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Co.co.co., sì al rientro anticipato

del 28/10/2011
di: di Daniele Cirioli
Co.co.co., sì al rientro anticipato
La possibilità di rientrare in anticipo al lavoro, in caso d'interruzione della gravidanza o di decesso del neonato, vale anche per le lavoratrici parasubordinate e non soltanto per quelle dipendenti. Per potersene avvalere, le interessate sono tenute a informarne l'Inps comunicando, tra l'altro, la data di ripresa dell'attività lavorativa ai fini della sospensione dell'erogazione dell'indennità di maternità. È quanto dispone, tra l'altro, la circolare n. 139/2011 con cui ieri l'Inps ha fornito indicazioni alle novità introdotte dalla riforma dei congedi (dlgs n. 119/2011) al T.u. maternità (dlgs n. 151/2001).

Rientro anticipato. L'istituto si sofferma, in particolare, su due sole novità: la possibilità del rientro anticipato al lavoro e l'estensione dei riposi giornalieri (ex allattamento) ai casi di adozione e affidamento. La prima novità è una deroga al divieto per il datore di lavoro di adibire al lavoro le lavoratrici in stato di gravidanza e durante il periodo di puerperio (art. 16 del T.u. maternità). Infatti, il dlgs n. 119/2011, in vigore dall'11 agosto, prevede la possibilità per la lavoratrice di riprendere l'attività lavorativa, in «presenza di particolari eventi» e a «determinate condizioni», rinunciando in tutto o in parte al congedo di maternità post partum. Si tratta dell'interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall'inizio della gestazione (o anche in coincidenza del 180° giorno) e del decesso del bimbo alla nascita o durante il congedo di maternità. La facoltà è esercitabile a condizione che il ginecologo del Servizio sanitario nazionale (Ssn) o con esso convenzionato e il medico competente attestino che la ripresa dell'attività non arreca pregiudizio alla salute della lavoratrice interessata; inoltre, è necessario un preavviso di 10 giorni al datore di lavoro. L'Inps stabilisce, prima di tutto, che in caso di esercizio di tale facoltà, la lavoratrice che riprende prima l'attività lavorativa rinuncia in tutto o in parte al congedo di maternità post partum, e quindi ne decade dal diritto a decorrere dalla data della ripresa dell'attività. A tal fine, aggiunge, occorre che la lavoratrice porti a conoscenza dell'Istituto l'evento che ha reso possibile l'esercizio dell'opzione di rientro anticipato nonché la data in cui la ripresa lavorativa è avvenuta. In particolare, in caso di interruzione di gravidanza la lavoratrice deve produrre all'Inps il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto e la certificazione sanitaria attestante la data in cui si è verificata l'interruzione di gravidanza; nel caso di decesso del bambino, la lavoratrice deve presentare all'Inps il certificato di morte del neonato oppure, in alternativa, una dichiarazione sostitutiva di certificazione. La data di ripresa dell'attività è, invece, comprovata dalla lavoratrice mediante dichiarazione sostitutiva di fatto notorio.

Lavoratrici parasubordinate. L'Inps precisa che le predette istruzioni trovano applicazione anche riguardo alle lavoratrici iscritte alla gestione separata, perché il divieto di prestare attività lavorativa (ex articolo 16 del T.u. maternità) si applica anche a tali lavoratrici, per cui appare evidente che la modifica normativa (arrivata dal dlgs n. 119/2011) trova applicazione anche nei confronti di tali lavoratrici.

Riposi giornalieri per allattamento. La seconda novità (introdotta dall'articolo 8 del dlgs n. 119/2011) dispone che i riposi giornalieri per allattamento, in caso di adozione o affidamento, sono fruibili «entro il primo anno dall'ingresso del minore nella famiglia», anziché «entro un anno di vita del bambino». La novità è solo formale, in quanto, già a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 104/2003, i riposi sono fruibili dai genitori adottivi/affidatari entro un anno dall'ingresso del minore.

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