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La protesta: legge di stabilità da rivedere

del 15/11/2011
di: Gabriele Ventura
La protesta: legge di stabilità da rivedere
Legge di stabilità da rivedere. A chiederlo al nuovo governo sono gli ordini professionali, che protestano contro l'eliminazione tout court delle tariffe professionali e contro la nuova disciplina delle società tra professionisti. «Totale dissenso su alcune delle norme che riguardano le professioni», si legge in una nota diramata dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. «Abbiamo contribuito a realizzare una riforma innovativa che tenesse conto, allo stesso tempo, delle esigenze del mercato e del rispetto dell'autonomia e del valore sociale delle libere professioni, ma aver eliminato ogni riferimento, anche solo informativo, alle tariffe professionali non sarà solo lesiva proprio della dignità dei professionisti, ma esporrà i consumatori a truffe come quelle che già circolano su internet dove per 50 euro si offrono prestazione professionali complesse». «Aver eliminato ogni limite di investimento non professionale nelle costituende società di professionisti, oltre ad aver tolto loro la riserva di amministrazione», conclude la nota, «renderà facile l'infiltrazione di capitali mafiosi che potranno facilmente orientare progettazione, direzione dei lavori e collaudi nell'industria delle costruzioni». Gli agrotecnici, invece, plaudono alla possibilità di costituire società tra professionisti in maniera generalizzata. «Certamente si tratta di una innovazione per molte professioni necessaria», si legge in una nota del Collegio nazionale, «era però preferibile che il governo lasciasse all'autonomia di ciascun ordine di decidere se utilizzare questo strumento oppure no oppure se farlo con determinate limitazioni». Il presidente della categoria, Roberto Orlandi, nutre invece preoccupazioni per la «incongrua norma che prevede l'abolizione di tutte le disposizioni sugli ordinamenti professionali, in via automatica, a seguito dell'entrata in vigore del dpr che modificherà gli ordinamenti stessi, introducendovi i principi già declinati con la legge n. 148/2011 e le società professionali». «È necessario», conclude Orlandi, «che il governo chiarisca in via interpretativa la portata della disposizione abrogativa che oggi, presa nel suo tenore letterale, presenta molti profili di incostituzionalità e potrebbe dar luogo a un rilevante contenzioso. Sulla stessa linea l'Organismo unitario dell'avvocatura, che chiede di «eliminare la norma che prevede l'abrogazione esplicita degli ordinamenti professionali mediante un semplice decreto ministeriale». Mentre il presidente dei tributaristi dell'Int, Riccardo Alemanno, si augura che il nuovo esecutivo «possa affrontare quelle riforme rinviate anche per colpa di coloro che sono refrattari ai cambiamenti e che hanno come unico obiettivo quello di mantenere lo stato attuale delle cose, probabilmente perché non vogliono rinunciare a rendite di posizioni o privilegi».

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