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Rifiuti e servizi insieme, è il Res

del 27/10/2011
di: di Francesco Cerisano
Rifiuti e servizi insieme, è il Res
Il nuovo tributo comunale partorito dai tecnici di Roberto Calderoli si chiamerà Res, acronimo che reca già in sé la propria natura bifronte: tasserà i rifiuti e i servizi indivisibili (illuminazione, manutenzione, pulizia delle strade, sicurezza) resi dal comune. Nella sua prima componente assomiglierà più alla Tia che alla Tarsu, nonostante entrambe risultino abrogate dall'entrata in vigore del Res, fissata nel 2013. Ma esattamente tra un anno (31 ottobre 2012) il nuovo balzello inizierà a scaldare i motori visto che entro quella data dovrà vedere la luce il regolamento con la determinazione della tariffa relativa alla parte ambientale. I dettagli dell'imposta, su cui il governo punta molto per rinvigorire l'autonomia impositiva dei comuni ancor più zoppicante dopo l'abolizione dell'Ici prima casa, iniziano a delinearsi dalla lettura della bozza di decreto legislativo approvato lunedì dal consiglio dei ministri (si veda ItaliaOggi di ieri).

Quando il primo ministro inglese Margaret Thatcher provò a introdurre la poll tax, un'imposta capitaria applicata in modo uniforme a tutti i maggiorenni, la protesta dei contribuenti britannici fu tale da portare in pochi mesi alla caduta del governo. Ora la tassa per persona debutta anche in Italia grazie al federalismo fiscale che porterà nelle casse dei sindaci una service tax a due facce.

La componente relativa ai rifiuti e i dubbi del ministero dell'ambiente. Nella parte relativa ai rifiuti la nuova service tax dovrà essere pagata da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o anche aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti. La tariffa sarà annuale e verrà commisurata, si legge nel dlgs, «alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotte per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte». Nella determinazione della tariffe si terrà conto di due voci: una quota relativa al costo del servizio e un'altra rapportata alla quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e ai costi di gestione. I sindaci potranno diminuire la tariffa (nei casi di ridotta produzione di rifiuti) e prevedere agevolazioni (riduzioni o esenzioni) per situazioni di particolare disagio sociale. I comuni più all'avanguardia che hanno realizzato sistemi di misurazione della quantità di rifiuti conferiti potranno applicare una tariffa «avente natura corrispettiva». Ma questa norma (art.14 undecies inserito dal dlgs correttivo all'interno del decreto legislativo n.23/2011) è stata oggetto di critiche da parte del ministero dell'ambiente e potrebbe essere modificata. In un parere inviato a palazzo Chigi e al Mef il dicastero guidato da Stefania Prestigiacomo ha sollevato dubbi in particolare su quale sia l'amministrazione centrale a cui spetterà redigere il regolamento che metterà nero su bianco i criteri per determinare il costo del servizio. In sede comunitaria, fa notare il Minambiente, «risulta controverso se il modello della liquidazione esatta dei costi debba essere applicato allo smaltimento dei rifiuti urbani». E una causa sul punto è tutt'ora pendente davanti alla Corte di giustizia Ue.

Inoltre, se il Res si configurasse come tariffa (e dunque come prelievo di natura non tributaria), ci sarebbe più di un dubbio sulla sua conformità con i criteri direttivi della legge delega sul federalismo (n.42/2009) che fa riferimento solo alla razionalizzazione della fiscalità degli enti. Qualora invece la bozza di dlgs tendesse a fare del Res un tributo, emergerebbero «alcuni profili di estrema criticità» con riferimento alla normativa in materia di servizi pubblici locali.

La componente relativa ai servizi. Nella sua seconda componente, relativa ai servizi, il Res avrà come presupposto l'occupazione, a qualsiasi titolo (quindi non solo proprietà ma anche locazione, uso, usufrutto ecc.) di immobili ad uso abitativo (classificati alle categorie catastali da A1 a A9) da parte di soggetti anagraficamente residenti nel territorio del comune. Questa quota della nuova service tax sarà dovuta da tutte le persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio del comune che occupano fabbricati. Come anticipato su ItaliaOggi di ieri, la base imponibile del Res, limitatamente alla componente relativa ai servizi indivisibili, sarà il valore dei fabbricati e delle relative pertinenze determinato moltiplicando per 100 la rendita catastale. A questa cifra si applicherà un'aliquota definita dal consiglio comunale. Anche in questo caso sono previste agevolazioni e riduzioni in base al reddito e al numero di familiari a carico. Per esempio, stando alla prima bozza di decreto, viene stabilita una no tax area per i residenti il cui reddito non superi il primo scaglione dell'Irpef (15 mila euro). Costoro non pagheranno nulla, ma il diritto all'esenzione verrà meno se la somma dei redditi dei soggetti che vivono sotto lo stesso tetto supera tale soglia. Per chi vive in affitto e ha un reddito complessivo a livello di nucleo familiare non superiore al limite previsto per il secondo scaglione Irpef (28 mila euro) il tributo sarà ridotto della metà. Lo stesso dicasi per i proprietari (o titolari di diritto di usufrutto, uso, abitazione o superficie) già assoggettati a Ici o Imu.

Le altre novità del decreto. Il provvedimento anticipa al 2012 la completa determinazione dei fabbisogni standard che entreranno poi in vigore nel 2013. Il 2013 segnerà dunque l'entrata a regime del federalismo. E dallo stesso anno, al posto dell'attuale compartecipazione Iva, i municipi avranno la compartecipazione Irpef al 2% il cui gettito non affluirà al Fondo sperimentale di riequilibrio ma sarà devoluto al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale. Viene inoltre estesa a tutti gli enti la possibilità di istituire l'imposta di soggiorno.

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