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Liti pendenti, sanatoria più cara

del 02/11/2011
di: di Maurizio Tozzi
Liti pendenti, sanatoria più cara
La chiusura delle liti fiscali pendenti rischia di diventare più costosa del previsto a causa del mancato raccordo Agenzia/Agente della riscossione per quanto riguarda le cartelle emesse e in rateazione.

La circolare n. 48 del 2011 affronta solo parzialmente uno spinoso problema della definizione delle liti pendenti, ossia che fine fanno le cartelle di pagamento già emesse da Equitalia e riferite alle riscossioni da contenzioso, ma ancora non pagate o in corso di rateazione. La questione non è di poco conto se si considera il chiaro dettato della disposizione di riferimento, l'articolo 16, c. 5 della legge n. 289 del 2002, secondo cui se a seguito delle procedure di riscossione sono stati pagati degli importi, gli stessi possono essere scomputati da quelli dovuti per la sanatoria. Le eventuali eccedenze, però, non saranno rimborsate, tranne nel caso in cui non vi sia stato un giudicato favorevole al contribuente. In termini pratici e considerando che molti dei contenziosi recenti hanno subito l'iscrizione a ruolo provvisoria nella misura del 50% delle imposte richieste ancor prima del giudicato della Ctp, la situazione prefigurabile è paradossale: infatti, per definire una controversia ancora non discussa la norma richiede il pagamento del 30% del valore della lite, laddove potrebbe già essere stato versato all'agente della riscossione ben oltre il 50% della stessa (se ad esempio vi sono anche interessi di dilazione pagati). Posto che in una simile situazione non si deve versare nulla in quanto si scomputano dal 30% gli importi già «in mano» all'Agente della riscossione (come detto anche oltre il 50%), deve sottolinearsi come, a prescindere dalle previsioni normative, il condono costa comunque oltre il 50%, ossia esattamente quanto incassato da Equitalia. Solo in presenza di una decisione favorevole, invece, anche in misura parziale, può scattare il rimborso delle eccedenze versate (peraltro il giudicato parziale obbliga a un complicato calcolo dovendo «imputare» alle somme potenzialmente rimborsabili parte degli ammontari versati sulla stessa base della percentuale «vittoriosa» della decisione).

Orbene è evidente che il legislatore della manovra estiva, nel riaprire il condono, è stato chiaramente distratto, non mutando la regola suesposta. La circolare n. 48 del 2011 ovviamente non può che attenersi alla norma, ma almeno si sarebbero potuti fornire dei chiarimenti più puntuali. Si legge nel documento di prassi che «dopo aver riscontrato l'integrale pagamento di quanto dovuto, l'Ufficio, sulla base di un sommario controllo della definibilità della lite, deve disporre subito la sospensione della riscossione dei ruoli il cui obbligo di pagamento verrà meno per effetto della definizione della lite. A seguito della presentazione della domanda di definizione, dopo averne accertato la regolarità, procede allo sgravio dei predetti ruoli non pagati, sempre senza necessità di specifica istanza. Nel caso in cui le somme già versate in pendenza di giudizio siano superiori a quelle dovute per la definizione l'Ufficio può procedere alla sospensione dopo la presentazione della domanda di definizione ovvero allo sgravio dopo aver accertato la regolarità della definizione».

Tradotto in termini pratici, sarà l'amministrazione finanziaria, dopo un sommario controllo, a disporre la sospensione dei ruoli, anche senza istanza. A scanso di equivoci, però, è consigliabile produrre istanza di sospensione amministrativa ex art. 39 del dpr 602/73 e comunque segnalare l'avvenuta definizione anche all'agente della riscossione, chiedendo la sospensione della procedura. Ovviamente da tale punto di vista è fondamentale il pagamento del dovuto, che si riscontra nelle seguenti ipotesi:

- gli importi versati in sede di riscossione già eccedono quelli dovuti;

- anche se gli importi versati non eccedono quelli dovuti dalla definizione, effettuato lo scomputo il contribuente provvede a pagare la differenza, con le modalità indicate nella risoluzione n. 82 del 2011 e ovviamente entro il 30 novembre 2011.

I problemi non affrontati dall'amministrazione finanziaria sono due e riguardano gli importi da scomputare e, soprattutto, il «destino» delle rateazioni in essere con equitalia. Sul primo aspetto deve capirsi cosa accade per gli aggi destinati all'agente della riscossione, che non sembrano scomputabili dagli importi della definizione, anche riferendosi ai chiarimenti del passato. Tale problema però non è rilevante se si considera la presenza dell'istituto dell'errore scusabile, potendo eventualmente il contribuente rimediare a uno scomputo in eccesso. Il secondo aspetto è invece più delicato: in pratica, il ruolo è di fatto in corso di pagamento, ma in forma rateale. È possibile sospendere il pagamento delle rate successive? In senso negativo farebbero propendere due considerazioni: da un lato il pagamento è ormai avviato e la rateazione ne rappresenta solo una modalità di corresponsione, dall'altro vi sarebbe una disparità nei confronti di coloro che hanno pagato in unica soluzione. In senso positivo, però, depone proprio la finalità del condono: chiudere la lite risparmiando il pagamento degli importi eccedenti. E le rate non pagate altro non sono che parte di ruoli da considerarsi scaduti. Posto che non vi è differenza nei ruoli da sospendere, sia se scaduti o meno, è evidente che vale sempre la vecchia regola dei condoni: gode chi riesce a sfruttarli, a scapito di chi ha invece rispettato le regole. In pratica, se un contribuente, diligente, ha già versato il 50% dell'iscrizione a ruolo provvisoria, è bello e fregato. Chi invece è in rateazione e non ha ancora raggiunto il 30%, definisce ed evita la «tagliola» del comma 5 dell'articolo 16 della legge n. 289 del 2002, ovviamente evitando di corrispondere altri importi all'agente della riscossione.

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