuente debba attivarsi per richiedere tale misura cautelare attraverso un'istanza motivata, se dall'atto impugnato può derivargli un danno grave ed irreparabile.

La decisione sulla sospensione è presa, salvo il caso di eccezionale urgenza di cui al terzo comma della disposizione, dal collegio tramite ordinanza motivata non impugnabile. Quasi sempre le problematiche che si presentano al momento di decidere in merito alla istanza di sospensione sono relative alla verifica del danno in relazione alla capacità economico-patrimoniale del contribuente. Ed è proprio su questo delicatissimo terreno che i contribuenti ersi per fornire al collegio giudicante il maggior numero possibile di elementi per assisterli nella valutazione da esperire. Il pensiero va a bilanci, situazioni patrimoniali e finanziarie le più aggiornate possibile, alla prova delle disponibilità bancarie e così via. Tutto ciò che può aiutare il collegio nella difficile valutazione del danno grave e irreparabile che potrebbe derivare al contribuente dalla immediata esecutività dell'atto impugnabile è da ritenersi dunque utile e valido.

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