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Società di comodo reversibili

del 02/11/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Società di comodo reversibili
Dalla famiglia delle società di comodo si potrà uscire, nel silenzio assoluto della legge, soltanto dopo il realizzo di almeno un esercizio in utile fiscale che interrompa la realizzazione di perdite sistemiche. La presunzione di non operatività della società scatta, ai sensi del comma 36-decies, dell'art. 2, dl n. 138/2011, convertito nella legge n. 148/2011, dopo la realizzazione di perdite fiscali per tre periodi d'imposta consecutivi o per due periodi d'imposta in perdita e uno in utile, ma al di sotto di quello minimo determinato ai sensi del comma 3, dell'art. 30, legge n. 724/1994, ferme restando «le cause di non applicazione di cui al predetto art. 30 della legge n. 724 del 1994».

Nella manovra di fine estate non è stata inserita alcuna norma che disciplini il rientro fra le società operative, dovendo presumere soltanto, con la necessaria conferma anche in sede interpretativa da parte dell'amministrazione finanziaria, che l'uscita dall'«inferno» delle società di comodo sia automatica, all'interruzione della reiterazione delle perdite.

Per fare un esempio, se una società (soggetto «solare») ha realizzato perdite fiscali nel triennio 2009/2011 (nei periodi d'imposta 2009, 2010 e 2011), nel 2012 entra tra le società «non operative» e applica la disciplina, di cui all'art. 30, della legge 724/1994, mantenendo la qualifica «di comodo» per tutto l'esercizio 2012. Se alla fine del 2012, la società realizza un utile al di sopra di quello minimo, nel 2013 si trova con due esercizi consecutivi in perdita (2010 e 2011) e un periodo d'imposta in utile (2012) sembra doversi ritenere, esclusivamente dall'interpretazione delle disposizioni dei commi 36-decies e 36-undecies, che dal 2013 la società possa rientrare tra quelle «operative» e non di comodo. Come evidenziato, l'indicazione appena fornita nasce da una mera interpretazione delle disposizioni richiamate, poiché la disciplina sulla fuoriuscita non è stata neppure accennata dal legislatore.

Resta da chiarire se nel triennio da considerare debba essere conteggiato anche il primo periodo di esercizio dell'attività, stante il fatto che il n. 2), della lettera c), comma 1, dell'art. 30, legge n. 724/1994, esclude la società dall'applicazione del test, ma la detta situazione non la esclude automaticamente dalla nuova presunzione basata sulle perdite reiterate e dall'ingresso, nel quarto periodo d'imposta, nella famiglia delle «non operative».

Restano escluse dal regime di non operatività quelle società neo-costituite che non hanno alle spalle più di due esercizi (start-up), ancorché entrambi in perdita fiscale, poiché le disposizioni richiamate individuano la nuova fattispecie di non operatività alla presenza di perdite (o perdite e utile al di sotto del minimo) rilevate in tre periodi d'imposta, venendo di conseguenza a mancare, in tale situazione, il relativo presupposto.

Come già anticipato (ItaliaOggi, 1-11/10/2011), due sono le possibilità per restare fuori: la prima, attuabile con l'introduzione di una modifica e/o di un'integrazione al provvedimento direttoriale del 2008 (n. 23681/2008) con l'inserimento di nuove conclamate situazioni e, soprattutto, con l'inserimento di quelle situazioni indicate al secondo periodo, del comma 1, dell'art. 30, legge n. 724/1994, che restano esentate solo dall'esecuzione del test di operatività e la seconda, attuabile con la presentazione di un'istanza d'interpello «giustificativo» della situazione specifica (società con acquisizioni straordinarie, forti investimenti, riconversione dell'attività, perdite su crediti consistenti, ecc..).

Con riferimento alla presentazione dell'interpello disapplicativo e all'ottenimento (non scontato) di un parere positivo, si evidenzia la necessità, in caso di diniego, di ricorrere contro la risposta negativa, al fine di non vedersi, nella fase contenziosa, respingere l'eventuale ulteriore ricorso sull'accertamento, poiché in giurisprudenza si sta consolidando un (ulteriore e negativo, almeno per il contribuente) principio (Cassazione n. 8663/2011 - Ctp Reggio Emilia, sentenza n. 154/2011) secondo il quale è inammissibile il ricorso sull'accertamento, in assenza dell'impugnazione del rigetto dell'interpello.

Infine, da non sottovalutare i termini prescritti dalla disciplina sugli interpelli disapplicativi, di cui al comma 8, dell'art. 37-bis, dpr n. 600/1973, che risultano estremamente diluiti, con particolare riferimento alla possibilità che, in caso di esito positivo, la disapplicazione resta possibile solo a partire dal periodo d'imposta in cui si riceve il via libera del direttore della direzione generale delle Entrate.

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