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Stati divisi sulla nuova Pac tra aiuti più flessibili e costi

del 02/11/2011
di: da Bruxelles Angelo Di Mambro
Stati divisi sulla nuova Pac tra aiuti più flessibili e costi
Costi amministrativi, semplificazione, flessibilità nella redistribuzione delle quote nazionali per i pagamenti diretti e nell'applicazione del greening. Questi sono i punti della riforma della politica agricola comune che si preannunciano «caldi», all'indomani della presentazione dalla Commissione Ue agli Stati membri, della prima valutazione di impatto sull'agricoltura europea delle nuove regole proposte dall'Esecutivo.

La maggior parte delle delegazioni, dal Belgio alla Bulgaria, dalla Germania alla Lettonia insistono sull'aspetto della semplificazione e sull'importanza di essere in grado di misurare il fardello burocratico della nuova Pac per gli agricoltori. Per ora, il dato manca dal documento dalla Commissione. Italia e Francia guidano il drappello nutrito degli Stati che vogliono vederci più chiaro sul calcolo delle quote nazionali delle risorse per il primo e il secondo pilastro. I nuovi Stati membri, Polonia in testa sono scontenti per una perequazione delle risorse per i pagamenti diretti rimandata a data da destinarsi. I membri fondatori dell'Ue chiedono invece una flessibilità maggiore, per una convergenza che sia il più possibile graduale. Interesse soprattutto di Francia, Spagna e Italia, che ancora applicano una distribuzione delle risorse legata al criterio «storico». L'Italia chiede che tra i parametri di distribuzione dei fondi sia considerato anche il valore aggiunto della produzione agricola. Con Germania e Svezia il nostro Paese ha posto anche il problema dei costi delle misure di greening in situazioni particolari, come quella della piccola azienda alle prese con la diversificazione colturale obbligatoria. I costi totali del greening, secondo la valutazione di impatto, ricadranno su poco meno dell'80% delle aziende europee, con una distribuzione che graverà soprattutto su quelle della fascia centrale del continente, dalla Danimarca al nord Italia, con costi intorno ai 50 euro per ettaro di superficie potenzialmente eleggibile. Sull'inadeguatezza del capping (il tetto agli aiuti alle grandi aziende) e sulla problematicità della definizione di agricoltore attivo insiste il Regno Unito. Il timore è che la norma non colpisca solo gli «agricoltori da sofa», che prendono sussidi senza produrre. Oltremanica sarebbero diverse le organizzazioni non governative, proprietarie di terreni su cui svolgono essenzialmente funzione di land management, che temono di essere tagliate fuori dai pagamenti diretti con l'entrata in vigore della definizione di «agricoltore attivo».

Intanto il Commissario Ciolos continua le presentazioni della riforma nelle sedi istituzionali. È tornato a Strasburgo a discuterne con la Commissione Agricoltura dell'Europarlamento, poi a Bruxelles al Comitato economico e sociale, ottenendo conferma che le critiche alle sue proposte non sono state solo una prevedibile reazione a caldo. C'è poi l'incognita dei tempi. L'eurodeputata popolare Mairead McGuinness ha avanzato forti dubbi sulla possibilità che la riforma possa entrare in vigore a inizio 2014. I motivi li spiega un rapporto del Centro studi dell'Europarlamento, «La Pac nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020» (http://www.gpp.pt/pac2013/Docs/CAP_Multi_Financial_Framework.pdf), secondo cui la concomitanza tra la discussione sulla nuova Pac e del dibattito sul bilancio 2014-2020 e le scadenze elettorali (prima Spagna e Francia, poi Italia e Germania) rallenteranno il processo di decisione. Senza accordo sul budget entro la fine del 2013, le quote di risorse previste dall'attuale quadro legislativo saranno estese automaticamente al 2014 con un aggiustamento del 2% dovuto all'inflazione. «Non so quanto sarebbero dispiaciuti gli agricoltori europei di prorogare l'attuale Pac di un anno», è stato il commento sibillino del presidente della Commissione agricoltura del parlamento europeo, Paolo De Castro.

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