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Società di comodo all'interpello

del 02/11/2011
di: di Duilio Liburdi
Società di comodo all'interpello
La richiesta di disapplicazione gioca di anticipo per le nuove ipotesi di società non operative: l'applicazione della norma sin dall'acconto per il 2012 consente di presentare una richiesta all'amministrazione finanziaria già nei primi mesi dell'anno. Senza che questa possa essere identificata come eccessivamente preventiva rispetto alla liquidazione dell'imposta che avverrà, ovviamente, nel modello Unico 2013. Analoga questione, peraltro, si pone in relazione alla restrizione sulla aliquota Ires maggiorata per le società che, tradizionalmente, sono definite come non operative in quanto non superano il test di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994.

Le società in perdita strutturale. La legge n. 148 del 2011 amplia come noto il campo di applicazione delle penalizzazioni previste per le società non operative di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994 fermo restando che le esclusioni previste da questa norma operano anche per le società in perdita strutturale. In sostanza, laddove per un triennio si sia dichiarata una perdita ovvero per due anni una perdita e per uno un reddito imponibile inferiore al reddito minimo, si applicano tutte le disposizioni previste per le società di comodo vere e proprie quali, per esempio, l'applicazione dell'aliquota Ires più elevata, la limitazione nell'utilizzo del credito Iva nonché la determinazione di un valore della produzione Irap minimo. Va sempre preliminarmente ricordato come, a differenza delle società di comodo, l'aver dichiarato perdite per più periodi di imposta consecutivi ovvero due anni di perdita e un anno di reddito inferiore al minimo, le società in questione superano il test di operatività ma, appunto, evidenziano risultati fiscali negativi nell'ambito del modello Unico. Non sono dunque società di comodo nel senso stretto del termine ma sono considerati per effetto di una nuova disposizione normativa soggetti anti economici che applicano le limitazioni in materia di società di comodo. Sarà compito dell'amministrazione finanziaria chiarire l'ambito di applicazione del triennio di osservazione previsto dalla norma che, in linea di principio, dovrebbe terminare nel 2011, nonché delineare eventuali esimenti e spiegare il rapporto di questa nuova disposizione con le altre in materia di perdite intervenute tra il 2010 ed il 2011. Basti ricordare, per esempio, che l'articolo 24 del decreto legge n. 78 del 2010 ha disciplinato l'ipotesi di attivazione di un'attività di controllo nei confronti dei soggetti in cosiddetta perdita sistemica fatta eccezione per le ipotesi in cui la perdita deriva dal pagamento di compensi a soci e amministratori nonché nel caso in cui i soci procedono alla copertura della perdita. Ora, con la manovra estiva, si afferma che laddove una società (peraltro questa nuova previsione si applica anche ai soggetti Irpef) dichiari perdite per tre periodi di imposta consecutivi, si applicano tutte le limitazioni in materia di società di comodo. Un'applicazione del concetto di soggetto antieconomico sostanzialmente automatica che, per certi versi, fa pensare a una implicita abrogazione delle disposizioni che, invece, delineavano l'attività di controllo.

La presentazione di una istanza di disapplicazione. È evidente come molto si giocherà nell'ambito dell'istanza di disapplicazione della norma di cui all'articolo 37-bis, comma 8, del dpr n. 600 del 1973 nell'ambito della quale si dovrà nella sostanza spiegare all'amministrazione finanziaria il motivo per il quale una società è in perdita. Vi è da pensare che alcune delle esimenti possano essere esattamente quelle previste dall'articolo 24 del decreto legge n. 78 del 2010 e, più in generale, dovranno essere attentamente valutate le motivazioni esposte da una società che supera il test di operatività. Potrebbero verificarsi dei casi in cui una società che dichiara una perdita abbia di fatto già corrisposto le imposte sul componente che ha generato la perdita medesima. Si pensi, per esempio, a un accantonamento non deducibile effettuato in periodi di imposta antecedenti al triennio di osservazione che corrisponde, nel triennio di osservazione, a una variazione in diminuzione nella dichiarazione dei redditi che fa chiudere la dichiarazione stessa in perdita. Sarebbe singolare, nel caso di specie, che questo soggetto possa essere compreso tra quelli cosiddetti anti economici. Inoltre, in relazione al momento di presentazione dell'istanza di disapplicazione va tenuto in considerazione come, vista l'efficacia della norma già in sede di determinazione dell'acconto per il periodo di imposta 2012, la stessa può essere già presentata all'inizio dell'anno. Infatti, se il triennio di osservazione sarà il periodo 2009 - 2011, all'inizio del prossimo anno probabilmente si avrà già contezza di una situazione regolata dalla norma il che, evidentemente, comporterà l'opportunità di anticipare il più possibile la presentazione dell'istanza senza che l'Agenzia possa eccepirne l'eccessiva preventività rispetto alla determinazione del reddito di periodo. Le indicazioni dell'Agenzia, infatti, si rendono necessarie per determinare correttamente il versamento di acconto per il primo periodo di applicazione della nuova disposizione normativa.

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