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Enasarco, legalità da ripristinare

del 25/10/2011
di: La Redazione
Enasarco, legalità da ripristinare
Il 20 luglio scorso si è proceduto al rinnovo del consiglio di amministrazione della Fondazione Enasarco, per il quale il presidente dell'Ente, Brunetto Boco, ha disatteso le indicazioni ricevute dal ministero del lavoro, che in qualità di organo vigilante aveva indicato, a termini di legge, l'elenco delle associazioni sindacali maggiormente rappresentative della categoria, includendovi la Federagenti Cisal. L'attuale cda risulta quindi insediato in evidente violazione delle norme statutarie dell'Enasarco e per questo la Federagenti, nelle more degli esiti del ricorso presentato dinanzi ai giudici amministrativi, ha ritenuto opportuno investire della vicenda nuovamente i ministeri del lavoro e delle finanze che nella loro qualità di ministeri vigilanti devono essere messi nella condizione di valutare con pienezza la situazione di fatto e di diritto che ha portato all'insediamento dell'attuale cda della Fondazione Enasarco. A questo scopo i vertici della Cisal e della Federagenti hanno inviato ai ministri Sacconi e Tremonti la lettera che, di seguito, si riproduce integralmente, per sollecitare un loro autorevole intervento:

«I sottoscritti Francesco Cavallaro, nella qualità di Segretario della Cisal, Confederazione italiana sindacati autonomi lavoratori, e Manfredo Cornaro, nella qualità di presidente della Federagenti, Federazione autonoma agenti e rappresentanti di commercio – Cisal, premesso che:

- con note del 25 maggio e 5 luglio scorso, le scriventi organizzazioni sindacali chiedevano a codesti spett.li ministeri alcuni chiarimenti in merito alla procedura di nomina del consiglio di amministrazione dell'Enasarco;

- in particolare si chiedeva di acquisire il provvedimento di individuazione delle associazioni sindacali legittimate a designare un proprio rappresentante in seno al suddetto organo;

- le richieste trovavano riscontro nella nota del 22 luglio scorso, con la quale il direttore generale del ministero del lavoro e delle politiche sociali, direzione generale per le politiche previdenziali comunicava che:

“Questa Amministrazione, sulla scorta dei dati di rappresentatività acquisiti dalla competente direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro, e avuto riguardo ai criteri elaborati e affinati nel corso del tempo dalla giurisprudenza amministrativa in materia, ha accertato, secondo un ordine graduale discendente, le associazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categoria chiamate a comporre l'organi collegiale”;

“di tale esito istruttorio è stata data comunicazione, con nota prot. n. 6192 del 14/6/2011, al presidente della Fondazione, ai sensi dell'art. 8, comma 2, dello Statuto Enasarco, cui ha fatto seguito un'ulteriore nota del 15 giugno 2011, con la quale si evidenziava la necessità di tener conto, ai fini della costituzione del citato Consiglio, in particolare, dell'effettivo grado di rappresentatività delle singole Oo.Ss. individuate”;

Avendo così esaurito “la fase di propria competenza”, il ministero controllante era in attesa “di acquisire la delibera presidenziale di nomina dei componenti il consiglio di amministrazione”;

- nonostante nella nota ministeriale prot. n. 6192 del 14/6/2011 del 14 giugno 2011 la Cisal sia stata riconosciuta tra le otto associazione maggiormente rappresentative delle categorie chiamate a comporre il Consiglio di amministrazione dell'Enasarco, il presidente Bruno Boco, non ha invitato la scrivente a designare il proprio rappresentante in cda;

- la Cisal è stata, dunque, l'unica organizzazione sindacale, tra quelle maggiormente rappresentative individuate dal ministero del lavoro, a non avere un proprio rappresentante all'interno degli organi della Fondazione;

- il presidente della Enasarco, in totale spregio delle disposizioni statutarie, nonché delle indicazioni, come si dirà di seguito vincolanti, di codesto spett.le ministero del Lavoro, ha unilateralmente stabilito la composizione del consiglio di amministrazione della Fondazione;

- gli otto posti spettanti alle associazioni degli agenti e rappresentanti di commercio in consiglio di amministrazione, di cui all'art. 8, comma 1, lett. a) dello Statuto, sono stati infatti così attribuiti:

  • 3 alla Fnaarc, Federazione nazionale associazione agenti e rappresentanti di commercio, aderente a Confcommercio;

  • 2 all'Usarci, Unione sindacati agenti e rappresentanti di commercio Italiani;

  • 1 alla Cisl;

  • 1 alla Uil;

  • 1 alla Fiarc, Federazione Italiana degli agenti e rappresentanti di commercio, aderente alla Confesercenti.

    - delle otto organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative indicate dal ministero del lavoro sono rimaste fuori dal consiglio di amministrazione, oltre alla Cisal, la Cgil e Ugl;

    - c'è da dire, a tal proposito che entrambe le sigle sindacali, Cgil e Ugl, sono però rappresentate nel collegio dei sindaci;

    - ancorché lo Statuto dell'Ente non impedisce che la stessa organizzazione sindacale possa avere propri rappresentanti sia nel consiglio di amministrazione che nel Collegio sindacale, è prassi consolidata della Fondazione evitare che si verifichi tale situazione;

    - e così all'organizzazione sindacale che non abbia un rappresentante in cda, ne sarà attribuito uno nel collegio sindacale;

    - tale consuetudine, del resto, è stata fatta propria dal ministero del lavoro che, nella nota del 15 giugno 2001, ha precisato che “ai fini della ricostituzione del citato consiglio di amministrazione si dovrà tener conto delle rappresentanze di categoria già presenti nel collegio sindacale”;

    - ne consegue che l'unica organizzazione sindacale che non ha visto espressi propri rappresentanti né all'interno del cda né del collegio sindacale è la Cisal;

    - né potrebbe legittimamente opporsi da parte del presidente dell'Enasarco, unico regista e artefice dell'esclusione della Cisal, che l'organizzazione sindacale non sia maggiormente rappresentativa;

    - e infatti è stata proprio la direzione generale della tutela e delle condizioni di lavoro del ministero del lavoro a individuare, nella nota prot. n. 15/IV/0004383 del 22 febbraio 2011, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e, tra queste, la Cisal;

    - ed è stato il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, a comunicare al presidente dell'Enasarco l'elenco di tali organizzazioni, tra cui, naturalmente la Cisal;

    - nessuna autonomia, quindi, residuava in capo al presidente in merito alla rappresentanza in cda delle organizzazioni individuate a livello ministeriale;

    - il procedimento di designazione, come definito dallo Statuto della Fondazione, non prevede l'esercizio di alcuna attività discrezionale da parte del Presidente il quale deve limitarsi a prendere atto dell'“elenco” delle associazioni maggiormente rappresentative trasmesso dal ministero;

    - del tutta arbitraria e illegittima è stata dunque l'esclusione della Cisal;

    - del resto è sufficiente esaminare il dato rappresentativo della scrivente, come direzione generale della tutela e delle condizioni di lavoro del ministero del lavoro per comprendere che la Cisal Federagenti, con una consistenza numerica di 44.650 iscritti, 18 sedi regionali e 71 provinciali, non poteva che rientrare tra le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;

    - l'esclusione dagli organi di amministrazione dell'Ente ha di fatto privato di rappresentatività oltre 40 mila agenti di commercio;

    - di tale grottesca situazione la Cisal Federagenti ha già investito la procura della repubblica di Roma, presentando a nome del presidente una denuncia querela nei confronti del presidente Boco;

    - al fine di ottenere tutela sostanziale, mediante il reinserimento nel cda della Fondazione, la Cisal e la Federagenti hanno, inoltre, presentato ricorso al Tar Lazio Roma per l'annullamento del provvedimento di nomina del consiglio di amministrazione della fondazione Enasarco e per l'accertamento del diritto della Federagenti–Cisal, a designare il proprio componente nel consiglio di amministrazione della Fondazione;

    - naturalmente, ferme restando le azioni giudiziarie intraprese, si invoca l'intervento di codesto ministero affinché, mediante esercizio dei poteri di controllo, possa procedere al ripristino della legalità;

    - a tal proposito e solo per completezza si evidenzia che il presidente Boco non riveste la qualità di rappresentante di commercio né attivo né in pensione;

    - tale circostanza dimostra l'insussistenza del requisito richiesto dall'art. 8 comma 1, lett. a) dello Statuto – “otto rappresentanti degli agenti e rappresentanti di commercio, siano essi attivi o pensionati”;

    - il consigliere Boco, nominato quale rappresentante degli agenti e rappresentanti di commercio dall'organizzazione sindacale Uil - Tucs non poteva dunque essere eletto consigliere e, conseguentemente, per effetto dell'art. 5 dello Statuto, presidente;

    - tale circostanza, non può che determinare la sostituzione del presidente dell'Ente, nonché, ove codesto ministero ritenesse l'occultamento di tale circostanza e la conseguente illegittima nomina a presidente, riconducibile all'ipotesi di gravi violazioni di legge contemplata dall'art. 2, comma 2, del dlgs 509/1994, al commissariamento della Fondazione. Tutto ciò premesso, gli scriventi invitano i ministri vigilanti a voler intervenire al più presto, facendo uso dei poteri di controllo, per il ripristino della legalità violata disponendo l'immediata inclusione del rappresentante della Cisal Federagenti nel cda dell'Enasarco, nonché la verifica dei requisiti del presidente Brunetto Boco anche al fine di valutare la possibilità di commissariare la Fondazione ai sensi e per gli effetti dell'art. 2, comma 2, del dlgs n. 509/1994, sussistendo gravi violazioni di legge».

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