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La certificazione Iso aiuta le esportazioni

del 09/11/2011
di: di Simona D'Alessio
La certificazione Iso aiuta le esportazioni
Qualità fa rima con competitività. E, certificare le caratteristiche e le eccellenze del made in Italy (abbigliamento-moda, alimentare, arredamento-mobili e apparecchiature meccaniche), ha permesso alle imprese di incrementare costantemente le esportazioni dal 2005 ad oggi, malgrado la crisi. Una scelta strategica, poiché attualmente sono 90 mila le aziende in possesso della certificazione Iso 9001, il documento più completo nella definizione del sistema di gestione di qualità, e le loro prestazioni al di fuori dei nostri confini si rivelano migliori rispetto a quelle dei soggetti privi del «bollino». È quanto emerge dal lavoro di indagine dell'osservatorio di Accredia, l'ente unico nazionale di accreditamento, realizzato con il supporto del Censis e in collaborazione con Manageritalia, presentato ieri, a Roma. Nel panorama nazionale sei imprese su dieci possiedono un certificato di qualità, dal quale il 90% dei dirigenti interpellati ritiene si ricavino servizi di maggior rilievo e una efficace razionalizzazione dell'organizzazione interna; per il 42,1% del campione intervistato, inoltre, grazie alla decisione di dotarsi di questo strumento di valorizzazione della propria attività, il posizionamento sul mercato è «buono», o addirittura «eccellente», ma un 35,5% dichiara di soffrire di una condizione «piatta, stagnante, priva delle necessarie prospettive di crescita». Tuttavia, a giudizio di Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, l'analisi svela come per una consistente fetta del tessuto produttivo del Belpaese la certificazione sia considerata «utile ad abbassare lo spread, e ad alzare il pil». Si tratta, infatti, aggiunge Federico Grazioli, numero uno di Accredia, di «un vero e proprio passaporto» per le nostre imprese, nonché di «una leva importante per snellire la burocrazia». Bisogna, però, secondo Ivan Malavasi, presidente di Cna e Rete Imprese Italia, «convincere soprattutto chi guida le pmi che non è un orpello, né l'ennesimo sacrificio», ma un processo che può dare maggiori chance di sviluppo; c'è una debolezza economica di fondo, incalza, tuttavia l'Italia ha delle «competenze straordinarie». E, insieme a Santo Versace, industriale della moda, presidente di Altagamma e deputato (di recente passato dal Pdl al gruppo misto), Malavasi lancia una provocazione: «Perché non certificare la politica e la qualità della spesa pubblica, scoprendone il reale tasso di produttività?».

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