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Incroci pericolosi tra soci e società

del 04/11/2011
di: Maurizio Tozzi
Incroci pericolosi tra soci e società
Società e soci, incroci pericolosi nella definizione. Ognuno decide autonomamente se chiudere la propria lite, ma bisognerà prestare la massima attenzione alle sospensioni dei termini in relazione alle liti non definibili in quanto di limite superiore a 20 mila euro. La circolare n. 48 del 2011 conferma che sul piano soggettivo le liti in materia di imposte sui redditi riguardanti i soci di società di persone, o anche di società di capitali alla luce della presunzione di distribuzione degli utili nell'ambito delle società a ristretta base partecipativa, sono distinte dal punto di vista processuale da quelle instaurate dalla società e, quindi, sono autonomamente definibili rispetto a queste ultime. Ciò anche nel caso in cui vi sia stato il litisconsorzio necessario oppure il giudice abbia proceduto alla riunione dei distinti ricorsi.

È evidente che il primo problema si pone in ordine alle liti definibili o meno in rapporto al limite di 20 mila euro. Ben può verificarsi, infatti, che le imposte contestate alle società siano superiori al predetto limite (si pensi alle srl a ristretta base, che possono essere oggetto di accertamenti ai fini Ires, Irap e Iva), mentre gli accertamenti riferiti ai soci per le sole imposte sui redditi e relative addizionali siano di importo inferiore. In tale evenienza le strade devono necessariamente separarsi, con però due elementi da tener presente:

1) in primo luogo, la definizione di alcuni dei soggetti sottoposti ad accertamento non implica nessuna ammissione di colpevolezza di evasione e/o elusione. Coloro che possono o vogliono fruire della sanatoria sfruttano soltanto una possibilità normativa e la loro decisione non può certamente influenzare l'iter del contenzioso degli altri. Pertanto se solo dei soci definiscono e altri no, ovvero chiude la società e non i soci o viceversa, la sanatoria esplica effetti solo nei confronti di coloro che se ne sono avvalsi, mentre il contenzioso prosegue nei confronti degli altri senza subire alcun riflesso;

2) relativamente alle liti non interessate dalla sanatoria bisogna fare molta attenzione al verificarsi, o meno, delle sospensioni temporali previste dal legislatore. Infatti, se le liti non sanate comunque rientrano nel limite di valore di 20 mila euro, essendo potenzialmente sanabili (in pratica si assiste a una decisione di non definizione da parte dell'interessato), sono comunque oggetto della sospensione dei termini fino al prossimo 30 giugno 2012. Se invece la lite non può proprio essere sanata in quanto superiore al limite di 20 mila euro, è evidente che la sospensione dei termini non opera e pertanto bisognerà procedere ad ogni adempimento necessario (ad esempio, la produzione dell'appello). Certo, la fattispecie è abbastanza particolare soprattutto nelle casistiche di litisconsorzio necessario o riunione dei giudizi con emissione di un'unica sentenza, ma sul piano normativo non vi sono vie d'uscita e nemmeno il documento di prassi ha aperto a possibili soluzioni diverse.

La circolare n. 48 del 2011 effettua poi una importante precisazione in riferimento all'evenienza di un accertamento che nei confronti di una società di persone si limita solo a recuperare solo l'imponibile reddituale da attribuire pro quota ai relativi soci ma non conduce a rilievi diretti ai fini Iva e Irap. In tale ipotesi, atteso che l'accertamento non contiene recuperi impositivi, la definizione non può essere effettuata dalla società, mancando il parametro di valutazione della lite, mentre solo i soci potranno effettuare la definizione della lite instaurata sui propri accertamenti.

Il chiarimento di cui sopra però può condurre a una situazione «limite», se si considerano altri chiarimenti del passato e in particolare la risoluzione n. 225 del 2003, concernente un caso in cui da un lato il contenzioso riguardante la società era ancora pendente e dall'altro quello attinente il socio era invece passato in giudicato e per un motivo molto semplice: il socio non aveva impugnato la sentenza della Commissione provinciale in quanto la stessa stabiliva che il relativo reddito di partecipazione doveva essere determinato pro quota in funzione di quanto stabilito per la società. Essendo sopraggiunta la possibilità di definizione, utilizzabile dalla società, anche il socio ha posto il problema di poter avvalersi della medesima definizione ancorchè in riferimento ad una sentenza ormai non impugnata, considerato che, appunto, i suoi «risultati» imponibili erano strettamente connessi al giudicato della società. L'Agenzia delle entrate ha rifiutato tale possibilità, asserendo l'assenza della lite pendente suscettibile di definizione. A questo punto, però, l'incrocio dei chiarimenti conduce a un «blocco» totale alla definizione. Se infatti il contenzioso del socio è passato in giudicato e l'accertamento alla società non contiene recuperi impositivi, la sanatoria non sarà mai fruibile.

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